Il bt è tornato, ma in Italia la piena ripresa sarà nel 2025

Che il mondo del business travel sia tornato è un dato di fatto noto a tutti. Guardando all’industria dei viaggi, cioè business più leisure, l’Italia è tra i Paesi dove “la ripresa ha superato lo spettro pandemico”. Ci sono, però, alcuni mercati come la Germania che non hanno ancora “perfettamente riscontrato una ripresa rispetto ai valori pre-pandemici”. Ad affermarlo è David Jarach, executive chairman, diciottofebbraio, illustrando i dati della ricerca ‘Business Travel: the current scenario & 2024 outlook”, realizzata assieme ad American Express Italia.

Guardando l’industria del trasporto aereo si rileva ancora un ritardo rispetto alla ripresa? È la domanda che si pone il manager. “Il 2022 è stato l’anno delle connessioni dei voli domestici, per via dei vincoli alla movimentazione internazionale, però questo scenario non è particolarmente cambiato e – illustra Jarach -, nel 2025 mancheranno ancora 250 milioni di passeggeri rispetto al pre-pandemia”.

La crescita sicuramente è stata “domestica, meno internazionale”, ma trattandosi di viaggi la motivazione la si può riscontrare in “una cannibalizzazione da parte di soluzioni di connettività digitali o di video conferenze, – afferma -. Certo è che tutte le altre crisi non hanno prodotto questo risultato e di per sé la ripresa ha delle tendenze prolungate”.

Il settore aereo

Analizzando sempre il settore del trasporto aereo, in particolare quello dei vettori, visto come la “vetrina dei viaggi”, nel 2020 l’industria del trasporto aereo perde 110 miliardi di dollari, il che rende difficile pensare che non debbano “alzare le tariffe nel 2023, non fanno altro che cavalcare un’ovvia ripresa, ora che c’è mercato e devono rifarsi di ciò che hanno perso”.

Il manager si sofferma sui dati Iata, in particolare nel 2023 è previsto “un margine operativo di circa 23 mld di dollari, l’industria faceva risultati migliori, ma è sulla via di ripresa”. Il manager parla di una “convalescenza in corso”, con alcune aree che sono ripartite più lentamente come l’Asia, “adesso sta tornando, ma è ancora indietro”, mentre gli Stati Uniti mostrano delle “prestazioni migliori”.

La turboinflazione

Turboinflazione”, Jarach introduce questo tema, ma sottolinea anche che in America l’inflazione è al 3,2%, “è in sensibile calo”. Si parla tanto di inflazione, che però è in calo, ma sono stati registrati “rincari di voli e di hotel del 30/40%“, da qui l’introduzione del termine da leggersi in una industria dei viaggi che “è stata particolarmente impattata dallo shock del Covid e che ora si sta riprendendo con gli interessi”.

Quanto si è disposti a pagare in più il prodotto green

Un altro tema è quello della sostenibilità. Jarach ci tiene a ricordare un dato in relazione al trasporto aereo e in risposta a chi afferma che è “un grande inquinante”. Il manager ricorda che il settore “contribuisce per il 2% dell’emissione di Co2 a livello mondiale, mentre l’industria di allevamento di bovini per il 18%”.

La domanda chiave è un’altra, di fronte ad un prodotto green quanto si è disposti a pagare? “Il prodotto green costa di più a livello di processi produttivi, però la maggioranza (dati su fonte Skift) è disposta a pagare fino al 5% in più (38%)”.

Il 20% dal 5 al 10% in più, solo il 6% è disposto a pagare dal 10 al 20% in più e il 3% si dichiara disposto a pagare più del 20% in più. Il che ci dimostra che tutti vogliamo la sostenibilità, “ma non siamo disposti a sostenerne il costo, meglio se la paga il vicino, perché noi più di tanto non siamo disposti a farlo”.

Cosa dicono gli economisti?

Jarach analizza anche le prospettive economiche globali, sulla base di quanto rivelano i dati del Wef, a partire dal fatto che “il 61% degli economisti è convinto che l’economia subirà un indebolimento nei prossimi anni. Il 93% degli esperti pensa che la crescita dei tassi si verificherà a un ritmo più lento”.

La geopolitica sarà e una delle principali fonti di volatilità economica globale, secondo gli economisti (90%), mentre l’86% degli esperti prevede che “il peggio dell’impennata inflazionistica globale sia ormai alle spalle”, invece, l’85% prevede “una stretta delle condizioni di prestito per le imprese”.

Tra le situazioni che possono contribuire alla volatilità economica su scala globale anche le politiche interne, ne è convinto il 79% degli esperti, mentre “il 68% pensa che le condizioni del mercato del lavoro si allenteranno nelle economie avanzate”.

