Decreto 39 mln: non è un click day. I requisiti per accedere

La notizia è nota. Il ministero del Turismo ha firmato il decreto per la ripartizione e l’assegnazione di 39 milioni di euro a favore di adv e t.o. La presentazione delle istanze è gestita tramite piattaforma informatica istituita entro trenta giorni dalla data di registrazione del decreto da parte degli organi di controllo. Il ministero pubblicherà un avviso contenente il link per l’accesso alla piattaforma, i termini e le modalità per la presentazione delle domande di contributo.

In attesa della pubblicazione Fto ha ritenuto opportuno commentare il decreto che è stato firmato dal ministro del Turismo e dal ministro del Mef ed è stato approvato dalla Corte dei conti, durante un webinar dedicato.

Non è un click day

Come si sa “non è stato ancora pubblicato l’avviso per presentare la domanda. In merito a quelle che saranno le tempistiche, ci sarà una piattaforma dedicata, nuova, quindi diversa da quella usata per le richieste di contributi precedenti. Non preoccupatevi – dice Gabriele Milani, direttore nazionale Fto – in quanto è stato fatto presente che agosto è un mese critico per l’attività e la disponibilità dei commercialisti per reperire le informazioni; pertanto, la piattaforma resterà aperta almeno fino alla terza settimana di settembre”.

Milani oltre a rassicurare sulle tempistiche, sottolinea anche che “non si tratta di un click day”. L’iter prevede che siano presentate tutte le richieste da parte delle aziende, una volta chiusa la piattaforma, saranno messi assieme i numeri raccolti per determinare “qual è il contributo spettante per ciascuna azienda, che non sarà uguale a quello teorico, perché si parla di risorse limitate rispetto alla richiesta di compensazione di perdita di fatturato 2021 sul 2019, che è superiore ai 39 mln assegnati con questo decreto”, precisa Milani.

Una lunga attesa

Come si sa l’attesa di questi 39 mln è stata lunga. Il perché si sia arrivati a luglio con la presentazione delle domande, viene chiarito da Milani, ripercorrendo le varie tappe che hanno portato fin qui. “Esisteva già un decreto emesso dal ministro Garavaglia, poi è caduto il governo e le risorse dei 39 milioni non sono state confermate. Il passaggio fatto dal nuovo ministro del Turismo è stato il recupero dei 39 milioni a fine 2022”.

Un altro elemento che ha rischiato di allungare ancora di più i tempi era legato “all’autorizzazione del contributo – spiega Milani -. Tutti i contributi a fondo perduto rappresentano aiuti di Stato, ciò che ha sbloccato la situazione – in tal caso ci tiene a sottolineare l’azione portata avanti da Fto – è stato prevedere un doppio regime per cui si può accedere e ottenere i contributi. Ciò che è stato chiesto e recepito nel decreto è di partire con il regime de minimis. Per cui se siamo partiti con il decreto e a breve con l’avviso e la presentazione delle domande, è grazie a questa modifica chiesta da Fto, cioè prevedere la possibilità di avere il pagamento del contributo – per chi ha spazio nel de minimis – in questo regime”.

Secondo Fto la maggior parte delle imprese, soprattutto le più piccole, non avranno problemi di spazio nel de minimis, perché gli aiuti percepiti durante la pandemia erano “stati fatti con il temporary framework, per cui beneficiavano di un regime speciale introdotto durante il Covid e non sono andati ad assorbire lo spazio nel de minimis, che sono 200mila euro negli ultimi tre esercizi complessivi. Inoltre, non prevede una autorizzazione della Commissione europea”. Autorizzazione con la quale si sta andando avanti per chi non ha spazio nel regime de minimis.

Beneficiari, requisiti, barriere di accesso

Chi sono i beneficiari? Tutte le imprese che sono identificate “dai codici Ateco 79 1, 79 11 e 79 12. Devono essere imprese attive, non avere procedure concorsuali in corso e avere sede legale in Italia – precisa Milani -. Un altro requisito importante è che le imprese devono essere in regola con due aspetti, cioè, devono essere in regola con gli obblighi di protezione in caso d’insolvenza o fallimento nonché essere in possesso di un contratto di assicurazione per la responsabilità civile per tutte le annualità dal 2019 al 2023. Non essere destinatari di sanzioni interdittive, essere in regola con gli obblighi in materia previdenziale (Durc) fiscale, assicurativa”.

Perché si può ottenere il contributo? Ci sono due aspetti. “Sono delle barriere di accesso – spiega Milani -. La prima vale per tutte le imprese attive dal 2019 ed è quella di aver avuto una perdita di fatturato e corrispettivi nel 2021 superiore al 30% rispetto al 2019, in alternativa essere costituiti o autorizzati a partire dal 1° gennaio 2020”.

