Dal luxury all’ecoluxury: fotografia della nuova domanda

Il turismo del lusso ha prodotto nel mondo 1,28 trilioni di dollari nel 2022, in Europa 170 miliardi di euro, e in Italia 25 miliardi. Ma secondo ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance) solo in Europa il potenziale sul turismo di alta gamma sfiorerebbe i 520 miliardi di euro.

Le strutture di lusso hanno rappresentato in Europa solo il 2% dell’offerta totale ma hanno generato il 22% del fatturato complessivo, e questo perché il moltiplicatore del turista alto spendente è di ben 8 volte superiore a quello del turista medio.

Il profilo del turista

Nel 2022 ben la metà dei turisti di lusso nel mondo ha optato per un viaggio tailor made ed esperienziale d’avventura, a contatto con la natura (Fonte “Grand View Research”) ed oltre il 60% di questo mercato ha scelto di viaggiare in contesti in grado di esprimere autenticità.

Il cliente di lusso è inoltre disposto a pagare di più per un viaggio sostenibile ma desidera assolutamente conoscere le ricadute dei costi più alti che deve sostenere, per capire in che modo saranno reindirizzati i propri soldi e verso quali attività sostenibili.

Il Giving Back

Le imprese del turismo di alta gamma, grazie alle medie dimensioni e alle alte marginalità, riescono ad orientare sempre di più i propri margini su azioni concrete sostenibili volte alla tutela ambientale e alla conservazione dell’identità territoriale secondo quello che vien definito il Giving Back, ossia la restituzione di benefici al territorio attraverso progetti ed azioni di tutela in linea con l’Agenda Onu 2030.

Il ruolo dei retreats

Nel mondo alberghiero il modello del Giving Back fa registrare una media di tre progetti per albergo e le strutture per eccellenza impegnate in questo genere di percorso virtuoso si confermano i retreats, che diventano dei veri e propri ambasciatori dei territori, nonché laboratori di sostenibilità.

C’è una sfumatura che va ben compresa però: “Un pacchetto diventa ecoluxury se tutti i servizi che include lo sono, quindi non soltanto l’hotel ma anche il trasporto, la ristorazione e tutte le esperienze che l’ospite vive, inclusi gli effetti della sua permanenza nelle località- ha spiegato Enrico Ducrot, ceo dell’ Ecoluxury Fair e di Viaggi dell’Elefante-. E poi c’è il tema della consulenza- ha detto-, perché in questo momento, e mi riferisco a livello mondiale, le agenzie di viaggio non sono molto esperte nel direzionare il turismo ecoluxury rispetto al luxury tradizionale”.

Il contesto italiano

L’Italia purtroppo non compare tra i primi 20 Paesi all’interno del “Sustainaible Travel index 2022” di Euromonitor International, dove ci sono invece la Slovenia, l’Uruguay e la Repubblica Ceca, nazioni che si sono affacciate sul turismo molto più tardi. Le sfide sul tema, per il nostro Paese, sembrano dunque davvero molte: dall’impulso agli investimenti privati alla necessità di una sala di regia nazionale sul trasporto, dalla destagionalizzazione e la diversificazione dell’offerta al finanziamento delle certificazioni, fino all’obbligo di migliorare la convivenza tra cittadino e turista nelle aree a maggiore congestione.

Se il turismo di lusso tradizionale resta al palo sul tema della sostenibilità il rischio è che si esca dal vero mercato di alta gamma, e questo, sia le istituzioni che il mondo dell’offerta non possono ormai più sottovalutarlo.

“Sono profondamente convinta che il luxury possa essere un elemento di grande vantaggio per l’Italia- il commento dell’ad di Enit Ivana Jelinic-, soprattutto oggi che abbiamo preso atto di quanto non sia sano rincorrere solo la logica dei grandi numeri, ma di quanto sia necessario invece puntare sul valore del flusso turistico. C’è un’Italia diversa, con un patrimonio che esce dai circuiti più noti, e questo dovremo valorizzare per essere pronti alle nuove sfide”- ha concluso.

Alessandra Tesan

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