La vacanza sulla neve più cara e più esperienziale

La stagione della montagna italiana è partita bene, sia sul fronte della domanda interna sia in termini di tempistiche di prenotazione. La conferma arriva da Massimo Feruzzi, ceo di Jfc, che fa riferimento al trend relativo al ponte dell’Immacolata, che ha messo a segno “indici superiori a quelli inizialmente previsti, pur positivi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno” e alle festività natalizie durante le quali “si è confermata questa tendenza, con una forte richiesta da parte del mercato interno”.

Un andamento che, osserva Feruzzi, “è stato anche condizionato da una tendenza manifestatasi quest’anno, che è quella delle prenotazioni anticipate che hanno garantito agli operatori della filiera della montagna bianca italiana una buona base di partenza, sin dal mese di novembre”.

Intanto il comparto dimostra di reagire alla carenza di neve naturale, giocando la carta degli eventi sempre più differenziati per una vacanza sulla neve che si fa sempre più esperienziale.

Tra mercato domestico e flussi esteri

Se si guarda alla tipologia di flussi, tra domestici e non, si ha che la clientela italiana si concentra nei periodi canonici delle vacanze in montagna, il che vuol dire “nel periodo delle festività natalizie e nella settimana di Carnevale”. Quest’anno viene però registrato “un aumento delle richieste anche negli altri periodi, soprattutto per i week end”.

Per quanto riguarda gli stranieri, su tutte le nazioni “emerge l’incremento dei turisti provenienti dal Regno Unito, a seguire dai residenti nei Paesi del Nord Europa (Benelux e Paesi Scandinavi)”.

Feruzzi cita anche le “buone performance, soprattutto in questo periodo di settimane bianche”, di Polonia, Francia, Repubblica Ceca e Slovenia. “Si segnalano indicatori positivi anche dagli Stati Uniti, in prevalenza per le destinazioni top italiane”.

Nuove esperienze, eventi sportivi ed enogastronomici

Fin qui tutto bene, ma come sta reagendo il comparto della montagna alla carenza di neve naturale? Inutile negare che il fenomeno stia diventando “un refrain di ogni stagione invernale; per questo motivo le società degli impianti di risalita aumentano continuamente il proprio impegno per garantire la fruibilità delle piste con l’innevamento artificiale”.

Dal canto loro le destinazioni ampliano” il proprio palmares di offerte, proponendo nuove esperienze ed opzioni, e quest’anno vediamo una focalizzazione sulla realizzazione di eventi di vario genere, da quelli sportivi a quelli legati all’enogastronomia”, ma non solo.

I comprensori ampliano l’offerta, arricchiscono le proposte, sempre “in stretta connessione con la natura e la possibilità di trascorrere tempo all’aperto, quindi con percorsi da effettuare con le ciaspole (di vario livello, da quello family a quello semi-professionistico), camminate nei boschi, etc”.

Si verifica, inoltre, un incremento delle opzioni legate “alle esperienze da vivere in notturna, mentre vengono sempre di più eliminate opportunità lontane dai concetti di sostenibilità, come ad esempio la cena in baita con le motoslitte”.

I rincari 

Un altro tema di cui si sente sempre più parlare è quello del caro-neve. Il manager conferma che i prezzi “hanno indubbiamente subito un rincaro. Basti pensare che, complessivamente, un soggiorno sulla neve quest’anno costa l’8,1% in più rispetto allo scorso anno, con i seguenti valori di incremento per singolo servizio: scuole di sci +7,8%; impianti di risalita, quindi skipass +7,2%; bar/ristorazione +13%, prezzi delle camere alberghiere +8,2%”.

Feruzzi precisa che si tratta di “indici medi sul comparto nazionale, ma occorre anche considerare che vi sono stati aumenti superiori, in alcuni casi, al +20%”.

Il confronto con due inverni fa

Altro dato rilevante che emerge dalla analisi è che, “se compariamo i prezzi di quest’inverno con quelli di due inverni fa – quindi stagione invernale 2023/2024 Vs 2021/2022 -, gli incrementi sono decisamente superiori, perché parliamo di un +19,8% per gli alberghi, +14,6% per le scuole di sci, +19% per gli impianti di risalita e +23,4% per il settore bar/ristorazione”.

Il Trentino Alto Adige il più richiesto

Guardando, invece, alle regioni più richieste in questo momento, si ha che il Trentino Alto Adige è sempre in testa, “rappresenta il focus dell’offerta quali-quantitativa della montagna bianca italiana. Bene anche le destinazioni montane del Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta”, commenta il manager.

In sintesi il sentiment degli operatori per la stagione è “ottimo, in quanto il pre-consutivo sino ad oggi segna indici in crescita rispetto allo stesso periodo dello stesso anno, sia in termini di presenze sia di fatturato – e in questo caso anche l’incremento dei prezzi ha inciso positivamente -. In attesa degli ultimi mesi di stagione, che si annunciano anch’essi con segno più”.

Stefania Vicini

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