Il wedding in Italia muove circa 3,5 mld di euro all’anno

L’Italia ama i matrimoni. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat secondo il quale nel 2022 sarebbero stati celebrati nel Belpaese circa 189.140 matrimoni, pari ad un +4,8% sul 2021 e un +2,7% sul 2019, anno precedente la crisi pandemica, durante la quale molte coppie avevano rinviato le nozze. I dati dimostrano che, nonostante l’inflazione degli ultimi anni e l’aumento del costo della vita, gli italiani non rinunciano a pronunciare il fatidico “sì, lo voglio”, inoltre, confermano il ruolo considerevole che il settore nuziale continua a svolgere nell’economia italiana, ma qual è in termini reali il valore generato dai matrimoni? A quanto ammonta il giro d’affari mosso dal mercato del wedding?

L’analisi di Matrimonio.com

Matrimonio.com, portale di riferimento del settore nuziale in Italia e parte del gruppo internazionale The Knot Worldwide, analizza il fenomeno in numeri.

In merito al giro d’affari che muove il settore nuziale in Italia, nel 2022 sono stati celebrati 189.140 matrimoni (ultimo dato Istat pubblicato il 18 dicembre 2023). Se si considera che, secondo l’edizione 2023 de Il Libro Bianco del Matrimonio, pubblicato da Matrimonio.com in collaborazione con il professor Carles Torrecilla, Google ed Esade Business School, il costo medio delle nozze nel Belpaese è di 21.090 euro (escluso il viaggio di nozze), si può dire che il settore dei matrimoni genera valore per approssimativamente più di 3,5 miliardi di euro annui.

Il costo del viaggio di nozze

Un dato che non tiene conto del costo per la luna di miele e che quindi appare destinato ad aumentare. Infatti, se si considera la spesa aggiuntiva per il viaggio di nozze, i numeri subiscono un’impennata: in particolare, se si tratta di una meta nazionale, la cifra ammonta a circa 4 miliardi di euro; se parliamo invece di una destinazione estera (secondo Il Libro Bianco del Matrimonio, l’opzione più gettonata, scelta da 4 coppie su 5, ovvero dal 78% degli italiani), il totale ascende a oltre 4,5 miliardi di euro circa. Un dato importante per mettere in luce come in termini generali il settore del wedding in Italia finisca sempre per avere un ragguardevole impatto non solo sull’economia nostrana, ma anche su quella del Paese scelto per la luna di miele.

Il tipo di rito: religioso e civile

Stando ai dati aggiornati de Il Libro Bianco del Matrimonio, l’Italia è tra tutti i Paesi analizzati, quello più attaccato alla tradizione. A tal proposito, non sorprende che le cerimonie religiose superino chiaramente quelle civili: più della metà, ovvero il 62%, non rinuncia al rito in Chiesa mentre il restante 36% opta per la cerimonia civile.

Da un confronto con gli altri Paesi europei si ha che in Spagna e in Francia, ad esempio, la situazione è praticamente capovolta rispetto al Belpaese visto che le cerimonie civili hanno guadagnato terreno rispetto a quelle religiose, finendo per diventare prevalenti (nella nazione iberica il 60% opta per il rito civile rispetto al 36% che resta ancorato alle tradizioni religiose, mentre nel Paese transalpino è il 59% a scegliere il matrimonio in Comune rispetto al 39% che non rinuncia alla cerimonia religiosa).

Oltre a ciò, viene sottolineato che in Italia nel 96% dei matrimoni cattolici le coppie scelgono un rito completo con la messa, laddove soltanto un 4% opta per un rito religioso abbreviato che dura circa 20 minuti e non prevede l’eucaristia. Numeri che attestano che i matrimoni con rito religioso godono di buona salute, anche se, in base agli ultimi dati Istat, nel 2022 sono diminuiti lievemente (-5,6%) rispetto al periodo pre-pandemico. In confronto al 2021, invece, questo tipo di celebrazioni resta pressoché invariato (-0.5%).

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