L’inflazione non scoraggia i viaggi. Nel 2023 il turismo europeo vicino al 2019

Nel 2023 il turismo europeo si avvicina ai livelli pre-pandemia. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno gli arrivi di turisti stranieri in Europa sono stati inferiori dell’1,6% rispetto ai dati del 2019 e i pernottamenti inferiori dello 0,6%. Il che vuol dire che le pressioni inflazionistiche non hanno scoraggiato l’entusiasmo per i viaggi, nonostante i significativi aumenti dei costi nei settori dell’aviazione e dell’ospitalità. La tendenza dovrebbe continuare anche nel 2024.

A rivelarlo è l’ultima edizione del rapporto trimestrale European tourism trends & prospects pubblicato dalla European Travel Commission (Etc), che esamina le prestazioni turistiche e gli indicatori economici negli ultimi mesi del 2023.

Bene i viaggi intraeuropei

La ripresa è sostenuta dai viaggi intraeuropei, principalmente da Germania, Francia e Paesi Bassi. Anche gli arrivi a lungo raggio stanno riprendendo, ma a un ritmo più lento e mostrano variazioni significative tra regioni come l’Asia-Pacifico e il Nord America.

Commentando il rapporto, Miguel Sanz, presidente di Etc, ha dichiarato che “l’elevata domanda di viaggi osservata nel 2023 ha fornito un impulso significativo alle economie europee e contribuirà a migliorare i bilanci delle aziende turistiche, che sono state duramente colpite dalle restrizioni ai viaggi. Tuttavia, il ritorno ai livelli pre-pandemia eserciterà anche pressioni per accelerare la transizione sostenibile del settore dei viaggi. Stiamo lavorando per sviluppare nuovi indicatori che monitorino i fattori sociali e ambientali che contribuiranno a produrre strategie turistiche per misurare non solo la crescita del settore, ma anche il suo impatto sull’ambiente, sulle comunità locali e sulle imprese”, ha aggiunto.

Le mete più richieste

I viaggi europei sono rimasti resilienti negli ultimi mesi del 2023, con due terzi delle destinazioni che ha riportato una piena ripresa o registrato arrivi e/o pernottamenti entro il 10% dei livelli pre-pandemia. Tra queste, le destinazioni dell’Europa meridionale continuano a essere le prime, spinte dal clima favorevole che si estende anche alla stagione intermedia.

La Serbia ha registrato il maggior aumento di arrivi (+15%), insieme a Portogallo (+11%), Montenegro (+10%), Turchia (+9%) e Malta (+8%). Sono anche destinazioni popolari per vacanze all-inclusive e costi di viaggio più convenienti, il che è stato fondamentale per attirare viaggiatori attenti al prezzo.

Ci sono anche altri Paesi che hanno ottenuto un significativo rimbalzo rispetto al 2019: l’Islanda ha registrato un aumento degli arrivi del 12% nonostante le eruzioni vulcaniche, mentre i Paesi Bassi hanno aumentato le presenze turistiche del 16% nonostante un aumento minore degli arrivi del 2%, ma con soggiorni più lunghi.

Al contrario, le destinazioni dell’Europa Orientale confinanti con la Russia hanno registrato una ripresa più lenta, con paesi come Lituania (-32%), Lettonia (-29%), Estonia (-27%) e Finlandia (-24%) in ritardo.

Ripresa di arrivi e di pernottamenti

La ripresa sia degli arrivi sia dei pernottamenti in tutta Europa si sta verificando in un contesto di inflazione che colpisce sia il settore sia i turisti. Nel quarto trimestre del 2023, l’inflazione è aumentata del 23% rispetto ai livelli del 2019, con aumenti particolarmente pronunciati nelle spese legate al turismo come voli internazionali (+49%), pacchetti vacanza (+47%) e prezzi degli hotel (+35%). I prezzi più alti hanno messo a dura prova le finanze delle famiglie, ma non hanno scoraggiato la maggior parte di chi desidera viaggiare.

Le pressioni sui prezzi si sono leggermente attenuate negli ultimi mesi del 2023 rispetto al trimestre precedente per i costi legati al turismo, ma rimangono significativamente elevate rispetto ai livelli pre-pandemia.

Tra Cina e Nord America

Sebbene i turisti cinesi abbiano rappresentato il 13% degli arrivi a lungo raggio in Europa nel 2019, il loro ritorno dopo la riapertura della Cina è stato lento, ma costante. Gli arrivi cinesi nel 2023 sono inferiori del 67% ai livelli pre-pandemia, rispetto alla media del 22% di tutti gli altri mercati di origine a lungo raggio. Dal canto loro i viaggiatori cinesi si sono orientati maggiormente verso i viaggi nazionali.

Le destinazioni europee possono attendersi un’ulteriore ripresa da questo mercato nel 2024, che si prevede raggiungerà il 39% in meno rispetto ai dati del 2019. Si prevede inoltre che i cambiamenti generazionali e l’influenza dei social media rimodelleranno sempre più le preferenze di viaggio cinesi, spostandoli verso lusso ed esperienze più autentiche.

Al contrario, i mercati nordamericani, come Stati Uniti e Canada, hanno registrato una ripresa significativa. Due terzi delle destinazioni europee ha segnalato una crescita degli arrivi e/o dei pernottamenti dagli Stati Uniti, mentre oltre la metà ha registrato lo stesso per il Canada. Inoltre, le compagnie aeree americane e canadesi hanno annunciato sviluppi nei sistemi di prenotazione combinata volo-treno per l’Europa, a favore di un’opzione di viaggio più sostenibile.

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