E’ nato il Cho, è il manager della felicità. Lo vorrà il 59% delle aziende

Si chiama Cho, chief happiness officer. È il manager della felicità, una nuova figura nata negli ultimi anni, il cui obiettivo è quello di occuparsi del benessere e della soddisfazione dei dipendenti. “E’ un fenomeno in crescita – afferma Deborah Raccagni, marketing professor, Università Sda Bocconi -. In Italia ce ne sono 250 certificati (gennaio 2023). A livello mondiale c’è una crescita del 25% anno su anno. In Italia, entro il 2025, il 59% delle aziende vorrà inserire questa figura nella sua organizzazione”. Raccagni parla di felicità e lo ha fatto in occasione del recente BizTravel Forum con sei aziende, di cui quattro espressamente del travel, per capire quanta importanza viene data oggi alla felicità dei dipendenti.

Il 67% delle persone è felice

Una ricerca Ipsos ha rivelato che il 67% delle persone nel mondo si dichiara felice. Alla base vi sono diversi fattori. A livello internazionale le fonti della felicità vedono la salute fisica (54%), la salute mentale (53%), la relazione con il partner (49%), sentire che la propria vita ha senso e significato (49%), i figli (48%). Noi italiani inseriamo tra le categorie anche il lavoro.

Cosa fanno le aziende per la felicità

Perché parlare della felicità durante un evento b2b dedicato ai viaggi d’affari? Semplice perché un “dipendente soddisfatto è più produttivo quindi c’è una maggiore attenzione all’elemento di soddisfazione che crea un valore indiretto per l’azienda, ma c’è anche un tema di cambiamento nello stile di vita dei dipendenti stessi che ha portato le aziende a fare attenzione a questa esigenza che il dipendente mostra”, spiega Raccagni.

A sensibilizzare su tali tematiche è stata la pandemia, che ha reso necessaria una analisi dell’importanza dello stato d’animo del lavoratore-viaggiatore in trasferta. Durante l’emergenza sanitaria le aziende hanno mostrato particolare cura al wellbeing dell’individuo che viaggiava, che doveva prestare attenzione al mezzo scelto, al distanziamento, alle procedure sanitarie e che le aziende dovevano tutelare. Qual è la sfida oggi? Individuare modalità di trasferta che garantiscano supporto continuo e che facciano sentire felice e sereno il dipendente.

Tra bleisure e benefit

C’è da considerare, poi, che il bleisure, che mixa viaggio d’affari e viaggio di piacere è un fenomeno che si sta diffondendo e verso il quale le aziende iniziano ad investire, ma investono anche in benefit che accrescono l’appeal della azienda, in particolare verso le nuove leve. Le parole chiave sono orari flessibili, smart working, servizi ad hoc in azienda che spaziano dalla salute, all’asilo nido, alla lavanderia, o alla borsa di studio. Oppure gli investimenti nel welfare.

Massimo Di Pasquale, head of national sales & account Uvet Gbt, si sofferma sul dato numerico del 67% delle persone che dicono di essere felici. Uno scenario che analizza in relazione al passato. Il manager torna con la memoria al periodo della pandemia, che ha comportato isolamento, lockdown, distanziamento fisico, “creando incertezze verso il futuro. È stato vissuto a velocità diverse, per chi era garantito all’interno di aziende grandi, mentre per le pmi è stato molto più difficile. Ha portato anche alla scoperta di tanti elementi, per esempio di avere del tempo a disposizione”. Ha trasformato anche “come vedere la propria vita, con un cambio radicale delle aspettative delle persone”. Quando poi tutto è ripartito, si sono affrontate una serie di criticità, tra “mancanza della domanda, turn over tra le aziende che ha creato una grande competizione con le persone che sceglievano le aziende in base all’attenzione data al benessere e al dipendente”. Un dato su tutti, nel 2022 ci sono state 2 milioni e 200mila dimissioni, +14% sul 2021, dice il manager.

La ricerca della felicità è un “concetto attuale”, ma che ha radici antiche nella nostra storia. Dal canto suo Uvet Gbt, in ambito lavorativo punta a fare in modo che i clienti “siano felici in azienda, in casa e quando fanno una trasferta di lavoro”. Tutto ciò è una grande responsabilità per le aziende verso clienti e dipendenti.

Cosa fa il Cho?

È qui che entra in gioco il Cho. La prospettiva da cui parte pone al centro il dipendente, si deve cambiare il modo di vederlo, “non come qualcuno a cui diamo qualcosa senza mai raccogliere feedback – afferma Raccagni -. Ecco che nascono dei nuovi indicatori volti a misurare con una cadenza trimestrale il livello di soddisfazione dei dipendenti”, per poi sviluppare, con l’aiuto del Cho, le strategie. La manager individua due strade, “una che può aiutare a sviluppare nuovi prodotti che l’azienda può offrire al mercato, l’altra riguarda come le aziende possono sviluppare soluzioni per il benessere del dipendente”.

