Il travel al tempo della permacrisi

Oltre il saving, il business travel diventa con il passare degli anni sempre più complesso, abbracciando concetti, se non del tutto inediti, certo non così nodali. Dopo la pandemia, le responsabilità nel risk management sono cambiate? E come si mitigano i rischi in tempi, come quelli attuali, di un conflitto? Guida Viaggi ne ha parlato con Franco Fantozzi, oggi – dopo una lunga carriera nell’Arma con incarichi di comando presso unità impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo – senior security advisor di International SOS.

Risk Outlook 2023

“Come spesso accade – spiega -, nella crisi nascono delle opportunità e sicuramente la maggiore consapevolezza e la ricerca di accuratezza nella gestione dei rischi è una di quelle sorte dalla pandemia. Nei tempi attuali, che International SOS nel suo Risk Outlook 2023 ha definito di “permacrisi”, in quanto condizionati da conflitti e tensioni sociali, la mitigazione dei rischi è un compito che richiede molta preparazione, continuo aggiornamento e grande capacità di previsione, è necessario disporre in tempi rapidissimi di informazioni attendibili e verificate e procedere a una analisi che non tralasci alcun aspetto e consideri tutte le potenziali minacce”.

Identificare i fattori di rischio

“Ricorrendo alle informazioni rese disponibili dai centri di assistenza di International SOS sparsi nel mondo, unitamente alla raccolta sviluppata autonomamente, identifico i fattori di rischio security, per la specifica destinazione e considero il contesto nel quale si svolge la trasferta, e li valuto sulla base dei parametri che si sviluppano su più livelli, da rischio basso a rischio elevato. In considerazione che la mia valutazione riguarda essenzialmente gli aspetti di security, gli elementi che considero sono: situazione della criminalità, minaccia terroristica, rischio disordini sociali, situazione geopolitica del Paese, situazione economica che potrebbe degenerare, rischio sequestri di persona e tutti gli elementi che potrebbero influire sulla sicurezza personale del viaggiatore d’affari o dell’espatriato. Per alcune destinazioni ricorro anche al supporto dei provider presenti nel luogo per la raccolta di informazioni specifiche”.
“Si tratta, quindi, – aggiunge Fantozzi – di mettere a sistema tutte le attività di intelligence che collocano International SOS tra il leader mondiali nel settore e che la società utilizza ogni anno anche per creare la Risk Map interattiva, progettata per fornire a organizzazioni e aziende uno strumento utile a comprendere il livello di rischio associato a ciascun Paese del mondo”.

Il piano di gestione dei rischi

“Gli elementi chiave di un piano di gestione dei rischi di viaggio efficace – precisa l’esperto – sono sviluppare una dettagliata e adeguata preparazione del viaggio con la valutazione dei rischi legati alla destinazione, disporre di una rapida ed efficiente assistenza durante il viaggio, usufruendo dei supporti tecnologici messi a disposizione dal service provider e garantendo un costante monitoraggio del viaggio, e infine definire le modalità di ritorno dal viaggio in modo sicuro. A questo proposito, per supportare le aziende nell’implementazione di un approccio strutturato che garantisca compliance ai requisiti del Duty of Care e alla normativa italiana, International SOS Foundation e lo studio internazionale Gianni & Origoni hanno pubblicato il libro bianco “Duty of Care: il nuovo modello in materia di gestione dei rischi di viaggio”, che analizza lo standard ISO 31030 sul travel risk management, liberamente scaricabile a questo link”.

L’atteggiamento di chi viaggia

Quali le misure preventive personali inderogabili per minimizzare oggi i rischi per i business traveller?

“Dal punto di vista della sicurezza personale, è essenziale porre in essere atteggiamenti che si integrino tra loro e garantiscono un adeguato livello di sicurezza come, per esempio, mantenere un basso profilo al fine di ridurre al minimo la possibilità di attirare l’attenzione, variare la propria routine, al fine di non fornire punti di riferimento ai malintenzionati, assumere comportamenti che consentano di stare al sicuro, seguendo le indicazioni fornite in sede di formazione, assicurarsi che i canali di comunicazione siano sempre attivi e conoscere approfonditamente l’utilizzo dell’app fornita dal service provider. La tecnologia è, infatti, molto importante nel risk management soprattutto per la raccolta delle informazioni necessarie alla corretta individuazione, analisi e valutazione del rischio. Sulla base della mia esperienza posso dire che certamente l’utilizzo corretto dell’app si è rivelato fondamentale”.

“Anche sistemi di data mining o di intelligenza artificiale – conclude Franco Fantozzi – potrebbero essere molto utili, seppur con le dovute limitazioni e senza tralasciare il fattore umano che è sempre molto importante, al fine di poter disporre, ai fini della sicurezza, di informazioni aggiornate e dettagliate”.

PO

 

 

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