I top 10 per bt spending

Passando ad una analisi dello scenario del business travel, i top 10 Paesi per business travel spending nel 2023 (Fonte: elaborazioni diciottofebbraio su dati Gbta) vedono al primo posto la Cina con 361 mld di dollari, seguono Stati Uniti 329 mld, Germania 70 mld, Giappone 65 mld, al quinto posto il Regno Unito con 44 mld, segue la Francia con 42 mld. L’Italia è al settimo posto con 34 mld, a breve distanza c’è la Corea del Sud con 33 mld, poi l’India con 32 mld e in decima posizione il Brasile con 28 mld.

Il bt mondiale

Nel 2023 a livello di business travel a livello mondiale, come transato via Tmc, il dato segna un -8,4% sul pre-pandemia, “il che vuol dire che è il 2024 l’anno buono per la ripresa. L’Europa va un po’ meglio del mondo in quanto il dato risente del fatto che l’Asia sia ancora a meno doppia cifra. Il 2024 segnerà, per ciò che concerne l’Europa, il pieno recupero della industry Bt, con valori di transito agenziale superiori rispetto al pre-pandemia”.

E l’Italia? Nel nostro caso “la piena ripresa sarà raggiunta solo nel 2025, al netto delle possibili nubi geo-politiche e macroeconomiche ad oggi ancora non quantificabili. Quindi c’è una ripresa, ma è un po’ più lenta di altri mercati”. Il motivo? “Qualcuno taglia i costi, qualcuno pensa si possa fare tutto con le video conferenze”, spiega Jarach.

Restando sempre in Italia cosa succede per quanto riguarda l’outbound? “E’ un mercato che riprende in modo più rapido, diversamente rispetto a quanto qualcuno pensava la ripresa c’è a livello di milioni e di miliardi di euro, ma è drogata dall’effetto inflattivo, visto che prima una tariffa aerea costava 100 e ora costa 300, questo spiega il tasso di crescita superiore rispetto a quello dei volumi”. Come si spenderà a livello di mercato Italia? “Il 2024 segnerà il punto di svolta”, afferma il manager.

Ottimismo per il futuro del business travel

Alla luce di tutto ciò, Simone Richetta, director, Sme & large acquisition American Express Italia, sottolinea che, secondo quanto emerge dalla ricerca con diciottofebbraio, “il volume delle trasferte, sia domestiche sia internazionali, è aumentato del 70% rispetto lo scorso anno e il 63% degli intervistati guarda al futuro del business travel con ottimismo e dichiara che si ritornerà a breve su livelli pre-pandemici, superandoli nel medio termine”.

Un trend positivo che “proseguirà per tutto il 2023 e oltre”. Il manager pensa anche che sarà caratterizzato dal crescente impatto di alcuni elementi centrali tra cui: “La digitalizzazione, il duty of care, il bleisure, la sostenibilità e l’analisi dei dati“.

I risultati emersi dalla ricerca confermano che “la ripresa del business travel è un segnale positivo per l’economia globale e italiana, ma anche un’opportunità per le aziende di continuare a investire in tecnologie avanzate per garantire la sicurezza dei propri dipendenti in viaggio, oltre che per offrire servizi personalizzati e migliorare l’esperienza di viaggio”. Dal canto suo American Express è impegnata a “sostenere il percorso di digitalizzazione che stanno affrontando le imprese italiane e a offrire soluzioni per digitalizzare le diverse fasi dei pagamenti, permettendo non solo una riduzione dei costi, ma una maggior efficienza nelle tempistiche e una migliore gestione delle spese”.

I 5 topic del 2024

Quali sono i trend topic del 2024? Il primo è che la turboinflazione “continuerà anche nel 2024”, afferma Jarach, infatti “continuerà la condotta dei supplier in ottica di incrementi anche a doppia cifra. La sostenibilità lo si è detto costa. I supplier fanno investimenti in tal senso, ma aumentano anche le tariffe”.

Il secondo riguarda le travel policy, che devono per forza essere adeguate aggiornate. “La travel policy è impattata dallo strumento inflattivo, però viene detto di ridurre le trasferte, di volare in modo più cheap, di ottimizzare i viaggi, magari di fermarsi un giorno più”, ci sono quindi varie situazioni che si pongono all’attenzione della azienda in relazione alle trasferte.

Il terzo riguarda la flessibilità del lavoro vs. il richiamo in presenza fisica in impresa, perchè se è vero che “la produttività con lo  smartworking può essere superiore, il lavoro in team può essere ancora di più generatore di idee. Probabilmente – afferma – tramonterà lo smartworking pandemico ed emergeranno nuove forme di natura ibrida, cioè limitata, che saranno messe in campo”.

Quale sarà l’agenda per la sostenibilità? Jarach con un po’ di provocazione dice: “Meno viaggi, zero viaggi o mantenimento dei viaggi con
minori emissioni?”.

Stefania Vicini

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