Eventi, prezzo, cultura del viaggio le leve per l’overtourism

Come si tutela un borgo dall’overtourism? “Facendo cultura”. È la risposta di Fabrizia Pecunia, sindaca di Riomaggiore e consigliere Parco Nazionale delle Cinque Terre a fronte di quello che è l’approccio sperimentato dalla località ligure. L’occasione per parlarne è stato il panel “Overtourism, il ritorno: le strategie per evitare gli affollamenti”, che si è svolto in Bit.

Territori, enti, operatori e hospitality si sono confrontati mettendo sul tavolo quelle che possono essere le soluzioni per cercare di convogliare i grossi flussi in modo che non diventino un’arma a doppio taglio per i territori. Perché se viaggiare porta linfa vitale ai Paesi è anche vero che si deve cercare di non mettere a repentaglio certi equilibri. Un tema non facile, di cui si è dibattuto spesso, soprattutto prima della pandemia.

Il modello Riomaggiore

Fermo restando che il “turismo è fondamentale, l’economia si basa su questa voce, ci vuole grande responsabilità nella gestione e Riomaggiore fa cultura – ha detto il sindaco -. Nel 2023 abbiamo sperimentato una parziale riapertura della Via dell’Amore secondo il nuovo modello per farlo diventare il nostro modello di turismo come risposta al sovraffollamento”. Il format? Incrementare le esperienze e accompagnare il turista. La Via dell’Amore è aperta su prenotazione. Inoltre, vengono previsti più eventi culturali durante l’anno, “che sono anche momenti di riflessione e confronto con le persone, con visite nei sentieri per connettere a 360° tutto quello che rappresentano le Cinque Terre e Riomaggiore”. Non solo il mare, ma anche l’entroterra e la sua cultura, il che permette di entrare in connessione con gli abitanti e di vivere esperienze.

Una visione condivisa

La Slovenia, invece, come si tutela? “Prima della pandemia si parlava sempre di overtourism – osserva Aljoša Ota, direttore, ente sloveno del Turismo in Italia –, il tema è stato accantonato per un paio di anni, ma senza la gestione dei territori si rischia”. A detta del manager “non esiste l’overtourism, ma una gestione non ottimale delle destinazioni”.

Si deve quindi mettere a fuoco una strategia che parta dall’ente, dal vertice. In questo caso la Slovenia ha lavorato assieme ai sindaci di alcune località per limitare gli ingressi in certi momenti dell’anno. Per esempio, Bled ha chiuso “l’accesso alle auto prima di arrivare nel Paese”. Per realizzare tutto ciò serve “una strategia legata alla gestione dei territori che deve interpretare una visione che parte dall’alto, condivisa da tutti”.

Il compito del t.o.

È fondamentale quindi la governance dei flussi, ma un t.o. come può aiutare nella redistribuzione degli stessi? Marco Peci, direttore commerciale Quality Group, mette a fuoco prima un dato su cui riflettere: “Nel 2030 saranno circa 1 miliardo e 800 milioni le persone che viaggeranno fuori dai loro confini per turismo”. E il turismo organizzato ha un ruolo fondamentale perché mette in connessione con chi gestisce il territorio. I suggerimenti del manager sono di vario tipo a partire dalla necessità di “controllare i flussi, spingere le stagioni di spalla, dare valore al territorio, serve una maggiore profondità culturale”, afferma.

Cosa fa il t.o? Aiuta a regolare i flussi, gestendo le prenotazioni. “Si possono promuovere le bellezze e i tesori nascosti collaterali, destagionalizzare l’offerta. Le destinazioni che ricevono turisti solo in pochi mesi devono comprendere che i flussi vanno spalmati”. Peci suggerisce lo sviluppo di nuove mete turistiche, di nuove aree per valorizzare le esperienze. Di divulgare quella che è “una cultura del viaggio”.

La leva del prezzo

Le soluzioni offerte dal fronte dell’ospitalità? Secondo Sara Digiesi, ceo, BWH Hotels Italia e Malta, con un portfolio di 4mila strutture, in oltre 100 Paesi e 170 strutture in Italia, “non c’è una ricetta unica. Gli strumenti commerciali sono molteplici, ma si deve considerare il Paese di origine della domanda – fa presente la manager -. Quello che per noi è il mese in cui si va in vacanza non è uguale a quello del Paese di origine della vacanza”.

C’è anche un tema demografico da tenere in considerazione. Ci sono per esempio target che hanno una disponibilità di tempo superiore o una età che richiede una modulazione diversa del viaggio. Per esempio, si può ragionare sull’offerta rivolta al target senior, ma si deve anche considerare la motivazione del viaggio e poi c’è la leva del prezzo. Un aspetto che trova concorde Oliver Winter, fondatore e ceo a&o Hostels, che gestisce l’overtourism utilizzando proprio “la leva dei prezzi al fine di favorire una destagionalizzazione dei flussi turistici e un controllo durante l’alta stagione. L’obiettivo viene raggiunto attraverso l’offerta di tariffe competitive durante la bassa stagione e incentivando gli ospiti a prolungare la loro permanenza, per ridurre il turnover di ospiti nella struttura”.

