Rincari estivi-Santanchè: “Un problema di inflazione anche nel turismo”

“I numeri sui rincari estivi diffusi oggi da Demoskopika riflettono un dato: abbiamo un problema di inflazione, anche nel turismo. Questi dati, però, non ci devono spingere ad agire in maniera istintiva. È compito del ministero del Turismo analizzare le cause per dare una ricetta corretta; l’aumento dei prezzi è come una febbre: è un sintomo, ma non è la causa, e in un momento come questo – dove il turismo, anche secondo l’Fmi, è traino per l’economia nazionale – abbiamo il dovere di procedere con cautela e dare risposte che siano strutturali e non emergenziali”. Questo il commento del ministro del Turismo, Daniela Santanchè in riferimento ai numeri da poco diffusi da Demoskopika.

Ipotizzare nuove soluzioni

Il ministro sottolinea che, “come Governo abbiamo scelto, sin dal primo momento, l’intervento per abbassare i costi di famiglie e imprese. Oggi, con l’aumento dei tassi di interesse e con il costo del denaro sempre più elevato, dobbiamo ipotizzare nuove soluzioni perché la crescita dei prezzi è un fenomeno trasversale, che sta investendo tutte le componenti dell’economia europea e che spesso viene influenzato o co-determinato da fattori esterni, riferibili a eventi traumatici e imprevedibili, come guerre o pandemie. È evidente che bisogna agire di squadra, coinvolgendo tutti gli attori interessati – grande distribuzione, commercianti, esercenti e produttori, associazioni di consumatori –, affinché l’inflazione non diventi strutturale – afferma il ministro -. Il Governo si è prontamente attivato, anche attraverso un’azione sinergica dei ministeri, e nel mese di giugno abbiamo assistito a una decelerazione dell’inflazione. Questo ci indica che bisogna insistere sulla rotta tracciata, portando avanti questa grande campagna contro l’inflazione, passata attraverso misure come i due tagli del cuneo fiscale che hanno riguardato principalmente i salari più bassi; senza dimenticare la ‘social card’ che ha apportato un sostanziale aiuto alle famiglie più bisognose”.

Il caro-voli

Poi si sofferma sul settore del travel ed afferma: “Nel turismo, l’inflazione viene trainata dal caro-voli, rispetto al quale i ministri Urso e Salvini hanno posto l’attenzione sul piano legislativo, focalizzando l’azione sul concetto di continuità territoriale, al fine di calmierare i rincari in primis per i cittadini di Sicilia e Sardegna, e anche monitorando eventuali pratiche commerciali scorrette da parte dei vettori. Ciò nonostante, l’ecosistema turistico si sta mostrando resiliente in diversi comparti, che registrano dati inflazionistici inferiori rispetto al dato generale del 16,2%: è il caso, per esempio, del turismo culturale – legato a cinema, teatri e concerti –, della ristorazione, dell’extralberghiero e del trasporto ferroviario. Dati che ovviamente non ci inducono ad abbassare la guardia; anzi, il ministero del Turismo intende continuare a monitorare l’andamento della situazione, per arrivare a un livello inflazionistico che non incida negativamente sui flussi e sulla spesa turistica. Non escludo che mi senta nel breve periodo con le Regioni per costruire insieme una risposta con interventi congiunti”.

La stangata da 3,9 miliardi 

A intervenire sul tema anche Assoutenti, commentando lo studio sui rincari estivi diffuso oggi da Demoskopika. In pratica sarà una stangata da 3,9 miliardi per il turismo. A causa del caro-prezzi il 18% dei cittadini potrà permettersi solo un weekend fuori casa. Era il 4% nel 2022. In una nota si fa presente che le vacanze degli italiani saranno non solo più costose, ma anche più corte, e pur tagliando le notti fuori casa la spesa per la villeggiatura risulterà più cara rispetto all’anno passato di 1,2 miliardi di euro

“I fortissimi rincari dei prezzi nel settore dei trasporto aereo, degli alloggi e dei pacchetti vacanza modifica profondamente le abitudini vacanziere degli italiani – spiega il presidente Furio Truzzi –. Se da un lato rimane stabile rispetto al 2022 il numero di cittadini che si concederà una villeggiatura nel periodo estivo, dall’altro la tendenza è quella a tagliare la spesa attraverso una riduzione dei giorni di vacanza”.

Meno giorni di villeggiatura e spesa più alta

“Basti pensare che la percentuale di italiani che questa estate potrà permettersi solo un weekend o al massimo tre notti fuori casa, passa dal 4% dello scorso anno al 18% del 2023 – prosegue Truzzi –, ma si riduce fortemente anche la quota di chi trascorrerà fino a 7 notti fuori, dal 63% del 2022 al 56% di quest’anno. E il paradosso è che nonostante si riducano i giorni di villeggiatura, la spesa sarà più alta: le vacanze estive 2023 costeranno agli italiani 1,2 miliardi di euro in più rispetto al 2022, seppur con un numero inferiore di notti fuori casa”.  

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