Overtourism sfida in atto. Alcune soluzioni

Nel 2023, il settore dei viaggi in Italia è stato interessato da una marcata ripartenza rispetto al periodo pandemico. Secondo i dati del ministero del Turismo, nel primo semestre le strutture ricettive italiane hanno assistito a un aumento delle presenze turistiche del 13,3% rispetto al 2022, e fra giugno e agosto si sono registrate sul territorio oltre 100 milioni di presenze straniere.

Pur rappresentando un segnale positivo nel contesto della generale ripresa economica del settore, tale incremento ha messo in luce anche le fragilità del patrimonio nazionale e dei suoi equilibri. Nel corso di questa estate, molti enti territoriali locali hanno denunciato una situazione di overtourism, inteso come il progressivo sovraffollamento turistico a scapito della qualità della vita dei residenti. Per il sistema turismo, garantire le condizioni per una convivenza armoniosa con le comunità costituisce oggi una sfida ineludibile nell’ottica di una sua sostenibilità, per il 2024 e per gli anni successivi.

Il dibattito durante i FlixTalk

Di questo si è discusso durante il terzo appuntamento con FlixTalk, la serie di incontri con istituzioni, realtà private ed esperti di mobilità e settori affini, inaugurata da FlixBus ad aprile. Con Andrea Incondi, managing director di FlixBus Italia, erano presenti Martina Rosato, dirigente dell’Ufficio III della direzione generale della valorizzazione e promozione turistica del ministero del Turismo, Livio Gigliuto, presidente esecutivo dell’Istituto Piepoli, e Massimiliano La Rocca, ceo della start-up di viaggi digitali Lucus.

Gli effetti nocivi

Rosato ha evidenziato gli effetti nocivi di un turismo incontrollato sulla vivibilità dei luoghi, con riferimento soprattutto ai centri storici di città d’arte come Roma, Firenze e Venezia, oggi emblematiche di questo fenomeno. Ha ricordato anche il ruolo delle istituzioni nella promozione di un’offerta di qualità, capace di limitare l’impatto sul territorio grazie a una gestione ottimale dei flussi.

“Abbiamo previsto interventi per 5 milioni per le grandi città penalizzate dal turismo mordi e fuggi per contrastare il fenomeno correlato dell’overtourism, nonché i problemi relativi alla scarsa qualità di questo tipo di turismo e all’impatto sulla cittadinanza. L’obiettivo è garantire un graduale defaticamento degli itinerari tradizionali, a fronte di nuovi percorsi che coinvolgano mete alternative e meno note. Il territorio deve poter gestire il fenomeno, e non subirlo, come più volte ribadito dal ministro: il concetto di sostenibilità, in ultima analisi, riguarda non solo il tema ambientale, ma anche l’impatto economico e sociale, anche sulla cittadinanza”, ha affermato Rosato.

La destagionalizzazione dei viaggi

Gigliuto ha affrontato il fenomeno dell’overtourism in una prospettiva più ampia, ricomprendendolo all’interno del quadro generale sullo stato del settore in Italia. Oltre al peso determinante del mercato incoming, ha sottolineato il ruolo giocato dalla destagionalizzazione, nonché del principio di democratizzazione del viaggio, nella lotta all’overtourism. “Gli italiani hanno voglia di vacanza. Già l’estate scorsa ha visto un 10% di viaggiatori in più rispetto a quella del 2022, e, guardando all’anno prossimo, programmano di viaggiare di più nonostante la preoccupazione per la crisi economica. La progressiva destagionalizzazione dei viaggi, spinta anche dalla ricerca di costi più contenuti, può fornire una prima risposta all’overtourism, con la promozione di nuovi aspetti e luoghi”.

Il ruolo della digitalizzazione

La Rocca ha invece sottolineato il ruolo della digitalizzazione nella promozione di luoghi meno conosciuti, al di là degli itinerari di massa. Illuminando destinazioni inedite, l’uso delle nuove tecnologie può rappresentare una leva strategica per la deconcentrazione dei flussi, nella direzione di un turismo più rispettoso e responsabile.

“Attraverso le dirette in live streaming dei nostri Local Expert, vogliamo raccontare i territori più diversi mettendone in luce le particolarità e valorizzando anche destinazioni inedite. In questa visione si inserisce il progetto Borghi Italiani, lanciato quest’anno in collaborazione con 300 Local Expert e focalizzato sul racconto corale e autentico dei borghi più interessanti d’Italia, allo scopo di far conoscere realtà meno note e non presenti nei principali circuiti turistici, ma di sicuro valore culturale, paesaggistico e architettonico”.

Il ruolo dei trasporti

A giocare un ruolo importante è la disponibilità di un sistema trasporti efficiente. Incondi ha evidenziato come una rete capillare di collegamenti possa rispondere ad alcune delle principali sfide con cui si confronta il settore dei viaggi: la lotta alle emissioni di CO2, rendendo superfluo l’uso dell’auto, e quella all’overtourism, con la creazione di itinerari nuovi.

“È necessario ripensare il turismo, incentivando nuove forme di viaggio rispettose dell’ambiente e delle comunità, capaci di tradursi in un indotto per le economie locali. Un’offerta di mobilità collettiva solida e capillare può dare una prima risposta a questa esigenza. Garantendo i collegamenti anche verso città meno note del nostro Paese, al di fuori dalle rotte più battute, vogliamo contribuire non solo ad alleggerire l’impatto del turismo di massa sulle grandi destinazioni, ma anche promuovere presidi di valore inaspettato e soddisfare, così, le esigenze di autenticità dei viaggiatori di oggi”.

I viaggi di Millennials e Generazione Z

Nella fase della ripartenza post-pandemia sono anche gli stessi viaggiatori che manifestano in modo sempre più marcato un bisogno di esperienze autentiche e una maggiore esigenza di sostenibilità, in netto contrasto con gli eccessi dell’overtourism.

Lo rivela lo studio “Cosa ci spinge a viaggiare”, svolto per FlixBus dalla società di ricerche Squadrati sui viaggi di Millennials e Generazione Z, che ha profilato un nuovo identikit di viaggiatore più consapevole.

Per citare due fra i dati più significativi, il 33% delle persone intervistate ha indicato una preferenza per viaggi “formativi” “per scoprire luoghi e città con gli occhi dell’esploratore, non del turista” (contro il 26% del pre-Covid). Il il 41% ha indicato di voler “vivere un’esperienza di arricchimento, di crescita personale” (contro il 31% del pre-Covid).

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