Finanziamenti pubblici agli alberghi:  il tempo stringe

Si sta riprendendo molto rapidamente il settore alberghiero nel post pandemia, e i margini di miglioramento che tutto il comparto si aspetta per il futuro sono notevoli. Ne consegue che l’acquisizione di fondi necessari per l’operatività delle strutture continua a rivestire una fondamentale importanza. Ma a che punto è l’avanzamento dei finanziamenti pubblici attivati per sostenere l’hospitality italiana? Per condurre questa analisi abbiamo chiesto il contributo di Barbara Casillo, il direttore generale Confindustria Alberghi che in prima battuta, rispondendo sul tema, ha subito citato il Pnrr: “Innanzitutto – ha detto -, mi preme ricordare che sin da subito abbiamo sostenuto che la quota di Pnrr dedicata al turismo, in generale, non fosse per nulla proporzionata al peso di questa industria sull’economia del nostro Paese. Detto ciò – ha spiegato Casillo -, nell’ambito del Piano, che ritengo sia stato costruito abbastanza bene per garantire alle imprese un accesso adeguato ai finanziamenti, sono state due le misure principali a sostegno dell’alberghiero, Ifit e Fri-Tur, interventi che oggi sono già maturati con domande da parte delle imprese”.

Cosa prevedono i bandi

Ci preme ricordare che Ifit – Incentivi finanziari per le imprese turistiche è un bando promosso dal ministero del Turismo e gestito da Invitalia, volto a favorire la riqualificazione delle strutture del comparto attraverso due forme di incentivo, credito d’imposta e contributo a fondo perduto, per le strutture che vogliano effettuare azioni di: miglioramento dell’efficienza energetica, riqualificazione antisismica, eliminazione delle barriere architettoniche, restauro conservativo, ristrutturazione edilizia, installazione di manufatti e prefabbricati, realizzazione di piscine termali (per gli stabilimenti termali), digitalizzazione, acquisto di mobili. Fri-Tur (Fondo rotativo imprese per il sostegno alle imprese e agli investimenti di sviluppo nel turismo), invece, è un incentivo che si rivolge a investimenti medio-grandi compresi tra 500mila e 10 mln di euro, con focus su digitalizzazione e sostenibilità ambientale, con una dotazione di 780 mln di euro ed ulteriori 600 mln di finanziamenti bancari attivati.

Una formula troppo complessa

“Su Ifit, anche se la possibilità di un utilizzo migliore c’è sempre – ha commentato Barbara Casillo – gli interventi stanno progressivamente andando avanti e c’è già una graduatoria concreta di beneficiari delle agevolazioni. Sul Fri-Tur la situazione non è così semplice e l’intervento si trova ancora in una fase delicata perché le aziende hanno presentato le richieste, a braccetto con le banche come prevede la misura, ma ad oggi ancora non sono disponibili le graduatorie. Il problema è che i lavori, come tutti sappiamo, dovrebbero terminare entro dicembre 2025 e ciò significa che i tempi ormai sono davvero troppo compressi perché le imprese possano dormire sonni tranquilli. Il rischio è che non si riescano a chiudere in tempo i cantieri aperti”, ha spiegato il direttore di Confindustria Alberghi, puntualizzando che la responsabilità di questa stagnazione non è affatto del ministero, ma è da attribuire esclusivamente alla complessità del processo di valutazione da parte di Invitalia.

Risposte che tardano ad arrivare

L’associazione aveva già richiesto che le misure venissero rifinanziate, ma al momento non sono ancora arrivate risposte: “Sappiamo però di avere dalla nostra parte anche il ministero, che ha sposato la nostra richiesta”, dice il direttore, che ha poi passato in rassegna anche altre misure di finanziamento pubblico che, seppur di minore entità, si propongono di fornire supporto finanziario alle imprese: “Sempre nell’ottica del Pnrr c’è anche il Fondo Tematico Turismo (Fondo dei Fondi BEI) – ha detto – e poi non bisogna dimenticare il sostegno che giunge dalle Regioni italiane che stanno continuando a prevedere interventi di finanziamento destinati all’alberghiero”. Forse si è radicata la consapevolezza che migliorare la capacità di accoglienza dentro la propria Regione significhi aiutare l’intero Paese? Sì, a sentire Barbara Casillo, così come cresce la convinzione che le azioni nel campo della sostenibilità abbiano per gli alberghi una doppia valenza, sia perché apportano benefici economici in senso stretto, sia perchè valorizzano la struttura agli occhi del cliente che è divenuto ormai molto sensibile nei confronti di queste scelte.

L’hospitality che verrà

Il 2024? E’ già oggi: “Ci sono macro-tendenze che in questo ultimo periodo hanno portato lo sviluppo importante di strutture up-scale – ha commentato ancora il direttore -. Quindi direi che si sta popolando un segmento di mercato che fino ad oggi era molto debole in Italia. E poi c’è tutto un mercato che si sta posizionando sempre di più sul lifestyle. Insomma, le chiavi di lettura possono essere molteplici, ciò che è certo è che quello che non funziona più è l’offerta anonima. Oggi vince la struttura che ha un’identità e questo nel nostro Paese apre la strada anche alla valorizzazione del territorio in cui l’impresa stessa opera, un ambito di fondamentale importanza nella dinamica di attrazione anche del turismo internazionale. L’identità italiana si conferma infatti l’elemento di competitività in assoluto”.

Alessandra Tesan

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