La ricerca della felicità

Un dato emerso è che i viaggi d’affari “sono cambiati negli ultimi anni – afferma Corrado Soda, director sme & large account management American Express Italia -, si sta vivendo un cambio del mix del viaggiatore d’affari, un cambio generazionale“, che comporta un cambiamento anche delle esigenze del viaggiatore d’affari. Il manager rileva che c’è stato anche un cambiamento organizzativo nella gestione dei dipendenti, “che ha creato delle nuove opportunità di viaggi e dei viaggi interaziendali”.

Le policy aziendali non hanno però “ancora recepito le esigenze dei viaggiatori d’affari”. Soda si sofferma su quelli che sono i loro desiderata. Le prime tre esigenze espresse sono “la presenza di un familiare durante il viaggio d’affari, la seconda è avere un viaggio personale all’interno del viaggio bt e la terza è accedere a benefit individuali”. Nel caso di American Express, l’azienda ha adottato lo smartworking e si lavora 3 giorni da casa e due in ufficio, ha una policy di work from anywhere, cioè si può lavorare 4 settimane da qualsiasi parte del mondo, di cui due fuori dal proprio Paese, un project workplace e ha previsto la creazione di ruoli regionali.

La felicità in albergo e in volo

A parlare di felicità nel settore alberghiero, che si traduce con “soddisfazione del cliente”, è Diego Rumazza, global director of sales Starhotels. Il manager si sofferma su cosa è cambiato nel post pandemia, ponendo l’accento sulla “velocità di alcuni cambiamenti che sono avvenuti da più punti di vista”. Oggi si è difronte ad una vera e propria customer journey, che inizia “prima del viaggio, prosegue durante il viaggio e dopo si misura la soddisfazione del cliente”. In tutto ciò la tecnologia ha avuto un impatto importante sui modi per comunicare con i clienti.

Rumazza si sofferma sui valori portati avanti dalla catena, parla di sostenibilità, ma anche di eticità, concetti come il diversity inclusion, di unicità. Il che vuol dire portare avanti l’idea del viaggiare “in modo libero per tutte le fasce e utenze, senza discriminazioni, un sentiment che è cresciuto”. Inoltre, le nuove generazioni sono più attente “al fatto che si realizzi tutto quello che promettiamo”.

Tra i dati presentati dal manager, c’è che “il 52% delle persone che viaggia per lavoro è di sesso femminile”, da qui la partnership stretta con She Travel Club “che ha evidenziato le mancanze del settore alberghiero nel comprendere i reali bisogni delle viaggiatrici e ha portato a sviluppare un’offerta sinergica alle esigenze”. Diversi i temi trattati, dall’attenzione alla sicurezza allo sviluppo di una offerta culinaria adeguata, visto che “il 75% delle persone che viaggia per lavoro mangia in albergo”, si è pensato di valorizzare l’offerta culinaria, legandola al territorio o optando per soluzioni più light. In tutto ciò sarà sempre più importante “una condivisione delle informazioni con i partner” nell’ottica di una offerta personalizzata.

A parlare di felicità in volo è Tommaso Fumelli, vp Italy sales, Ita Airways. Il manager ripercorre alcune tappe della compagnia, sottolineando che “in due anni abbiamo avuto una crescita molto forte della domanda e del bt. Le aziende sono tornate a viaggiare e noi abbiamo adeguato l’offerta, creando anche una offerta corporate con la possibilità di usare i diversi brand tariffari e beneficiare della flessibilità”. Come si è visto, le aziende oggi riescono “a far combinare la possibilità di usare durante la trasferta anche due giorni di vacanza”, il che è contemplato nella proposta tariffaria della compagna, oltre ad altri elementi tra carte corporate che prevedono benefici o il tema del welfare.

La voce di altre industry

Ad offrire la sua testimonianza anche Bracco, attraverso Massimo Bergonzi, global procurement director. L’azienda ha sempre tenuto in considerazione la felicità del dipendente, della sua famiglia e del territorio dove sono presenti. Una attenzione che trova espressione in diverse forme e ambiti. Tra quelli citati dal manager l’assistenza garantita a livello sociale, ma anche un supporto psicologico, un supporto alle donne, allo studio, il fatto di prevedere borse di studio o summer camp, eventi culturali o la presenza di una biblioteca in connessione con tutte quelle lombarde. Diverse convenzioni in termini di mobilità, sport, servizi alla famiglia.

Il tema delle felicità delle persone è centrale anche per Generali, come sottolinea Alessandro Protasoni, group head of organization, workforce planning & hr digital processes Generali. 82mila dipendenti, 50% uomini, 50% donne. Il manager parla di wellbeing declinato in quattro punti tra “salute, ingaggio dei dipendenti, sicurezza economica e poter essere il miglior se stesso sul lavoro”.

Stefania Vicini

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