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I dettagli premiano investitori e hotel

Dal design che personalizza la struttura all’uso di materiali riciclati, alcuni dei nuovi trend alberghieri sono stati messi in luce nel corso del recente Ithic, l’evento dedicato al real estate alberghiero che si è svolto a Roma. Le ricerche di settore sottolineano che tutti i dettagli pensati per chi viaggia premiano chi li propone e l’attenzione alle “sustainable practices” può far risparmiare gli albergatori e far emergere un incremento del Roi, anche grazie all’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale, in grado, ad esempio, di “capire come misurare il cibo da proporre agli ospiti”, ha spiegato Maud Bailly, ceo dei brand lusso di Accor (Sofitel Legend, Sofitel Hotels & Resorts, M Gallery Hotel Collection e Emblems Collection). Una tendenza che vede in primo piano il ruolo degli architetti, coinvolti direttamente in questo processo virtuoso. Massimo Ianni, founder di Massimo & Partners, ha puntato il dito sulla progettazione di “alberghi con un’anima. Mi sono reso conto nel tempo – ha dichiarato – che le idee creative sono difficili da implementare nelle grandi compagnie. Così ho creato una white label company”. Per centrare il concetto della “profitability” per Ianni bisogna pensare a “nuovi standard, hotel ben disegnati e trovare un valore addizionale”.

Il must è suscitare emozioni

Tutti i concetti devono essere purpose driven (anche verso i clienti e i collaboratori). Suscitare emozioni diventa fondamentale, “perché le persone devono sentirsi trasformate dopo il soggiorno. Ci deve essere anche un coinvolgimento con i locali. Tutto ciò che è rigenerativo è importante”. Da non trascurare poi, il fatto che per pianificare un hotel ci vogliono dai 2 ai 5 anni e occorre essere certi che il format sarà ancora pertinente, usando la creatività nell’uso dello spazio e dell’esperienza da proporre, guardando anche fuori dall’industry.

Il legame con il territorio

L’architetto Marco Piva, ha poi sottolineato che la tendenza emersa prima del Covid di aprire gli spazi alberghieri alla cittadinanza con aree più fluide, è una tendenza che prosegue: “E’ fondamentale fare queste scelte. C’è un profondo legame tra la struttura ricettiva e il territorio – ha dichiarato -.  La ristorazione, poi, è un evento strategico e fondamentale per poter trattenere l’ospite all’interno della struttura. Negli hotel ci sono le condizioni per far sì che il food & beverage venga raccontato in modo adatto e più in generale gli spazi sono pensati in modo da rivivere la città, usati in modo dinamico e aperto”.

La ripresa

Secondo Michael Grove, coo di Hotstats, l’Italia sta guidando la linea della ripresa, così come altri Paesi del Sud Europa, come Spagna, Portogallo e Grecia. Per Alessandro Lombardo, chief commercial officer di Gabetti, “le recenti operazioni di compravendita in Italia lasciano ben sperare, con 520 milioni di transazioni nei primi 9 mesi e 26 deal. L’interesse non è concentrato solo sulle grandi città, ma anche sul Centro e Sud Italia”. Ezio Poinelli, senior director Southern Europe di HVS, pur confermando che la situazione attuale è positiva per l’Italia, ha dichiarato che “non lo è così tanto per la redditività. Occorre analizzare la competitività dei mercati, la struttura dell’offerta e l’environment competitivo. In Italia siamo meno competitivi rispetto a Spagna e Portogallo, ad esempio, perché c’è meno crescita di domanda stabile sul lungo termine. Siamo bravi ad attrarre, ma non a far crescere la domanda in generale”.

Fase di attesa

Guido Castellini, senior advisor Coldwell Banker Commercial, ha parlato di “investitori che sono in fase wait and see, a causa dell’inflazione, della recessione e di tariffe che si stabilizzeranno verso l’alto. Più rapide le transazioni per gli hotel di lusso, che sono comprati cash, mentre il midscale risente dei tassi di interesse in aumento”.  E nel futuro Castellini vede quattro tipi di potenziali compratori: “Non tradizionali, investimenti opportunistici, hotel operator e mercati maggiori e investitori con grandi disponibilità”. Secondo Gabetti in questa fase si assiste al fenomeno del riposizionamento di vecchi hotel e “per il prossimo anno – ha stimato – potremmo arrivare ai 2 miliardi di euro di investimenti in Italia, con un 2024 che potrebbe profilarsi migliore del 2023”. Per il 2024 i prodotti più appetibili resteranno sempre le big four, anche per i valori immobiliari che esprimono, i resort di montagna per il cambiamento climatico e in generale quegli hotel che sposano il wellbeing concept, come i medical Spa resort.

Laura Dominici

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