Aci Europe: traffico passeggeri al 95% dei livelli pre-pandemia

Sono 2,3 miliardi i passeggeri che sono transitati negli aeroporti europei nel 2023. La previsione è di una crescita del 19% del traffico rispetto al 2022, attestandosi al –5,4% al di sotto dei volumi pre-pandemia (2019). E’ un mercato caratterizzato da notevoli divari prestazionali quello che emerge dal rapporto pubblicato da Aci Europe, un mercato dinamico rimodellato da un mix di cambiamenti strutturali, resilienza della domanda e gravi tensioni geopolitiche. Nel caso degli scali, molti aeroporti hanno raggiunto record assoluti di traffico passeggeri, ma la maggioranza è ancora indietro rispetto ai volumi pre-pandemia.

Il rapporto di Aci Europe

L’aumento del traffico passeggeri del 19% rispetto all’anno precedente, è stato trainato in gran parte dal traffico passeggeri internazionale (+21%), che è cresciuto a un ritmo quasi doppio rispetto al traffico passeggeri nazionale (+11,7%), con gli aeroporti del mercato Eu+1 (Eu, Eea, Svizzera, Uk) (+19%) che hanno sovraperformato quelli del resto del mondo, Europa2 (Albania, Armenia, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Russia, Serbia, Turchia, Ucraina e Uzbekistan) (+16%).

Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, commenta così i dati: “Questa robusta crescita ha portato gli aeroporti europei ad accogliere 2,3 miliardi di passeggeri lo scorso anno – un risultato impressionante considerando le pressioni inflazionistiche prevalenti e le tariffe aeree più elevate, nonché le accresciute tensioni geopolitiche. Ciò testimonia la priorità che le persone danno ai viaggi rispetto ad altre forme di spesa discrezionale – e la dice lunga sul valore e sull’importanza della connettività aerea”.

Un recupero a più velocità

Al di là di questi risultati, il 2023 è stato caratterizzato da variazioni senza precedenti nelle prestazioni del traffico sia nei mercati nazionali sia nei singoli aeroporti rispetto ai livelli pre-pandemia (2019) – mette in luce il rapporto.

Ecco che, all’interno dei mercati Ue+, gli aeroporti di Portogallo (+12,2%), Grecia (+12,1%), Islanda (+6,9%), Malta (+6,7%) e Polonia (+4,5%) hanno sovraperformato, mentre quelli finlandesi ( -29,6%), e di Paesi quali Slovenia (-26,2%), Germania (-22,4%) e Svezia (-21%) sono ancora indietro rispetto ad una piena ripresa.

Tra i maggiori mercati Ue+, gli aeroporti della Spagna (+3%) sono stati gli unici ad essersi completamente ripresi, seguiti da quelli di Paesi quali Italia (-2%), Francia (-5,4%), Regno Unito (-6,4%). Gli  aeroporti in Germania hanno sottoperformato.

Nel resto d’Europa, gli aeroporti situati nei mercati emergenti di Uzbekistan (+110%), Armenia (+66%) e Kazakistan (+51%) hanno registrato una crescita esponenziale, in parte dovuta alle deviazioni del traffico da/per la Russia, insieme a quelli in Albania (+117%) e Kosovo (+44%) grazie alle compagnie aeree ultra low cost che hanno rapidamente implementato la loro capacità. Nel frattempo, gli aeroporti della Turchia (+2,5%) hanno appena superato i livelli pre-pandemia.

Il 57% degli scali al di sotto dei volumi 2019

“Il 2023 è stato anche un anno di ripresa a più velocità e di grandi divergenze per gli aeroporti europei in termini di traffico passeggeri – afferma Jankovec -. Mentre molti hanno superato il precedente record annuale in termini di volume di passeggeri, il 57% è rimasto comunque al di sotto dei volumi pre-pandemia. I conflitti geopolitici hanno contribuito in modo significativo a questa ripresa a più velocità, colpendo soprattutto gli aeroporti di Ucraina, Israele, Finlandia e altri Paesi dell’Europa Orientale, ma anche i cambiamenti strutturali indotti dal Covid-19 nel mercato dell’aviazione stanno avendo un impatto notevole”.

I cambiamenti strutturali a cui si fa riferimento includono “l’importanza del leisure e dei viaggi per visitare parenti e amici, nonché l’emergere della domanda bleisure, insieme ai vettori ultra low cost che si espandono e ai vettori full service che ridimensionano i loro hub e guidano il consolidamento. Sebbene questi sviluppi abbiano generalmente avvantaggiato gli aeroporti nei mercati focalizzati sul turismo interno, non c’è dubbio che abbiano anche comportato un aumento della pressione competitiva per gli aeroporti a tutti i livelli”.

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