Sostenibilità, ancillary e bleisure: cosa ne pensano i travel manager

Si parla sempre di più dell’importanza della sostenibilità, di quanto sia presente nelle strategie e negli investimenti delle aziende, ci si interroga se lo sia nelle travel policy dei viaggiatori d’affari, ma quali sono le difficoltà che le aziende incontrano in merito alla sostenibilità? Uno dei problemi in cui si incorre è quello di “trovare dei fornitori che abbiano veramente dei parametri di sostenibilità e poi c’è il costo della sostenibilità”. E’ quanto mette in luce Liliana Rojas, travel mobility manager di Enereco Spa, tra le aziende intervenute al recente evento organizzato da American Express che, in più panel, ha preso in esame alcuni aspetti con cui il bt si deve confrontare.

Le criticità della sostenibilità

Il primo è stato appunto il “mantra della sostenibilità” come è stato definito e c’è chi sostiene che passi attraverso una riduzione drastica delle trasferte. Secondo Rojas la pandemia ha potuto dimostrare “l’importanza del nostro ruolo in azienda. Con la diminuzione delle trasferte per lavoro, ci si è resi conto che il fattore umano è fondamentale e sicuramente il bt sarà il motore trainante del business della azienda, per noi è fondamentale il contatto e le trasferte sono incrementate”. E l’azienda ha avuto modo di constatare che i clienti “hanno apprezzato il fatto che i manager abbiano ripreso a spostarsi”.

Sicuramente c’è la consapevolezza di dover “implementare la politica green, selezionando fornitori che hanno parametri sostenibili e modificando la travel policy in tale ottica”, ha aggiunto. Per farlo servirà modificare le trasferte, facendo i piccoli tragitti in treno e non in aereo, inoltre “gli attori che fanno parte del travel dovranno emettere un report sulle emissioni di Co2“. C’è poi la consapevolezza che anche la gestione del parco auto aziendale dovrà essere in ottica sostenibile, con macchine ibride, elettriche, ma tenendo sempre conto dei costi, sottolinea la manager.

Dal canto suo William Cocco, global travel manager Campari Group, porta all’attenzione un altro aspetto, che è un “tema culturale, che le aziende non sono ancora pronte ad affrontare”. A suo dire la “travel policy deve essere rivista e adottata poi dalle persone, ma è un cambiamento che si fa fatica ad accettare”. Un altro punto su cui porta l’attenzione è la difficoltà ad “avere dei fornitori certificati“.

Alla domanda su quanto si sia disposti a spendere per un viaggio green è difficile avere dalle aziende una risposta in termini di budget, però c’è la consapevolezza che si debba prendere in considerazione, anche se è ancora complesso stabilire quanto le aziende saranno disposte ad investire, “non c’è un range su cui ancora siamo tarati, ma l’unica certezza è che il costo sarà maggiore”, dice Cocco.

Quindi la sostenibilità molto spesso non è sostenibile a livello economico, pertanto ci si chiede “se sia una moda, se passerà come la blockchain di qualche anno fa?”, dice David Jarachexecutive chairman, diciottofebbraio, “questo è il dilemma”.

A cosa si può rinunciare?

L’aumento dei costi con cui si deve fare i conti ha portato le aziende a fare delle rinunce sul fronte dei servizi ancillary? Nel caso specifico quali sono quelli imprescindibili e quali quelli sacrificabili in una logica di efficienza? A rispondere è Alferio Paolillo, responsabile hr workplace and mobility Edison Spa. Per l’azienda il mondo del bt ha sempre mostrato “una grande attenzione ai costi, ma soprattutto alle persone”, afferma il manager. Il bt è considerato “una leva di sviluppo“.

Un altro principio espresso è che “far viaggiare bene le persone rende le trasferte più efficaci, pertanto facciamo fatica ad identificare ciò a cui si può rinunciare in caso di aumento dei costi, ma cerchiamo di ottimizzare la spesa. Credo che, più che tagliare e rinunciare si debbano cercare soluzioni più efficaci”.

Il manager si definisce “un grande sostenitore della prenotazione anticipata” e crede che “le tecnologie debbano iniziare ad aiutare in modo un po’ più spinto. Abbiamo tutti dei self booking tool, ma sono strumenti che, dal punto di vista della ricerca, sono basici”, evidenzia.

Nel caso della sua azienda non si rinuncia quindi alle ancillary che danno comfort alle persone, “non credo che una piccola differenza su un biglietto aereo possa essere un grande saving, semmai la ricerca di una tariffa più calzante rispetto all’esigenza di viaggio può dare un risultato migliore”, afferma.

Digitalizzazione dei pagamenti

A parlare di pagamenti digitali è Simone Richetta, small, mid e large sales director American Express Italia, ma per farlo parte da un dato e cioè che in Italia “il contante costa 7 miliardi e mezzo all’anno al sistema economico italiano e questo perché il contante può essere rubato, può essere falsificato, deve essere trasportato”, tutto ciò ha un costo. Un altro dato è che a ogni famiglia italiana “costa circa 400 euro all’anno”. Che è ampiamente superiore, “quattro volte tanto”, quello che è tutto il costo commissionale in Italia di adottare soluzioni di pagamento digitale.

Partendo da tali dati, Richetta si sofferma sul perchè abbia senso fare “una transazione con una carta di credito nel mondo dei viaggi”. La risposta è perchè “l’integrazione è semplice e lo strumento è flessibile, grazie ad una serie di prodotti che permettono di generare una carta per una determinata transazione in un determinato momento”, quindi c’è un fattore sicurezza, dice il manager.

“E’ veloce, sicuro, inoltre, permette di avere una serie di informazioni che diversamente non si avrebbero, perchè con la carta c’è la possibilità di inserire nell’estratto conto una serie di informazioni il che dà la possibilità alle aziende di efficientare“.

Un altro elemento introdotto è la possibilità di “associare il pagamento al servizio, pagando con la carta si ha accesso a servizi accessori legati alle assicurazioni o a benefici legati al mondo dei viaggi”.

Bleisure sì o no?

Tra le parole chiave del bt ci sono duty of care, verso cui si ha una maggiore attenzione dopo la pandemia, wellbeing, bleisure. In relazione a quest’ultima qual è la posizione assunta dalle aziende?  Elisa Amerio, corporate travel manager Siemens, lo dice molto chiaramente, nella sua azienda “il bleisure non è incentivato, ma è tollerato, si deve dimostrare che non comporta costi aggiuntivi”. Tra le regole adottate vi è che eventuali compagni – in viaggio assieme al travel manager – non sono rimborsati.

Quanto al bleisure Alberto Dalle Molle, travel manager Pqe Group, afferma che la posizione della azienda è favorevole ad esempio “al ritorno in volo al sabato o alla domenica se questo comporta un risparmio sulla tariffa aerea”. Quindi, a fronte delle due testimonianze, si può dedurre che il bleisure non sempre viene incentivato, oppure lo è se conviene.

Stefania Vicini

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