Il valore strategico degli aeroporti italiani

Gli scali italiani confermano il proprio ruolo strategico nello sviluppo del sistema economico nazionale. Lo dice, dati alla mano, Valentina Menin, direttrice generale di Assaeroporti, l’associazione che rappresenta 27 società di gestione di 36 scali italiani. 

 

Gv: Quanto pesa il settore aeroportuale sul Pil italiano, e che dati si utilizzano per tale valutazione? 

“Il sistema aeroportuale italiano ha generato nel 2022 un impatto sull’economia in termini di valore aggiunto di 65,1 miliardi di euro, pari al 3,8% del Pil nazionale, e quasi 1,3 milioni di occupati. A certificarlo per Assaeroporti è Nomisma, a cui la nostra associazione ha di recente commissionato uno studio che, come appare dai dati, conferma il ruolo strategico delle infrastrutture aeroportuali per uno sviluppo duraturo dei sistemi economici nazionali e dei contesti territoriali in cui sono inserite. Le cifre emerse dalla ricerca, infatti, tengono conto non solo della ricchezza generata dai soggetti che operano in aeroporto (impatto diretto) e dagli operatori al di fuori dello scalo che offrono servizi alle attività aeroportuali (impatto indiretto), ma anche della maggiore capacità di spesa dei lavoratori aeroportuali (impatto indotto) e degli effetti prodotti dalla presenza dell’aeroporto su altri settori economici (impatto catalitico)”. 

 

Gv: Punti di forza e di debolezza. Quali sono le criticità del settore? 

“La decisa e repentina ripresa del traffico aereo dopo la crisi pandemica ha dimostrato una volta di più la forte resilienza che caratterizza il nostro comparto e la straordinaria voglia di tornare a viaggiare dei cittadini di tutto il mondo. Oltretutto, l’immenso patrimonio artistico, paesaggistico e culturale del nostro Paese, nel dare impulso al turismo, ha senza dubbio contribuito ad accelerare la ripartenza del settore aereo. Questo pone gli aeroporti italiani, porta di ingresso del nostro Paese, di fronte ad una grande responsabilità: saper accogliere flussi crescenti di viaggiatori, continuando a garantire loro i massimi standard di qualità e di sicurezza, nel rispetto dell’ambiente e delle comunità circostanti”. 

 

Gv: In Italia ci sono molti aeroporti: le tendenze indicano una concentrazione o uno sviluppo parallelo delle varie infrastrutture? 

“In Italia, come nei principali mercati europei dell’aviazione – Francia, Germania, Spagna e Regno Unito -, la rete aeroportuale include anche scali di piccole dimensioni. Aeroporti regionali che, in considerazione della geografia del nostro Pease, svolgono spesso un ruolo importante per promuovere lo sviluppo locale e migliorare l’accessibilità di determinate regioni. Negli ultimi anni stiamo osservando alcuni processi di aggregazione tra scali. Si pensi ai casi di Firenze e Pisa, di Lamezia Terme, Crotone e Reggio Calabria, di Napoli e Salerno, di Catania e Comiso, della rete aeroportuale pugliese con Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie. Non escludiamo che questo trend possa continuare anche in futuro”. 

 

Gv: Quanti passeggeri sono stati movimentati nel corso del 2023, secondo gli ultimi dati? I dati ante Covid sono stati raggiunti? 

“Da inizio anno fino al mese di ottobre sono stati oltre 170 milioni i passeggeri transitati negli scali italiani, in crescita del 2,3% rispetto ai livelli 2019. Un risultato che consolida il trend registrato fin dalla primavera di quest’anno, quando il sistema aeroportuale nazionale, in netto anticipo rispetto alle previsioni, ha superato i volumi pre-Covid. Stimiamo di riuscire a chiudere il 2023 con quasi 200 milioni di passeggeri, 3 milioni in più rispetto al record del 2019”. 

 

Gv: Il Covid che cosa ha insegnato e che cosa ha lasciato? 

“La pandemia ha confermato l’importanza di ‘fare sistema’. Quello del trasporto aereo è un settore estremamente complesso, nel quale convivono una molteplicità di soggetti: aeroporti, vettori aerei, società di handling, controllori del traffico aereo, operatori commerciali, e molti altri. Per usare una metafora, ciascuno di essi rappresenta un anello, fondamentale e insostituibile, per assicurare la tenuta dell’intera catena. E non solo, la pandemia ci ha insegnato a reagire in tempi rapidi a cambiamenti repentini dello scenario di riferimento, ne siamo usciti rafforzati”. 

Paolo Stefanato

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