Il Quality Group non si vende, si tramanda

“Vincere i pregiudizi culturali e gettare dei ponti. E’ questo il senso della mia vita”. A parlare è Michele Serra, presidente del Quality Group, colui che si autodefinisce l’artigiano dei viaggi e che ha ancora due missioni importanti da compiere in ambito professionale: “Una è quella di trasferire l’azienda a coloro che portano avanti la nostra mentalità – annuncia -. L’altra è far ripartire il mercato Cina, uno sforzo che può considerarsi anti-economico, ma che rappresenta la mia passione. Cosa sarebbe Mistral senza la Cina?, si chiede. Su Linkedin il manager si lascia spesso andare a profonde riflessioni e l’ultima, commentando i risultati finanziari dell’anno, fa riferimento al futuro stesso del consorzio. Su chi porterà avanti l’eredità è chiaro: “Noi non vogliamo vendere il Quality, il consorzio andrà avanti e chi arriverà dopo di noi dovrà reinventarsi tutto. Noi nel frattempo ci “tiriamo su” gente che porti avanti la nostra filosofia. Ci saranno imprenditori-artigiani che prenderanno il posto di altri artigiani”. Una scelta strategica che condivide con il direttore commerciale Marco Peci: “Rimanere nel tempo è la nostra ambizione, ma segnando il tempo stesso e facendo in modo che chi resta sia pronto al cambiamento”.

Sempre pronti a ripartire

In tanti anni di lavoro di crisi geo-politiche, e non solo, ne sono state vissute tante. Nemmeno l’ultima, per ora relegata ad Israele e alla Striscia di Gaza, può lasciare indifferente il settore del turismo, ma non potrà cambiare l’atteggiamento del Quality. “Abbiamo sempre raccolto i cocci e ricominciato a costruire – afferma Serra -. In 30 anni è quello che abbiamo sempre fatto. Abbiamo acceso il pc e ricostruito. La vita riparte sempre e non mi sento un cinico venditore di sogni, siamo gente che costruisce un tenue filo che riporta ad un mondo di pace e di cultura”.

I margini ci sono

Il forte aumento di una domanda di qualità non ha trovato ostacoli in tariffe che obiettivamente sono incrementate molto. Peci lo riconosce: “Sono salite le tariffe aeree, i costi dei servizi a terra e nonostante questo non abbiamo riscontrato grosse difficoltà o rinunce al viaggio per le maggiorazioni. Abbiamo avuto conferme più facili che non in passato, con un grande ritorno al turismo organizzato che ha permesso di viaggiare con più facilità. Il mix di destinazioni ha avuto Cina e Russia come grandi assenti, ma gli Stati Uniti sono stati il motore del turismo sia nel mondo incoming che in quello outgoing, con Nord Europa, Giordania, Egitto che hanno contribuito ai risultati”. Un successo che attribuisce alla cura di tre fattori: i partner internazionali, noi stessi e il trade.

L’adv è più vicina

I margini, secondo Serra, hanno tenuto bene, e a dispetto del prezzo basso ha vinto la garanzia della sicurezza. L’agente di viaggi non vuole più fare da solo “e vengono da noi per essere tranquilli”. Con Quality non si può parlare semplicemente di budget e obiettivi numerici: “Noi assecondiamo il mercato, non determiniamo budget se non di minima per prevedere spese e investimenti”. L’ottimismo comunque permane, a dispetto dell’economia reale, spiegano i manager: “I segnali per il 2024 mostrano che la passione di viaggiare non si è affievolita e il trend di settembre è in linea con quello degli ultimi otto mesi”.  Serra si spinge oltre: “Anche se le condizioni non sono ideali, la gente ha scelto di viaggiare lo stesso. Sono sicuro della solidità del business turistico”.

Oltre la standardizzazione

Sul fatto che anche il turismo culturale sia ormai vittima di standardizzazione, Peci si trova d’accordo: “Il turismo internazionale va sempre più standardizzandosi – dichiara – perché i numeri crescono ed è ciò che fanno i grandi corrispondenti. Un certo tipo di turismo va sicuramente in questa direzione, ma noi cerchiamo di andare fuori dal quel turismo, costruendo qualcosa di diverso”. La diversità corrisponde ad un’assistenza particolare e costante rivolta ai turisti. Serra aggiunge: “Noi viviamo di prodotto, non siamo al servizio del prodotto”.

I passi verso l’innovazione

L’innovazione è entrata da tempo in casa Quality per velocizzare le procedure, aumentare la presenza all’estero ed essere più coinvolti nella gestione del cliente. “L’aspetto informatico è servito a questo – spiega Serra -. In Giappone, ad esempio, stiamo creando, grazie all’intelligenza artificiale, un’app che permette al cliente di prenotare in diretta servizi personalizzati. I prossimi passi vanno nella direzione di entrare in casa della gente, come stiamo facendo in Cina, attraverso incontri culturali. Puntiamo sui rapporti umani per il coinvolgimento nella gestione degli ospiti”.

Il futuro del turismo organizzato

L’ingresso di un nuovo azionista nel Gruppo Alpitour potrà cambiare gli scenari di settore, a seconda che si tratti dell’arrivo di un fondo o di un player industriale. E’ una considerazione che ribaltiamo al presidente del Quality. “E’ difficile giudicare il futuro – replica Serra -. Noi stiamo alla finestra a guardare. Il gruppo Alpitour ha saputo costruire un polo di valore assoluto grazie ad una integrazione riuscita. E’ stato un bene per tutto il turismo italiano. Spero che questo valore non vada disperso o spaccato e che il nuovo azionista sappia valorizzare ciò che Alpitour ha costruito. Detto questo, vedo con un po’ di tristezza il fatto che il gruppo sia così decisivo per il mercato italiano, perché è il risultato anche del venir meno della capacità imprenditoriale di chi “ha mollato”. Un sistema bipolaristico sarebbe stato più utile per un maggior equilibrio di mercato”. Il fatto poi che in questa fase sia iniziato il percorso di vendita, “significa che Alpitour ha portato a termine un cammino. Si sente sano al punto da potersi mettere in vendita ed è un ulteriore segnale che il turismo è un settore solido, resistente a qualsiasi crisi”, conclude Serra.

Laura Dominici

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