Ezhaya-Astoi: nel forum di Baveno poca attenzione per strumenti pratici e risorse finanziarie

Si è parlato poco di come, concretamente, far diventare questo settore un’industria vera e propria. Forse una maggior rappresentazione di quali siano gli strumenti pratici e le risorse finanziarie per realizzare il Piano Strategico presentato un anno fa avrebbe aiutato”. Così Pier Ezhaya, presidente Astoi, nel suo intervento in occasione del Forum Internazionale del Turismo, tenutosi a Baveno il 24 e 25 novembre. Il manager rivolge al Governo una richiesta chiara: “Aiutateci a studiare il mercato del futuro”, sottolineando come sia fondamentale per il tour operating capire l’evoluzione del mercato, dei costumi, della tecnologia e soprattutto il cambiamento dei comportamenti d’acquisto che interesserà le nuove generazioni.

La vera sfida, commenta Ezhaya, è come coniugare tutte le eccellenze del nostro Paese “in un piano organico, fatto di standard, di innovazione e di cultura estesa dell’ospitalità. Oltre che bellissimo il nostro è un Paese pieno di talento ma il talento deve necessariamente essere inserito in un piano industriale altrimenti diventa estro casuale”.

Ancora, il presidente Astoi nota come “oggi non abbiamo una catena alberghiera in grado di competere sullo scacchiere internazionale ed anzi ci siamo dichiarati entusiasti che le catene alberghiere più importanti del mondo stiano investendo nel nostro Paese, quasi abdicando al sogno di averne una nostra. Eppure, abbiamo più di 1 milione di camere divise in 33mila strutture alberghiere.
La nostra compagnia di bandiera sta per cambiare maglia e verrà ceduta ad un player tedesco lasciando molte incognite nel trasporto domestico, già di fatto consegnato supinamente alle compagnie low cost”.

Allora, conclude Ezhaya, “conciliare le esperienze che si possono fare nel nostro Paese con l’offerta alberghiera, aerea, marittima e ferroviaria è determinante per guardare al futuro con più ottimismo. Si è detto che non dobbiamo guardare agli altri Paesi pensando che siano meglio di noi; io invece penso che non ci sia nulla di male ad importare alcune best practices che hanno dato risultati eclatanti ad altri Paesi e che forse, insieme al giusto orgoglio nazionale per ciò che abbiamo, non guasterebbe un po’ di umiltà per capire dove migliorarci”.

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