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Coltivazioni a km 0 nella nuova Greenhouse dell’Hilton Milan

Una serra verde, per coltivazioni a km 0, nel cuore urbano di Milano. La Greenhouse dell’Hilton Milan, inaugurata ieri sera a supporto della cucina del ristorante CotoliAmo, rientra in un progetto più ampio della struttura stessa e dell’intera catena alberghiera sempre più attenta ai temi della sostenibilità.

“L’hotel, l’anno scorso ha tagliato il traguardo dei 50 anni di attività. -spiega il general manager Daniele Fabbri– Un’occasione anche per fare un bilancio e capire quale nuova visione volessimo sposare, non abbiamo avuto dubbi nel comprendere l’attenzione crescente nei confronti della salvaguardia della natura e come essa possa anche avere impatti positivi sul business. La sostenibilità è diventata una dei nostri pillar e questa serra è un ulteriore tassello nel nostro cammino nel quale abbiamo già eliminato l’utilizzo della plastica e apportato migliorie per quanto riguarda l’efficientamento energetico”.

La serra di Hilton Milan trae ispirazione dall’anima green della Milano in cui l’hotel sorge, a pochi passi dal quartiere di Porta Nuova che ospita il Bosco Verticale e la Biblioteca degli Alberi. Sono altre, intanto, le novità in cantiere. “A novembre inizieremo la ristrutturazione delle 320 camere e il nostro obiettivo è ampliare lo spazio verde presente nella struttura per andare incontro ai desiderata di una clientela leisure. -aggiunge Fabbri- Siamo nati come hotel business, grazie anche agli spazi meeting presenti in struttura, ma negli anni gli ospiti che ci scelgono per una vacanza sono in costante aumento. Il nostro tasso medio di occupazione oscilla tra l’80 e l’87% e, grazie all’alta riconoscibilità del brand e al programma di fedeltà, la clientela è prevalentemente statunitense, europea e italiana. Abbiamo realizzato il progetto della serra in soli otto mesi e speriamo di ispirare altre strutture a seguire questo nostro stesso percorso improntato sul green”.

L’orto rifornisce giornalmente la cucina del ristorante favorendo una riduzione dell’impronta ambientale grazie alla diminuzione delle emissioni di gas dovute al trasporto della filiera alimentare. “Verdure, erbe aromatiche e fiori edibili, il tutto seguendo i ritmi stagionali e cercando quanto possibile di proporre piatti a km 0. -spiega lo chef Paolo Ghirardi– Riuscendo a fare circa due raccolti all’anno per alcune tipologie, possiamo essere autosufficienti sia per quanto riguarda il ristorante che la banchettistica e perché no dare un’impronta davvero milanese a tutti i prodotti che compongono i nostri piatti”.

Sveva Faldella

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