EDITORIA - EVENTI - SERVIZI DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE
Creare una house of brands, l’obiettivo di Aldo Melpignano

Una storia che nasce nel 1996 con la Masseria San Domenico, la casa di famiglia trasformata in albergo e gestita dalla mamma. Una storia che poi ha appassionato tutta la famiglia. A raccontarla è Aldo Melpignano, fondatore e amministratore delegato di Egnazia Ospitalità Italiana, in occasione del 2° Pambianco Hotellerie Summit. Il passo successivo è stato l’acquisto di un terreno negli anni ’90 dove sorge Borgo Egnazia. L’intenzione del padre era quella di fare una collaborazione con un grande brand del lusso e magari vendere, ma la storia è andata diversamente, come racconta il manager nel ripercorrere le tappe che lo hanno portato allo sviluppo attuale. Si decise di non vendere e così è stato. “Io a 29 anni ho preso in mano una storia di sviluppo”, che ha dato ottimi frutti. Basti dire che Borgo Egnazia nel 2023 ha fatturato 74 milioni di euro e il business plan era di 25 mln. A dimostrazione che “da cosa nasce cosa”. La sua idea è sempre stata che in Italia “l’ospitalità alto di gamma abbia bisogno di forme di aggregazione“.

Obiettivo 20 strutture in gestione diretta

Egnazia Ospitalità Italiana è la management company che oggi gestisce 3 dei 5 alberghi di proprietà di famiglia e 6 gestioni di proprietà di terzi con management contract, “tre aperti, tre in fase di sviluppo e tre in apertura nel prossimo anno e mezzo”. L’obiettivo numerico è arrivare a 20 strutture in gestione diretta nei prossimi cinque anni e a circa 250 milioni di fatturato. Cortina è aperto, per Matera e Ostuni è previsto un riposizionamento.

L’obiettivo dichiarato è “concentrarsi sulle gestioni, il modello del management contract è molto interessante a mio avviso, ma non ci spaventano le mura”, afferma, si valutano pertanto se esistono delle opportunità di investire. “Ogni albergo è gestito con la sua identità. Egnazia non è un brand per i consumatori, c’è il progetto di lanciare una collezione su alcune delle strutture che abbiamo in gestione e di quelle che arriveranno, oggi vendiamo la nostra expertise, non abbiamo ancora sviluppato un brand”. Borgo Egnazia è visto come un caso studio, “da lì ci siamo industrializzati – dice – e abbiamo costruito un team e strumenti che ci permettono di fare anche altro”.

Il sogno nel cassetto

Il sogno nel cassetto è chiaro: “Trovare una formula per aggregare le strutture di qualità italiane, dove ognuna possa mantenere la propria identità e controllo, facendo sistema nelle aree dove è utile. Una house of brands – come la chiama il manager -, la casa di tutti i grandi marchi dell’ospitalità italiana dove si collabora e dove ognuno resta proprietario”. Alla domanda se preveda un ingresso in Borsa, il manager risponde: “Fino a lì non sono ancora arrivato con il pensiero, adesso l’idea è di farlo e poi vedremo”. Quanto allo stato dell’arte di questo progetto, afferma: “Con alcuni amici e colleghi qualche chiacchiera l’ho fatta e ho detto ci sentiamo tra un anno-un anno e mezzo, stiamo mettendo in chiaro le idee”.

In merito al piano di sviluppo di Borgo Egnazia (che ha 184 camere) il manager accenna al fatto che c’è in lavorazione un nuovo spazio per eventi, “era in cantiere da tanto”, afferma, ma visto che quest’anno ospiteranno il G7 a giugno, serviva spazio ulteriore. Stanno poi realizzando “tre nuove stanze”. Gli investimenti sono sul fronte delle attività nuove che si possono praticare, su di un’attenzione al territorio, all’artigianato locale, con una fondazione che lo supporta.

Una stagionalità lunga un anno

Un occhio di riguardo è volto agli eventi, come spiega Melpignano, “abbiamo acquisito – come famiglia – un’ex area industriale sul mare che diventerà uno spazio per grandi eventi, per mostre, rassegne cinematografiche per dare più forza all’aspetto culturale presente sul territorio. C’è poi un progetto di ville attorno, ma su Borgo Egnazia è stato costruito tutto quello che si poteva”.

Quanto alla sua stagionalità è più o meno di dieci mesi, “in una destinazione dove prima con S. Domenico si lavorava tre mesi – afferma -, poi con Borgo Egnazia nel 2010 si lavorava sei, oggi si lavora quasi tutto l’anno. La chiusura è fisiologica, ma la mia speranza è che in Puglia si possa lavorare tutto l’anno”.

A tal proposito il personale viene riconosciuto quale punto di forza. “E’ dove abbiamo sempre lavorato – sottolinea -, abbiamo certificazioni internazionali, siamo bravi a creare un team e abbiamo un numero di persone di gran lunga superiore interessata a lavorare con noi rispetto ai posti che abbiamo – sottolinea il manager -, oltre ad avere una retention molto alta”, che il manager vorrebbe poter condividere con gli altri professionisti del settore nel progetto dell’house of brands a cui sta pensando.

Stefania Vicini

Tags:

Potrebbe interessarti