L’Ai porterà nuovi lavori, ma si deve sviluppare il know how

Uno dei timori più grossi legati alla tecnologia in generale, e alla intelligenza artificiale in particolare, è che possa mettere a rischio posti di lavoro. E’ inevitabile domandarsi come tale strumento impatterà sul mondo del lavoro e come potranno cambiare le attività dei professionisti all’interno del travel? Il tema è stato dibattuto durante un recente panel che si è svolto in Bit.

La realtà ci porta a doverci confrontare con il fatto che “alcuni lavori saranno sostituiti dalle macchine, ma ci saranno nuovi lavori che si creeranno. Ciò che è importante è avere il controllo di questa tecnologia per i dati”, sostiene Fulvio Giannetti, ceo and head of Data Science, Lybra Tech (Gruppo Zucchetti).

Sviluppare nuova conoscenza

Se ci si pensa, “la storia è ricca di rivoluzioni tecnologiche che si sono portate via lavori vecchi e ne hanno introdotti di nuovi – prosegue Giannetti -. L’importante è avere la forza di sviluppare la conoscenza all’interno di ai specifiche per creare un movimento che consenta ai giovani di introdursi nel mondo del lavoro in modo agevole in questo specifico campo”.

Il manager non ha dubbi sul fatto che “nuovi lavori saranno generati, ci saranno diversi profili che andranno ad allenare le macchine a fare determinati lavori, ci sarà quindi un konw how che dovrà essere alimentato per non perdere i nuovi posti di lavoro che si creeranno”.

Giannetti fa un accenno al nostro Paese e al fenomeno della delocalizzazione messa in atto, “siamo diventati per lo più quelli che consumano che quelli che producono e questo si porta via il know how e potrebbe accadere anche nella parte dei servizi che invece sono una opportunità, ma va alimentata”.

Non è tutto Ai

Il consiglio dato dal manager è che si deve creare “un percorso virtuoso per prendere il meglio da queste nuove tecnologie senza paura, tenendo presente che l’intelligenza artificiale non serve per tutto, ci sono casi in cui una media funziona meglio di una applicazione, di un machine learning, ma non è tutto machine learning, non è tutto ai”.

Il messaggio è “avere meno paura, essere più curiosi e creare un ambiente virtuoso che consenta di creare nuovi posti di lavoro su queste nuove tecnologie”.

La difficoltà delle risorse umane

C’è però anche un altro tema che introduce Luca Adami, cmo e cto, Volonline, è “la difficoltà a trovare risorse umane valide”. Il manager accenna al fatto di quando ha iniziato il suo percorso lavorativo, “c’erano 5 milioni di giovani sul mercato, oggi per questioni anagrafiche sono molto meno. E’ bene tener presente che l’intelligenza artificiale accelera un processo di singularity – afferma – è più facile che nascono delle novità tali da cambiare completamente il mercato rispetto a due o cinque anni fa”.

Secondo Adami in questo momento è difficile fare proiezioni e capire cosa succederà da qui a dieci anni. “Il nostro processo di digitalizzazione – afferma – non è stata una scelta è stata una necessità. Siamo passati da 80 a 130 mln di euro quest’anno con praticamente le stesse persone, a parte alcuni reparti, le persone addette alle vendite sono le stesse”.

Stefania Vicini

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