Direttiva pacchetti: occorre più equilibrio tra gli interessi delle parti

Il tema è la direttiva sui pacchetti turistici che, come si sa, è stata oggetto di revisione da parte della Ue, con conseguente presentazione delle proposte in merito al Regolamento sui diritti dei passeggeri 261/2004 e della Direttiva pacchetti. Gli interventi sono diversi e non tutti hanno incontrato il favore del fronte associativo. C’è chi si è detto soddisfatto di alcune proposte recepite e chi, invece, ha espresso maggiori perplessità su alcuni punti.

 

Nella proposta si parla di rimborso dei biglietti aerei acquistati tramite un intermediario come una adv e, in caso di annullamento, i clienti saranno rimborsati dall’intermediario o dall’operatore del trasporto. Si parla di voucher, reintrodotto come forma di rimborso, con l’obbligo, nel caso di mancato utilizzo, di rifondere il passeggero in forma pecuniaria. Viene ancora previsto come opzione a discrezione del consumatore.

Si parla dell’acconto. A tal proposito è stato proposto di prevedere il limite del 25% dell’acconto per un pacchetto turistico, il saldo non può essere richiesto prima di 28 giorni della prenotazione del pacchetto. Questi sono alcuni dei punti su cui si è dibattuto maggiormente nel settore.

Tempi di approvazione 

La proposta di modifica della Direttiva è stata presentata lo scorso novembre dalla Commissione Ue, al vaglio del Parlamento, ma quali sono i tempi di approvazione? Ad intervenire sul tema è l’avvocato Carmine Criscione, legale Welcome Travel Group, che analizza diversi aspetti della questione, mettendo in evidenza quelle che, a suo avviso, sono criticità e dimenticanze emerse.

 

Partiamo dalle tempistiche. L’avvocato mette subito in chiaro che, “dopo l’approvazione, nel Parlamento Ue, del testo normativo definitivo a seguito dei prevedibili emendamenti, i 27 Stati membri Ue dovranno recepire la nuova direttiva entro diciotto mesi e potranno applicare le nuove disposizioni a partire da sei mesi dopo il recepimento. Il predetto iter cronologico ci fa comprendere che le nuove norme saranno vigenti non prima di due anni a netto del non brevissimo tempo di permanenza della proposta di modifica in Parlamento”.

 

Autoresponsabilità del consumatore

Il legale di Welcome Travel Group ha avuto modo di esaminare il testo della proposta di modifica. Alla domanda se ritiene che sarà sempre consumer oriented, osserva che “tutte le norme comunitarie che intervengono nella materia dei diritti del consumatore non possono perdere di vista il principio fondamentale dell’art. 114 comma 3 del Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) che ha l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione del consumatore. Tuttavia, il legislatore comunitario non prende ancora nella dovuta considerazione che il consumatore medio non è più quello di circa venti anni fa e che in alcuni ordinamenti di Stati membri – fra i quali il nostro – si sta affermando un principio giurisprudenziale di ‘autoresponsabilità del consumatore’ (cfr. sentenza n. 14257 del 8 luglio 2020 resa dalla Corte di Cassazione, Sezione III) che diminuisce il gap fra professionista e consumatore, oggi, senza dubbio, più esperto e navigato”.

Pertanto, l’avvocato mette in guardia sul fatto che, “se Bruxelles non prende atto di questa nuova tendenza, i suoi provvedimenti in materia turistica saranno professional disoriented piuttosto che consumer oriented. Durante il Covid-19, abbiamo avuto la prova che una tutela estrema del contraente debole porta ad uno sbilanciamento di interessi che finisce per generare procedure di infrazione (come quella relativa ai voucher) o numerosi contenziosi giudiziari, se non addirittura il default e la chiusura di aziende”.

 

Norma troppo pro consumatore

Quali sono i casi di norma troppo sbilanciata in favore del consumatore? Secondo l’avvocato Criscione “la proposta di modifica normativa peggiore è l’art. 12 paragrafo 2“.

L’articolo dispone: “Nonostante il paragrafo 1, il viaggiatore ha il diritto di recedere dal contratto di pacchetto turistico prima dell’inizio del pacchetto senza pagare alcuna penale in caso di circostanze inevitabili e straordinarie che si verificano nel luogo di destinazione del viaggio o nelle sue immediate vicinanze, nel luogo della residenza o partenza del viaggiatore o che incidano sul viaggio verso la destinazione, qualora tali circostanze incidano in modo significativo sull’esecuzione del pacchetto. Il viaggiatore può recedere dal contratto laddove si possa ragionevolmente prevedere che circostanze inevitabili e straordinarie influenzeranno in modo significativo l’esecuzione del contratto di pacchetto turistico. Se il contratto di pacchetto turistico viene risolto ai sensi del presente paragrafo, il viaggiatore ha diritto al rimborso integrale di tutti i pagamenti effettuati per il pacchetto ma non ha diritto a un risarcimento aggiuntivo“.


