Estate in adv: il “circo” degli sconti, il boomerang dei rincari

Sono tre i temi caldi per Paola Frigerio, travel, marketing e network director per Frigerio Viaggi, per questo 2023 e questa estate ancora in svolgimento. La manager dà così il suo contributo alla rubrica lanciata da Guida Viaggi Estate in adv che in questi mesi ha cercato di mettere in evidenza, man mano nel suo evolversi, i punti chiave dei mesi clou della stagione che hanno scandito l’operatività delle adv, tra tendenze, trend e nodi da sciogliere.

Aumenti non sempre giustificati

“L’estate 2023 si è presentata, sin dal suo esordio a gennaio, con una pesante eredità fatta di aumenti, non sempre giustificati ed in certi casi davvero esorbitanti. Si poteva tranquillamente dire che l’aumento dei prezzi fosse pari solo alla voglia di partire del mercato, desiderio che spesso s’infrangeva all’arrivo del preventivo, che con un aumento medio del 25-30%, sommato al caro-bollette, all’inflazione ed al caro-vita in generale, lo aveva reso inaccessibile a molti – sottolinea la manager -. Risultato per il settore? Una valanga di ore spese per preparare ed inviare preventivi con conferme concentrate, per lo più, sulle spalle di stagione, giugno e settembre, ma con ancora buona disponibilità su luglio e agosto”.

Il boomerang

Disponibilità, che man mano si avvicinava la data di partenza, “ha dato vita al solito ‘circo’ fatto di sconti, ribassi, bambini gratis e chi più ne ha più ne metta… Senza contare la terribile pubblicità sul caro-vacanze, scoppiata a giugno su tutte le reti televisive nazionali, un boomerang che non ha fatto bene a nessuno dell’intera filiera del turismo organizzato”.

Il tema del personale

Un’altra criticità messa in luce dalla manager e “già emersa l’anno scorso, ma che, con i numeri del turismo di quest’anno, si è ulteriormente esacerbata, riguarda la grave difficoltà nella selezione e nel reperimento di personale professionale: mancano autisti, guide, personale per i bar, per la sala e la cucina, per le pulizie, per le reception così come gli uffici amministrativi e potrei continuare all’infinito con questo elenco che comprende ogni aspetto e ambito del turismo”.

Formazione da rivedere

Terzo punto preso in esame è il ricambio generazionale dei professionisti del settore. “Purtroppo – afferma Frigerio – per risolvere in maniera radicale e adeguata il problema di cui sopra, si deve ripensare e rivedere completamente il piano dell’offerta formativa delle scuole superiori ad indirizzo turistico, che orami è fermo da decenni ed è completamente obsoleto e avulso dalla realtà professionale di oggi”.

Il punto su cui la manager riflette è che “i ragazzi che escono da una maturità turistica si trovano ad affrontare una realtà lavorativa, per la quale non sono assolutamente pronti e non per colpa loro: tralasciando il fatto che sanno poco di geografia, storia, arte e della/e lingua/e straniere, non sanno cos’è un Gds, figuriamoci averci messo le mani sopra, non sanno dell’esistenza di gestionali, che agenzie, tour operator, alberghi usano quotidianamente. Non conoscono sigle di aeroporti e compagnie aeree, non conoscono catene alberghiere e piattaforme di bed banks, non hanno mai fatto programmazione, o scouting o un costing per un gruppo, e benché nativi digitali, per cui avvezzi all’utilizzo di piattaforme social e strumenti digitali, non è stato insegnato loro come strutturare una comunicazione organizzata tramite un piano editoriale, senza considerare il fatto che si tratta quasi sempre di sbocchi professionali che hanno contatto con il pubblico e pubbliche relazioni”.

Le competenze desiderate

Anche le soft skills “non sono menzionate, in compenso devono imparare concetti di chimica e fisica”. Dal canto suo Frigerio ritiene sintomatico il fatto che solo quest’anno “siamo stati chiamati da cinque differenti istituti scolastici, tra scuole superiori ed enti di formazione professionale, per essere intervistati, su che tipo di competenze avremmo desiderato in un ragazzo fresco di maturità, perché l’indirizzo scolastico nel turismo sta perdendo iscritti ogni anno che passa”.

Il fatto è che “gli anni della formazione superiore dovrebbero dare ai ragazzi, soprattutto per questo tipo di indirizzo, l’opportunità di capire meglio se stessi e verso cosa si sentono attratti o in che cosa sono portati. Lo potrebbero fare solo imparando la teoria aggiornata a questo secolo e pratica, mentre invece sono le aziende stesse che devono assumersi l’onere di formarli, ma anche di comprendere in quale ambito possano operare al meglio, perché gli stessi giovani non ne sono consapevoli”.

La manager, si sa, crede nella formazione, o come lei stessa dice, “ha il pallino”. Non solo nei confronti della formazione delle giovani leve, di cui il settore necessita, ma anche della formazione e dell’aggiornamento interni alla sua azienda, su cui investe anche in ambiti che mirano al benessere delle risorse umane. Il post-pandemia, infatti, ha messo tutti di fronte a nuove consapevolezze e situazioni. È un ambito che la vede attiva, operativa. Si potrebbe dire combattiva.

Stefania Vicini

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