Turismo delle radici: potenziale da 60 milioni di turisti e 8 mld di spesa annua

Il 2024 è stato dichiarato l’anno delle radici. Uno specifico progetto del Pnrr prevede il turismo delle radici tra le voci di investimento. Numeri alla mano, gli italiani che risiedono all’estero e i loro discendenti sono circa 60 milioni (c’è chi ne stima un po’ di più).   

L’identikit del turista

In ogni caso si tratta di una comunità enorme che vuole riscoprire le proprie radici e con un’ottima capacità di spesa, voglia di conoscere e vivere in pieno l’Italia. Questo segmento riconducibile al turismo delle radici potrebbe generare una spesa annua in Italia molto vicina a 8 miliardi di euro. A dirlo sono i dati emersi da un’analisi di Confcommercio e Swg sulle comunità “italiche” di 8 Paesi – Argentina, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti – e dallo studio di Tra Consulting sull’impatto del turismo delle radici sull’economia nazionale.  

Di questa vasta comunità l’84% conosce bene l’italiano e 9 su 10 lo parlano in famiglia. L’82% mangia abitualmente cucina italiana. Solo il 12% non è mai venuto in Italia, 6 su 10 sono venuti o tornati più volte nel corso degli anni. 3 su 10 dedicano al viaggio in Italia 1 o 2 settimane per visitare parenti e luoghi di origine.

La maggior parte arriva con la famiglia, preferendo i mesi di giugno e settembre. Il 27% prevede di pernottare a casa di parenti e amici, mentre il 35% punta su alberghi e un ulteriore 16% su altri tipi di strutture turistico-ricettive. E’ di 2.300 euro per persona il budget che il turista mette a disposizione, che diventano 3.700 per chi si allunga fino a un mese.

L’italiano turista delle radici

C’è anche un identikit dell’italiano/turista delle radici che permette di identificare quattro cluster ben precisi. C’è il nostalgico: migrante di prima generazione. Legame con l’Italia strettissimo, parla italiano e si sente italiano all’estero. Il viaggio delle radici è un must: un desiderio di condividere con la famiglia la propria storia. Nel viaggio si è guide di se stessi. Si sa dove andare e come muoversi.

L’ambassador: viene spesso in Italia per motivi lavorativi. Si sente italiano. Organizza da solo i propri viaggi anche con la famiglia. E’ una persona che ha una buona influenza nella propria comunità di adozione ed è un vero e proprio testimonial di italianità all’estero.

L’italo è l’italiano di seconda generazione, che non si definisce solo italiano, ma italo-(americano, argentino, brasiliano..). Approfondisce le sue radici come ricerca di identità. Il viaggio in Italia significa rivedere i luoghi di origine, i borghi, le case, i cimiteri dove sono sepolti i propri antenati. Questo turista ha bisogno di percorsi programmati e di vivere esperienze di italianità.

E poi c’è il curioso: è il giovane italiano nato all’estero che vuole vivere l’italian style e desidera venire in Italia per fare esperienze immersive non necessariamente legate alla volontà di riscoprire le proprie radici genealogiche. E’ un target con un profilo più turistico, che non si sente italiano, ma che desidera fare esperienza di italianità che gli sono state veicolate tramite anche filmografia e social. 

Gli italiani “con le ali”

Ad intervenire sul tema è Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, raccontando quando per la prima volta ha sentito “la definizione turismo delle radici, mi è tornata in mente una bellissima frase del Dalai Lama, che dice più o meno così: ‘Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere’. Ecco, gli italiani ‘con le ali’, quelli che sono emigrati e che si sono stabiliti all’estero, nel tempo sono stati tanti, tantissimi. Il nostro Paese – un Paese relativamente piccolo con un territorio di 300.000 chilometri quadrati e una popolazione di neanche 60 milioni di abitanti – conta nel mondo un numero tra i 60 e gli 80 milioni di persone discendenti da italianiOltre – va specificato – ai 5 milioni di cittadini italiani che attualmente vivono all’estero. Piero Bassetti, presidente dell’Associazione Globus et Locus, li chiama ‘italici’. In questa definizione di italici si comprende non solo quelli che discendono da italiani di origine, ma anche chi con l’Italia sente un’affinità particolare, in virtù di legami acquisiti di parentela, di studio o di connessioni lavorative. Bassetti parla addirittura di 260 milioni di italici nel mondo, intesi in questa accezione allargata. Sono numeri impressionanti, che rivelano tutto un mercato di persone che ambiscono a consumare prodotti e servizi italiani e che hanno voglia di visitare l’Italia”.