In una corretta formulazione giuridica – afferma Criscione – “al binomio ‘circostanze inevitabili e straordinarie’ sarebbe stato sufficiente aggiungere il termine ‘imprevedibili’ per completare e meglio definire l’istituto dell’impossibilità sopravvenuta e della forza maggiore, invece, l’ansia di tutelare il consumatore/viaggiatore oltre ogni confine delle già importanti tutele, ha spinto la Commissione Ue ad ammiccare ad elementi poco oggettivi come una ‘ragionevole previsione’ di circostanze inevitabili e straordinarie che possano influenzare in modo significativo l’esecuzione di un pacchetto”.


In questo modo, secondo l’avvocato, si è riconosciuto “il diritto di ingresso in un sistema già completamente sbilanciato in favore del contraente debole del contratto, all’interpretazione soggettiva di una circostanza che, prevedibilmente, per il consumatore/viaggiatore finirà per essere sempre determinante e che, oggi, ad esempio, gli consentirebbe di recedere, senza l’applicazione di penali, per un viaggio in Egitto o in Giordania a fronte di uno sconsiglio della Farnesina limitato alla confinante Israele”.

Circostanze inevitabili e straordinarie

L’avvocato fa il suo affondo, con una critica piuttosto severa in merito. Esiste, però, un’eventuale soluzione per la norma sopra indicata, per evitare gli scenari illustrati? Secondo Criscione sarebbe stato sufficiente, “per migliorare la definizione di ‘circostanze inevitabili e straordinarie’, la restrizione del perimetro oggettivo con il richiamo agli ‘avvertimenti ufficiali contro i viaggi’ (i cosiddetti sconsigli) limitandoli a quelli provenienti dalle autorità governative, alla parificazione fra luogo di destinazione quello di partenza nonché alla rilevanza delle quarantene ed isolamenti vari come cause oggettive di risoluzione del contratto di pacchetto senza l’obbligo di pagamento delle penali”.

 

Lo spirito critico non è mancato, ma ha portato anche a rintracciare eventuali dimenticanze o omissioni da parte della Commissione Ue nell’elaborazione della proposta di modifica? Secondo l’avvocato la proposta merita “ulteriori approfondimenti”. Oltre a ciò, non nasconde la delusione provata per non aver trovato “alcun riferimento all’obbligatorietà della mediazione preventiva al contenzioso in materia turistica che avrebbe deflazionato il ricorso alle aule di giustizia; per il ridimensionamento del contratto di agevolazione che, invece, cominciava a trovare applicazione nelle pratica e che finiva per contemperare le opposte esigenze di professionista e consumatore”.

Una delusione dovuta anche per la “mancata previsione di convenzioni internazionali con Paesi extra Ue – soprattutto dell’area anglosassone – che potrebbero, in molti casi, rendere inutili le riforme dei rimborsi b2b”. Non c’è nemmeno “la previsione di una riforma parallela del Regolamento CE 261/2004 che finirebbe, anche per il consumatore, per produrre una diversa corsia di tutela fra i pacchetti ed il singolo servizio del trasporto aereo nel quale, fra l’altro, i potenti vettori continuerebbero a non aver l’obbligo legale di protezione in caso di fallimento ed insolvenza che, invece, paradossalmente, vige per un’agenzia di viaggio a conduzione familiare”.

Serve più equilibrio


Tutto ciò lo si può leggere come un eccesso di criticità nei confronti del legislatore comunitario?
Criscione non nasconde il suo “peculiare angolo di osservazione” che è “dalla parte del settore dei professionisti del turismo organizzato”, tuttavia, sottolinea che il turismo è “un settore nel quale il consumatore non può più essere trattato alla stregua del consumatore medio che acquista prodotti nelle televendite o online da colossi internazionali”. E questo perché il mercato del turismo “si alimenta sulla necessità delle prenotazioni e degli acconti che consentono, ad esempio, al professionista che organizza un pacchetto di prenotare dei servizi ai propri fornitori”.


Il fatto che nella fase preparatoria della proposta di modifica “si sia addirittura pensato di abolire l’acconto per la prenotazione di un pacchetto denota una cultura del legislatore prettamente consumeristica e una miopia quasi totale per gli interessi dei professionisti. Ripeto: occorre più equilibrio fra gli interessi delle parti che l’eccessivo squilibrio finisce per contrapporre con l’unico risultato del proliferare del contenzioso”.

 

Stefania Vicini

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