Business travel: esg, multimodalità e tecnologia i pilastri

Una spesa globale per il settore, nel 2022, di 1,03 trilioni di dollari, +47% rispetto all’anno precedente, una previsione di +32% per quest’anno, il pieno recupero sulla pandemia e 1,4 trilioni di dollari nel 2024 e un trend che porta a 1,8 nel 2027. Il business travel, in barba a detrattori storici, pessimisti di vario genere e cattivi consiglieri, sta bene. Molto bene.

I numeri parlano chiaro, e provengono dalla ceo di Gbta, Global business travel association, Suzanne Neufang, che dopo i saluti della senior vice president Emea/Apac Catherine Logan e di Roberta Billé, presidente Italia, ha dato il via alla conferenza annuale del chapter nazionale.

Numeri forti e visione

“L’Europa, con il 23% dell’intera spesa mondiale, ha ripreso più velocemente di altre parti del mondo – ha precisato Neufang – con un +93,5%, 269,1 miliardi di dollari, nel 2022. Bene l’Italia, che sale dall’ottavo al settimo posto globale, con una stima 2023 di 34,339 miliardi di dollari di spesa (+43%, erano 24,062 miliardi) e la palma dei viaggi più lunghi”.

Secondo il Gbta Bti Forecast, l’82% (il 72% in Italia) dei rispondenti alla ricerca afferma che i viaggi d’affari – la spesa, in media, si attesta sui 1.018 dollari a persona – sono utili per raggiungere i propri obiettivi di business. Il 62% unisce viaggi d’affari e personali più di quanto non abbia fatto nel 2019, il 42% aggiunge giorni di svago, il 79% soggiorna nello stesso alloggio per affari e vacanze.

La buona salute si estrinseca anche nell’evoluzione dinamica del settore, che riguarda anche i nuovi luoghi di lavoro, l’avanzata della tecnologia e della digitalizzazione e l’attenzione alla sostenibilità e all’inclusività.
“Tutto questo porta a un nuovo ecosistema all’interno del quale concepire ed effettuare il viaggio. Ogni trasferta di lavoro è un prezioso asset”, ha concluso Neufang.

Uniti è meglio

Parlando di “Sviluppi sostenibili del business travel e l’approccio multimodale”, panel moderato dal professor Andrea Giuricin, ceo di Tra Consulting, il focus è andato sulla non-concorrenzialità tra aviation, ferro e gomma. La multimodalità ha messo d’accordo tutti: è un servizio strategico al viaggiatore, che può scegliere in base alla destinazione e alle specifiche necessità. E non necessariamente l’opzione è un aut aut, anzi.

“Sulla Milano-Roma corrono circa 160 treni al giorno, contro i 90 della Barcellona-Madrid – ha dichiarato Mario Alovisi, chief marketing & product officer di Trenitalia -. Il treno, su questa tratta, ha chiaramente guadagnato popolarità per la frequenza e la sostenibilità ma trasporto ferroviario è sempre più intermodale. Colleghiamo 19 aeroporti in treno e pullman con Bus Italia, integriamo il biglietto con quello dei vettori con Fiumicino Connect, in partnership con Adr e Ita Airways e sulla nostra app abbiamo inserito ancillary come parcheggi e autonoleggi. Abbiamo investito molto sui canali digitali in sinergia con i partner per garantire massima accessibilità e sempre nuovi servizi”.

Hydrogen ready

Armando Brunini, ceo e managing director di Sea ha sottolineato l’impegno sul fronte della sostenibilità.
“Anche se nel complesso del trasporto aereo gli aeroporti incidono poco, noi come altri scali lavoriamo al raggiungimento di NetZero 2030. Saf e un futuro all’idrogeno servono entrambi, perché non arriviamo al target solamente con il primo. Sea offre un supporto per il Saf ma il problema sono i volumi di produzione e il prezzo. È necessario creare un ecosistema in grado di ricevere e accogliere aerei a idrogeno dal 2035 e noi vogliamo essere hydrogen ready. Per quanto riguarda l’intermodalità, aumenta bacino di utenza. Abbiamo bisogno della vicinanza con il treno. In poche settimane, con l’apertura della M4, il 20% dei passeggeri è passato da gomma a ferro. Meglio incentivare che vietare”.
“Siamo energivori – ha concluso – ma non ci dobbiamo vergognare, bensì porre al centro della nuova narrazione gli sforzi che si stanno facendo. L’aviation è sempre stata sinonimo di progresso”.

La cultura dell’elettrico

“Puntiamo al carbon zero – ha spiegato Angelo Ghigliano, vice president Sixt Italia – in diverse direzioni: rinnovo della flotta, con il 70% full electric entro il 2030, ristrutturazione del branch in modo da poter gestire le auto con colonnine efficienti, aiutare i clienti con una piattaforma, già attiva in altri Paese e presto anche in Italia, che unisca car rental con car sharing e ncc, e facendo cultura agli automobilisti su come passare all’elettrico. Un’offerta ampia e varia consente di partire dagli aeroporti verso le città in modo efficiente, dinamico e sostenibile e il supporto tecnologico aiuta il viaggiatore”.

Paola Olivari

 

 

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