Impatto sull’indotto da 8 mld in più all’anno

Sangalli pone l’accento sul fatto che “i numeri spiegano dunque da soli l’importanza strategica di indirizzare politiche dedicate di attrattività turistica su questo target di mercato. Come Confcommercio abbiamo stimato che, ben attivando il turismo italiano delle radici, l’impatto sull’indotto turistico del nostro Paese sarebbe di circa 8 miliardi di euro, in più, all’anno. Il 2024, l’Anno delle Radici italiane promosso dal ministero degli Affari Esteri, è l’occasione perfetta per lavorare su questo mercato. Tanto più che esiste nell’ambito del Pnrr un importante progetto in merito, che prevede risorse e iniziative. Tuttavia, nonostante questo, moltissimi operatori economici dei nostri settori non conoscono e non hanno mai preso in considerazione l’esistenza di queste opportunità. Ed è un vero peccato – ha detto -. Anche perché proprio il turismo delle radici potrebbe incoraggiare la nostra offerta turistica ad evolvere in direzioni nuove“. 

Il tema destagionalizzazione

Sangalli pensa al tema “della differenziazione e della destagionalizzazione di cui si parla da tanto tempo. In Italia, infatti, storicamente, i flussi turistici tendono ad essere concentrati in alcuni periodi dell’anno e su alcune mete particolarmente note” ed osserva che il turismo delle radici potrebbe contribuire “a rilanciare periodi dell’anno meno scontati e i borghi meno conosciuti, terra d’origine di tanti italiani emigrati all’estero. A questo punto aggiungo una riflessione ulteriore. Il turismo delle radici, avendo delle motivazioni molto personali, quasi sentimentali, è un turismo di base più rispettoso, più qualitativo rispetto al mercato di massa. Si tratta quindi di un turismo più sostenibile per il nostro territorio. Ecco perché come Confturismo Confcommercio ci è sembrato tanto importante dedicare un’attenzione forte al tema del turismo delle radici”.

Poi ha precisato che: “Il nostro tentativo non è certamente quello di sostituirci a chi, da anni e autorevolmente, compie approfondimenti in questo campo sotto ogni profilo, da quello economico a quello demografico, sociologico, storico. Abbiamo cercato invece di tradurre i dati e le informazioni disponibili in un modo facilmente fruibile per i nostri operatori, in primis quelli del turismo riuniti a Rimini in questo importantissimo evento fieristico”. 

Il commento di Santanché

A intervenire sul tema, commentando la ricerca Confcommercio-Swg, il ministro del Turismo, Daniela Santanchè che ha affermato: “Il turismo delle radici, che verrà celebrato nel 2024 attraverso numerose iniziative in tutta Italia, rappresenta un legame speciale tra gli italiani all’estero e i luoghi delle loro origini, offrendo l’occasione di visitare e vivere gli spazi, i paesaggi, le città e i borghi dei loro antenati, di riscoprire o creare connessioni profonde con la cultura e la storia della nostra nazione. Le potenzialità di questo segmento turistico sono straordinarie: basti pensare al suo bacino di riferimento, che ammonta a circa 60 milioni di persone, e alla previsione di una spesa annua che si aggira intorno agli 8 miliardi di euro. Da parte del ministero del Turismo, così come da parte dell’intero governo, c’è il massimo impegno nel sostenere questa fondamentale componente del comparto, a cominciare dallo specifico capitolo dedicatole all’interno del Piano strategico 2023-2027”.

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