Il turismo organizzato cambia volto

La notizia che Alpitour è in vendita sta destando diverse reazioni nel mercato, letture, riflessioni, commenti, ipotesi che la stampa nazionale traccia e che il trade in alcuni casi raccoglie e condivide. Circola una lista di nomi di realtà che sono state invitate a partecipare alla gara. Sono soggetti industriali nazionali, stranieri e fondi che corrispondono a possibili diversi modelli di investimento e sviluppo per l’eventuale acquisizione del leader di mercato del tour operating italiano.

Cosa succede?

C’è chi come primo impatto alla notizia dell’uscita di Tamburi, non ha esitato a domandarsi se il turismo organizzato avesse perso appeal. Una reazione forse eccessiva, troppo allarmistica, una lettura drastica di disinteresse nei confronti del comparto e di mancanza di fiducia nello sviluppo del settore? Forse. Poi c’è stato un altro passaggio importante che ha risollevato l’animo, l’ipotesi che, tra i nomi delle realtà invitate a presentare una offerta, ci fosse anche Msc. Il tutto non è stato più letto come un cambio di rotta, ma proprio come “una strada diversa che sta prendendo il comparto che vede il turismo organizzato legato ad una visione industriale del mondo crocieristico, nel caso in cui fosse Msc ad acquisire Alpitour”. A riflettere sui possibili scenari che questa operazione aprirebbe è Massimo Caravita, presidente di Fiavet Emilia Romagna e Marche, uomo della distribuzione che si sofferma ad analizzare la notizia guardandola da una angolazione diversa rispetto a quanto fatto fino adesso, cioè leggendo ciò che può significare in prospettiva questa operazione per il mondo del turismo.

Crescono i turismi

Se si pensa al turismo di venti anni fa ci si ricorderà come fossero i t.o. a lanciare le nuove destinazioni, “non erano le low cost che lo facevano, come avviene oggi”. I più ricorderanno nomi come Langkawi, o gli investimenti charter fatti sul Madagascar, per citare due nomi di Paesi al tempo ancora nuovi nelle mappe del turismo organizzato che i viaggiatori hanno imparato a conoscere. Adesso il turismo “cresce a doppia e tripla cifra, a seconda degli anni che si comparano tra di loro, ma i bilanci delle adv e dei t.o. non hanno una crescita tale”. Va quindi analizzato chi sta crescendo veramente, quale tipo di turismo o meglio di turismi? Sono le guide, i vettori, l’ospitalità, la ristorazione, gli accompagnatori, i pullman, chi ha appartamenti turistici, ebike a noleggio, b&b, agriturismi. Caravita fa un lungo elenco di realtà, tra cui purtroppo c’è anche il fronte degli abusivi, ma “il turismo organizzato cresce decisamente meno – afferma il manager -. Chi canta vittoria lo fa su pochi punti percentuali. Questo è il dato di fatto”. I t.o. devono trovare la loro “forma nel post pandemia, ma non hanno una visione chiara del loro futuro, dove andrà come filiera e sistema complessivo”.

Un nuovo scossone?

Quindi l’uscita del mondo della finanza dal turismo organizzato è un sintomo di debolezza del settore o un semplice fatto fisiologico? Caravita lo vede come un segnale che deve far riflettere, così come deve far pensare anche il fatto che un altro attore extra settore abbia deciso di disinvestire nel turismo organizzato, cioè Coop che è uscito da Robintur. L’uscita di scena dell’ultimo grande investitore, seppur finanziario, “è un altro scossone che fa cambiare il turismo organizzato. Un altro evento disruptive fu nel 2018 l’acquisizione di Eden da parte di Alpitour. Il numero uno che compra il numero due, ha fatto sì che nulla fosse più come prima”.

L’ipotesi Msc

Cosa succederà? Difficile a dirsi, non si possono fare previsioni, ma quello che si può dire è che “il settore vivrà un’altra fase della propria vita. È un momento di transizione in cui stanno cambiando gli attori, ci sono rumors di possibili uscite anche dal settore della distribuzione organizzata”. Secondo Caravita stanno cambiando gli addendi per cui il turismo organizzato avrà “una nuova vita che vedrà protagoniste le navi da crociera? Bisogna vedere come Msc (nel caso fosse lui l’acquirente) interpreterà questo investimento. Potrebbe essere una azione con una prospettiva finanziaria per quotarsi in Borsa”. Oppure potrebbe essere un’operazione industriale che va a rafforzarlo con la compagnia aerea Neos, il land, gli alberghi, la programmazione di tour, crociere, soggiorni.