Come determinare il contributo

Come sarà determinato il contributo? Milani ricorda che era stata avanzata una richiesta di modifica dei criteri di calcolo per tener conto della intermediazione, ecco perché nel 2022 non sono stati erogati i contributi, perché i criteri previsti erano in continuità con i precedenti ed è stato chiesto di introdurre una differenziazione tra intermediazione e organizzazione.

Il primo passaggio è individuare “il fatturato di provvigioni e corrispettivi legati alla intermediazione, è la prima base di calcolo. Si fa la differenza tra quelli che sono stati provvigioni e corrispettivi nel 2021 e nel 2019, la differenza è quella su cui si calcola il contributo”.

Le percentuali prevedono quattro scaglioni identificati sulla base dei ricavi del 2019. “Se sono stati fino a 400mila euro, sulla differenza 2019-2021, si applicherà una percentuale del 50%, sarà del 30% se superiori a 400mila e fino a 1 mln, del 10% se superiori a 1 mln e fino a 50 mln e del 5% se superiori a 50 mln”. Ci sono tre tipologie di fatture e corrispettivi per intermediazione. “Questo è il primo di cui del fatturato e corrispettivi”.

Sulla parte restante, si prende la parte totale di fatture e corrispettivi 2019 e 2021, “si toglie il di cui su cui si sono applicate le percentuali specifiche per l’intermediazione e sul netto si applicano queste percentuali: fino a 400mila euro il 5%, superiori a 400mila e fino a 1 mln 3%, superiori a 1 mln e fino a 50 mln 1% e 0,5% superiori a 50 mln”.

La somma delle due componenti dà il contributo teorico complessivo. In sintesi, “si parte dalla intermediazione, su quella si applicano le percentuali più alte, sul totale si scorpora la parte di intermediazione e si applicano le percentuali più basse in base allo scaglione in cui si rientra. Questo è il criterio da seguire per la determinazione del contributo”.

Però Milani fa presente che “i 39 mln non consentiranno di avere il pagamento dell’intero contributo, ci sarà un calcolo complessivo dei contributi richiesti”. La fase che segue riguarderà in automatico il pagamento del 50% del contributo, entro i 30 giorni dal termine ultimo previsto per la presentazione delle domande nei limiti della capienza disponibile del de minimis.

Il saldo sarà pagato a seguito dell’esito positivo delle procedure di controllo. “Qualora il soggetto richiedente sia stato costituito o autorizzato dopo il 1° gennaio 2020 l’ammontare del contributo teorico sarà pari a 1.500 euro nel limite delle risorse a disposizione. Qualora i contributi calcolati siano inferiori a 1.500 euro l’ammontare del contributo teorico è comunque pari a tale soglia minima nel limite delle risorse a disposizione”.

Le somme residuali sono ripartite tra tutti i soggetti aventi diritto. “Qualora il totale dei contributi teorici da erogare sia superiore all’ammontare delle risorse, si provvede all’ attribuzione proporzionale delle stesse tra tutti i beneficiari”.

Ci sono 30 giorni per aprire la presentazione delle domande, ma la pubblicazione dell’avviso è attesa a giorni. Milani invita a prestare attenzione alle dichiarazioni fatte, che siano veritiere per non incorrere in sanzioni e contestazioni.

Alcuni consigli pratici

Milani dà alcuni consigli su cui vale la pena lavorare subito. Il primo è relativo al Durc, “essere regolari da un punto di vista contributivo Inps e Inail, non avere alcuna pendenza, non vuol dire che il nostro Durc sia attivo e regolare – afferma -. Il Durc è un documento che deve essere attivato e ha validità 4 mesi, chi è allenato con bandi di gara pubblici lo tiene regolarmente attivo, chi, invece, non ha questa necessità, lo deve attivare”. Milani spiega che qualora non venisse attivato, nel momento in cui l’Inps fa i controlli e lo vede non attivo “lo segnala come irregolarità e il ministero non può procedere con il pagamento del primo 50%”. Il Durc lo si può attivare in autonomia o con il supporto del commercialista.

Il secondo consiglio è preparare il dettaglio delle RC professionali 2019-2023 e delle polizze insolvenza 2019-2023.

Il terzo consiglio è “condividere il decreto con il proprio commercialista, avendo una attività specifica legata alla parte di fatture per provvigioni e corrispettivi intermediazione in base a come viene tenuta la contabilità sarà più o meno impegnativo ricostruire questi numeri. Inoltre, eventuali compensi devono essere commisurati al valore del contributo effettivamente percepito”. Il regime de minimis rientra in un concetto di impresa unica.

Stefania Vicini

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