EDITORIA - EVENTI - SERVIZI DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE
Bluserena si apre ai mercati internazionali. Obiettivo: stagionalità a 150 giorni

Un fatturato di circa 108 milioni di euro nel 2023, 4.200 camere, un portfolio di 13 strutture tra mare e montagna, di cui 12 in destinazioni mare (Sardegna, Puglia, Sicilia, Calabria, Abruzzo) e un hotel in montagna a Sansicario (Piemonte). Sono i numeri di Bluserena Hotels & Resorts, che nei primi mesi dell’anno sta mettendo a segno “un buon trend”, come dichiarato dal ceo Marcello Cicalò, in occasione del 2° Pambianco Hôtellerie Summit.

Il manager ripercorre alcune tappe salienti della catena, la cui proprietà oggi è al 100% del fondo spagnolo Azora. Il passaggio delle mura e della società di gestione è avvenuto nel 2021, “è stato un passaggio epocale in quanto Bluserena è nata da una famiglia di imprenditori da un unico albergo a Pescara, che oggi sono diventati tredici con 4.200 camere “, sottolinea il manager. Una scelta, quella del passaggio al fondo, che si potrebbe ricondurre al fatto che l’azienda aveva raggiunto una grandezza tale da necessitare una “gestione più manageriale per cui è entrato il fondo al 100% e la famiglia è uscita”.

L’arrivo del manager è avvenuto a fine 2022. Come lui stesso dichiara si tratta di “un grande progetto di riposizionamento, affinamento del prodotto, mantenimento delle qualità storiche di Bluserena e ampliamento degli asset da acquisire”. Si tratta di un progetto a medio-lungo termine.

L’ingresso del fondo e i cambiamenti fatti

Al suo arrivo in Bluserena ciò che lo ha colpito in modo particolare è stata “la passione delle persone”. L’azienda conta circa 130 dipendenti fissi, che diventano 2.500 d’estate. Il manager ne sottolinea il forte “attaccamento al brand, credo sia la forza di Bluserena”, dice, che ha dalla sua anche circa un 50% di ospiti repeater.

Un team di persone che ha dimostrato “un’ottima adattabilità al cambiamento”. Il manager sottolinea, infatti, che nel giro di un anno è stata riposizionata la parte dell’immagine del gruppo, “abbiamo investito 55 milioni di euro  per ristrutturazioni e quest’anno ne faremo un’altra trentina”.

Sono stati messi in atto dei miglioramenti a livello di prodotto e sono state inserite delle attività tipiche “di una azienda gestita a livello manageriale, come la reportistica, il controllo di gestione più dettagliato, l’uso dell’inglese nel 50% delle attività, prima era una azienda italiana”. Il team è stato sottoposto ad un “processo di cambiamento serrato, ma ha reagito benissimo”, sottolinea il manager. A fine marzo sarà lanciato il nuovo sito. Nel primo anno sono stati ristrutturati 5 alberghi, su 13, il che ha comportato anche un “innalzamento di prodotto”.

L’apertura ai mercati internazionali

Tra i processi in atto c’è quello della internazionalizzazione, come dichiara il manager la catena si sta “approcciando ai mercati internazionali, fino al 2022 aveva il 95% di clientela italiana, il che sta già cambiando da quest’anno. Un processo che poi concretamente comporta anche una serie di modifiche ulteriori, cioè negli alberghi vuol dire “fare training sui dipendenti, l’inserimento dell’inglese, l’animazione che prima era esclusivamente italiana, con un approccio più internazionale. Sono enormi cambiamenti”. Tutto ciò non va a snaturare i punti caratterizzanti l’azienda, come per esempio l’attenzione al target della famiglia, ai bambini, all’animazione da 0 fino a 17 anni, l’offerta vasta di spiagge che permette “di avere un ombrellone per camera fisso per tutto il soggiorno. Si mantengono gli aspetti tipici del prodotto”.

Si è messo mano al controllo di gestione, reportistica con l’inserimento di standard comuni nel settore, ma più a livello internazionale e che magari non sempre lo sono in una azienda gestita a livello familiare. “”Questo ha richiesto un intervento più massiccio, come l’inserimento di un Crm, collegarlo a tutti i software principali, l’inserimento di gestionali più strutturati”. Nel primo anno l’azienda ha lavorato su queste aree, negli anni a seguire si potrà dedicare alla espansione e allo “sviluppo e ricerca di nuovi alberghi”.

Si punta ad una stagione di 150 giorni

Interpellato sul tema annoso dell’allungamento della stagione, Cicalò fa presente che al suo arrivo “il soggiorno medio era di 128-130 giorni, molto breve – afferma -, il che comporta difficoltà nella assunzione del personale, contratti brevi”. A fronte del fatto di avere alberghi in regioni come Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Abruzzo, si punta a stagionalità di almeno 150 giorni. “Vuol dire l’inserimento di segmenti internazionali, ma anche lavorare di più sugli eventi e sui gruppi”.

Il manager fa presente che si tratta di un obiettivo in media, nel senso che “ci sono strutture dove si può ipotizzare una stagionalità di 180 giorni, come in Sicilia, dove a marzo c’è un bellissimo tempo. Si deve lavorare prevalentemente sulla distribuzione e sulla accoglienza di clienti provenienti da Paesi fuori dall’Italia“.

Valutazioni su diversi asset

Parlando dei piani di espansione il manager conferma quanto dichiarato di recente e cioè che si sta guardando a diverse aree, “la costa, laghi, country resort o sky resort dove ne abbiamo solo uno”. Al momento sono in atto delle valutazioni su diversi asset, “ne abbiamo due o tre che sono particolarmente caldi”, afferma il manager. Le città al momento non sono tra le priorità, ma Cicalò afferma che “non è escluso”.

Interpellato sul settore del turismo italiano su eventuali carenze ancora presenti, il manager non esita ad affermare che lo si è “nel fare quadrato, l’industria del turismo ha una importanza rilevante,  ma dal punto di vista di lobby dovremmo essere più influenti”. Parlando del brand Italia sottolinea che “è conosciuto in tutto il mondo, ma poi alla fine è più l’immagine, il desiderio dell’Italia, ma non capitalizziamo come dovremmo alle fiere, non c’è una forte identità, ci sono regioni che hanno lavorato bene e altre che non capitalizzano”. A detta del manager lo si dovrebbe fare “tutti assieme come destinazione Italia”, il che andrebbe a beneficio di tutti, “non sono molto favorevole agli orticelli”, ma si dice felice di collaborare con altri gruppi e persone in una ottica di sinergie.

Stefania Vicini

Tags:

Potrebbe interessarti