Il manager prende come esempio l’a&o Venezia Mestre, “si osserva che durante la bassa stagione l’occupazione è oltre il 50% dimostrando la riuscita della destagionalizzazione. Questa struttura rappresenta un esempio eccellente anche per la sua posizione non sull’isola, ma sulla terraferma, contribuendo non solo a mitigare l’impatto dei flussi turistici, ma fornendo un contributo sociale ad un quartiere, nei pressi della stazione, precedentemente degradato”. Il contributo di a&o Hostels alla comunità locale si riflette anche “nella selezione dei fornitori, dando la priorità a partner locali”. Winter afferma che questo approccio è previsto anche “per la prossima apertura a Firenze, presso Campo di Marte, per giugno 2024”.

La carta del turista repeater

Da Venezia a Roma. Due casi emblematici. La Capitale si sta avvicinando a impegni importanti. A fare le sue considerazioni è Giuseppe Roscioli, presidente Federalberghi Roma, che parte dal fatto che “la destagionalizzazione non si crea da sola, ma va creata, dai diversi attori, t.o, destinazioni, sistema ricettivo. Si deve creare una rete”. Di overtourism soffrono in particolari i punti di interesse dei luoghi turistici, “di 50 mln di presenze l’anno a Roma, 48 mln vanno al Colosseo”, dice Roscioli. Cosa si può fare? Puntare sul turista repeater in quanto quando torna nella medesima città, “non si reca più nei 5-6 posti più famosi. È lui stesso che destagionalizza. Si deve pertanto andare in quella direzione”.

Ota suggerisce di “creare un’offerta destagionalizzata reperibile tutto l’anno”, suscitando interesse anche verso punti non focali, meno conosciuti. “In Slovenia abbiamo fatto diverse azioni, anche dei questionari per i cittadini per sapere se, secondo loro, c’è troppo turismo. In base alle risposte si fanno gli interventi”.

La Slovenia ama anche confrontarsi con le nuove tecnologie che possono “dare una mano importante in termini di economicità, efficienza, efficacia. Abbiamo fatto dei progetti con la blockchain e credo che l’intelligenza artificiale sia una grande opportunità – dice Ota -. All’interno del portale stiamo implementando un nuovo chat boat e una nuova interfaccia utente. Non si parte più dal prodotto, ma dalle scelte del turista”. Ota crede che le nuove tecnologie siano “una vera opportunità per ovviare a queste tematiche”.

Il tallone d’Achille del turismo semmai è che “non abbiamo ancora la cultura di integrarci, tra governo, territorio, operatori, popolazione”, dice Peci. Si deve puntare su “prodotti alternativi, integrando anche la popolazione locale in modo più ampio con uno sviluppo verticale e orizzontale della destagionalizzazione”. Il manager suggerisce di “ridurre i flussi eccessivi, ma non la ricettività”. In pratica ridurre i flussi senza ridurre l’ospitalità.

L’appuntamento con il Giubileo

Tra i grandi eventi di cui Roma sarà teatro c’è il Giubileo nel 2025. E’ possibile prepararsi? Roscioli risponde affermativamente, ma “il problema è che non lo stiamo facendo. In dieci mesi nessuno mi ha chiamato – dice -, pare che questo Giubileo interessi a pochi. Quando c’è un evento come questo una parte di turismo è spaventata”. La prova arriva dai numeri, il Giubileo del 2000 rispetto all’anno prima ha messo a segno un +4,5% di presenze, “nel 2001 l’incremento è stato del 17,5%”.

Roscioli non è preoccupato tanto per il Giubileo, ma per “la concentrazione di tante persone in poco tempo in un solo posto. Si devono saper gestire e non ci aiuta nessuno. In più c’è da dire che le date evento del Giubileo sono concentrate nella stagione alta romana”. La possibilità di fare le cose non manca, “ma bisogna farle, mettersi a tavolino per vedere come redistribuire i flussi”.

Gestire i flussi vuol dire anche migliorare la qualità del soggiorno dal punto di vista dell’ambiente e della sostenibilità. In questo Bwh è molto attenta, la catena ha comunicato di recente di essere diventata società benefit. Si deve agire in più ambiti, energia, acqua, rifiuti, comportamento delle persone. “Oltre 4 mln di presenze vanno gestite anche dialogando con il nostro cliente, è necessario essere consapevoli del valore delle risorse e dello sforzo che gli operatori mettono in campo per offrire un prodotto di qualità”, dice Digiesi.

Stefania Vicini

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