Uno scaffale d’agenzia equilibrato

Analizzare l’estate per capire come sarà l’autunno-inverno serve per ipotizzare quali strascichi ci potranno essere, se in termini di caro-vacanze, rischi di invenduto, last minute. A farlo sono i quattro poli della distribuzione organizzata.

I cambiamenti nei consumi

Se si guarda al 2023 viene letto come un anno più che positivo, la ripresa del turismo verso ogni meta è stata vigorosa, soprattutto nella prima parte della stagione. A rilevarlo è Stefano Colombo, sales & operations manager della divisione distribuzione del Gruppo Uvet. In particolare, a dare un forte impulso è stato “il trimestre gennaio-marzo, nei mesi successivi, da aprile e fino a tutta l’estate, l’andamento è stato altalenante, ma sempre molto vivace”. Concorda Sergio Testi, direttore generale Gruppo Gattinoni: “Si è confermata un’estate ancora positiva, per quanto leggermente meno performante rispetto ai primi sei mesi dell’anno”. L’aspetto su cui soffermarsi è che sono stati registrati diversi cambiamenti nei consumi, che il manager mette in evidenza, quali una diminuzione della domanda sul mese di giugno dovuta anche ai prezzi elevati, oltre a una crescita su settembre e un passaggio clienti da agosto a luglio. Tali dinamiche sono strettamente collegate al pricing. Traccia un bilancio positivo anche Dante Colitta, direttore network Welcome Travel Group, per un’estate che è andata “a gonfie vele fino a metà luglio, poi c’è stato un rallentamento, si è perso qualche punto, ma essendo comunque un buon risultato, il rallentamento non ha inciso”. C’è da dire però che il caro-prezzi, per alcune strutture importanti ha rallentato un po’ il livello della domanda, ma non c’è stato lo stop.

Il last minute non sparirà

L’estate ha fatto anche i conti con una serie di criticità. È lecito domandarsi se il ritorno al last minute a cui si è assistito influenzerà anche la domanda invernale. Secondo Testi è un aspetto difficilmente prevedibile: “Il prodotto invernale, che si rivolge in buona parte a un target medio-alto, potrebbe risentirne meno; tuttavia, l’aumento dei prezzi che stiamo ancora registrando potrebbe influire anche su questa fascia di clientela, generando alcuni problemi di domanda e conseguenti offerte per sanare le mancate occupazioni”. Dal canto suo Claudio Busca, della direzione retail del Gruppo Bluvacanze, afferma che stanno vedendo “numeri importanti per l’inverno a parità di perimetro, il mercato sta avendo una buona reazione in termini di risultati, ma vanno riscritte le curve di booking”. Quanto all’advanced “è molto più vicino al 2019 rispetto a quello che era il 2022”. Detto ciò, ci sarà ancora del last minute? Busca pensa di sì, in quanto è fisiologico e dobbiamo tenerlo presente, magari sarà una quota non importante, ma il pensiero comune è che non sparirà. Ne è convinto anche Colombo, a suo dire continuerà ad essere parte integrante dell’offerta globale: “Più prodotto sarà disponibile sul mercato, più ci saranno dinamiche tariffarie articolate con una parte del mercato che acquisterà con grande anticipo e un’altra che cercherà l’offerta migliore e potrà acquistare solo sotto data”. Se la domanda invernale appare “movimentata e attiva, non vuol dire che non ci sarà il last minute sulle mete più cheap – osserva Colitta -, ma in ogni caso l’inverno si sta muovendo abbastanza bene”.

Tariffe al rialzo

Un altro tema caldo dell’estate è stato il caro-vacanze, il timore è che continuerà ad affliggere anche la stagione invernale. Sembrerebbe di sì. Busca lo dice subito: “Il caro prezzi dell’estate avrà degli strascichi anche sull’inverno, che è iniziato nella vendita”. Bisognerà capire quanto gli italiani hanno speso i soldi non spesi prima. Secondo il manager si dovranno attendere tariffe al rialzo per tutto il 2024. Sarà difficile che si possa tornare indietro e, rispetto al pre-pandemia, indica almeno un +25% medio di rincaro. Testi conferma che al momento il caro-vacanze sta caratterizzando anche l’offerta 2023/2024. Il timore è che se non ci saranno interventi mirati a ridurre questa continua escalation “ci troveremo, a breve, a subire una contrazione della domanda che metterà in crisi tutti gli attori coinvolti: fornitori, tour operator e distributori”. In questa fase di preventivazione, c’è un elemento importante da tener presente e cioè che “il confronto tra adv e clienti è utile per capire la capacità di spesa degli stessi – dice Colombo -. I costi molto alti del volato frenano l’entusiasmo dei clienti e, per questo motivo, le richieste iniziali di destinazioni vengono spesso concretizzate a favore di destinazioni più economiche”.

Il rischio di invenduto

Tutto ciò potrà portare a rischi di invenduto per l’inverno? Non si avvertono particolari allarmismi dal fronte distributivo, ma la consapevolezza che possa accadere, anche se con una portata diversa rispetto all’estate, c’è. Ne è convinto Colombo, a suo dire, seppur “l’invenduto invernale sarà molto inferiore all’invenduto dell’estate, sarà comunque da tenere in considerazione”, avverte. Ecco perché l’augurio è che l’offerta non sia troppo elevata, “altrimenti rischieremmo di subire questa criticità che porterà a conseguenze come il last minute, le modifiche operative e le cancellazioni”, secondo Testi. Criticità che se, in generale, impattano negativamente su tutti i prodotti, sulle destinazioni lungo raggio si esasperano. Colitta non si aspetta tanto invenduto, ma qualcosa ci potrà essere sulla fascia media. Vero è che, il manager non avverte una mancanza di domanda per il 2023-2024. In pratica come si presenta lo scaffale di agenzia per questo inverno? Busca lo definisce equilibrato per le difficoltà di programmazione che hanno i vettori aerei, programmazione che non è ancora “stabile e chiara”. Anche il manager non pensa che ci possa essere il rischio di avere troppa offerta rispetto alla domanda. “Una volta – spiega – c’era la certezza all’11 gennaio su cosa sarebbe stato prenotato, oggi quella puntualità non la sai. Ci vorrà almeno un altro anno di stabilizzazione”.

Stefania Vicini

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