Il futuro del modello all inclusive è nell’alto di gamma

Il format all inclusive sta diventando sempre più appannaggio di un mercato “luxury”. Non è soltanto un fattore di mode, ma ha una ragione che riguarda la sostenibilità economica del modello, visto che l’aumento dei costi può minacciarne la redditività. Un format che è tornato prepontemente alla ribalta. Si è discusso di questo argomento proprio di recente a Lisbona, ponendo la questione di come possano gli operatori offrire esperienze sempre nuove e gestire contemporaneamente i costi.

Il cambio di approccio

Alcuni dei più grandi marchi dell’ospitalità, da Club Med a Hyatt, stanno modificando il loro approccio ai resort all inclusive per soddisfare una clientela più sofisticata e di lusso. “Questo tipo di clientela di lusso e di alto livello prima non considerava l’all inclusive come un’opzione – ha sottolineato Nicolas Jover, business development director – Emea di Barceló Hotels & Resorts – ma ora la tipologia di domanda è cambiata”. Dopo essersi assicurati questo pubblico attraverso alcuni asset e dopo un’espansione mirata, l’all inclusive rappresenta ora un terzo delle camere di Barceló in tutto il mondo – 22.000 chiavi in 60 hotel in 16 paesi.

Karim Cheltout, regional vice president development – Africa & All-Inclusive Emea di Marriott International, afferma che “si tratta di un segmento in cui questo profilo emergente di ospiti vuole vederci crescere, poiché cercano esperienze più curate che permettano loro di immergersi nella destinazione”.

Le mosse

Marriott ha fatto il suo ingresso attraverso “un’attenta ricerca e una grande cura, ma anche con la prospettiva di elevare il segmento“, ha affermato Cheltout, riferendosi all’acquisizione di Elegant Hotels da parte di Marriott nel 2019, che ha potenziato il suo portafoglio all inclusive.

Marriott punta ora a una crescita del segmento attraverso i suoi marchi di lusso (Luxury Collection, JW Marriott, Ritz-Carlton e W) e premium (Marriott, Westin, Delta, Autograph Collection e Tribute Portfolio), partendo dal portafoglio esistente di 31 strutture all inclusive, principalmente in America centrale, Caraibi e Messico. Secondo il presidente, il gruppo ha una robusta pipeline nel Mediterraneo, con siti di nuova costruzione e greenfield, ma anche opportunità di conversione.

Hyatt, nel frattempo, sta adottando un approccio simile: “Il lusso e l’alto di gamma sono i settori in cui vogliamo posizionarci e in cui crediamo che l’all inclusive debba andare avanti – ha dichiarato Carlos Paredes Fernández, direttore dello sviluppo alberghiero Emea Inclusive Collection di Hyatt Hotels Corporation.

I pro e i contro dell’all inclusive

Per ottenere dei ritorni economici i pro e i contro del segmento devono essere attentamente bilanciati. I resort all inclusive richiedono molta manodopera, ma sono più prevedibili: “Si ha una maggiore visibilità sui ricavi perché una parte molto più ampia delle operazioni turistiche viene prenotata in anticipo – ha affermato Jover -. Ma quello che abbiamo visto nel post Covid è che i nostri costi sono aumentati del 40%, quindi è necessario affrontare questo aspetto nella parte dei ricavi, senza perdere la qualità dell’esperienza”.

Inoltre, “lo chef in cucina sa esattamente per quanti ospiti sta cucinando”, ha aggiunto Cheltout, quindi il modello consente di risparmiare sui costi.

Per quanto riguarda la distribuzione, “le catene internazionali possono offrire programmi di fidelizzazione e capacità di distribuzione”, ha aggiunto Paredes Fernández, “e poi se si aggiungono i tour operator offline, si può avere una capacità di distribuzione davvero forte per riempire questi hotel”.

C’è anche da considerare che con la crescente sensibilità sulle tematiche ambientali, sociali e di governance, arriva anche la consapevolezza dei fragili ecosistemi all’interno dei quali si trovano molti resort. In questo senso la tecnologia è in grado di aiutare, riuscendo a ridurre i rifiuti alimentari, tanto per fare un esempio. L.D.

 

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