Il tema distribuzione

Poi c’è il tema della distribuzione organizzata. Come si sa, Alpitour controlla il 50% – così come Costa Crociere l’altro 50% – di Welcome Travel Group.

Msc ha il 100% del Gruppo Bluvacanze. Cosa avverrebbe nel caso in cui Msc acquisisse Alpitour? Il leader del tour operating potrebbe cedere il suo 50% a Costa Crociere, oppure quest’ultimo potrebbe disinvestire la sua quota in Wtg e cederla a Msc, che in questo modo controllerebbe non solo il 100% di Bluvacanze, che conta 300 agenzie associate e 600 affiliate (dato 2023), ma anche il 100% di Wtg che ha 2.480 adv totali (dato 2023).

C’è da considerare che per i network la crescita “per adv giorno per giorno è difficile, il modo migliore è crescere per acquisizione”. In questo Msc non ha problemi di liquidità per poterlo fare. Però, secondo Caravita sono tutte letture fatte “in un mercato asfittico, mentre ciò che interessa è che sia un mercato florido”. Attenzione, quella di cui parla il manager non è “una febbre delle adv, ma del sistema del turismo organizzato. Ci sono, infatti adv e adv-t.o. che lavorano bene”.

Secondo il manager sta cambiando “il modello di configurazione del comparto, magari in meglio, magari in una prospettiva di rilancio, ma non diciamo che va tutto bene, non possiamo più pensare che il nostro mondo goda di buona salute così come in passato – osserva -. Si va sempre di più verso un turismo organizzato sofferente”.

La calata dello straniero

Guardando i nomi delle realtà invitate a presentare un’offerta ci sono soggetti industriali anche stranieri. Dobbiamo avere dei timori in tal senso? Non è nemmeno un tema nuovo di riflessione. “Se c’è lo straniero che vuole investire – afferma Caravita – qual è il problema? Non sono esterofilo, ma nemmeno contrario. Non lo vedo un elemento di rischio. L’investitore straniero in virtù della forte attrattività dell’Italia può decidere di investire nelle aziende italiane per possedere tutta la filiera del pacchetto”. Se arrivano gli stranieri “diventiamo filiali, il che non ha una connotazione negativa. Potrebbe voler dire un focus maggiore sull’Italia”.

Cambia un’epoca per le adv

Quanto alla eterogeneità dei nomi invitati alla gara, Caravita pensa che “l’unica ipotesi credibile sia quella legata a Msc, lo auspico – dice -. È tutto come prima? No. E’ meglio? Neanche”. A suo dire sarà “qualcosa di diverso, cambia un’epoca e ruoterà su asset diversi che possono essere l’acciaio, le navi, una distribuzione più monopolizzata”. Parlando appunto delle adv, come devono interpretare tali manovre? Con un certo timore? Le adv devono “ampliare gli orizzonti per stare sul mercato e già lo stanno facendo, oppure disintermediare. Dovranno erogare dei servizi di qualità nel senso molto ampio del termine”. Il che vuol dire in termini di tipo di prodotto offerto, disponibilità, rischi che l’adv si prende in carico.

La rete distributiva dovrà “affacciarsi alla vendita libera, non solo del catalogo del t.o. tradizionale, perché in un mercato che non ha più un punto di riferimento, i gruppi di acquisto perdono forza e si amplia la tipologia di fornitori”.

C’è anche da considerare che il discorso del contratto non basta più. Cioè, il concetto di adesione ad una rete non può più basarsi solo su questo punto. E’ un tema non nuovo, che è già stato messo a fuoco dieci anni fa, “quindi ci si è spostati sulle attività di servizi da fornire alle adv, di marketing, il sito e ora la gestione amministrativa, ultimo baluardo della distribuzione”. Ci si domanderà sempre di più qual è il valore che dà il network? La tecnologia, il portale, la prenotazione alberghiera saranno alcune delle risposte.

Stefania Vicini

Tags: , , , , ,

Potrebbe interessarti