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Villa d’Este e il modello per destagionalizzare il lago

Dichiara di avere l’abitudine di vedere “il bicchiere metà pieno piuttosto che metà vuoto”. Parte da qui Davide Bertilaccio, ceo Villa d’Este Hotels, nell’analizzare il 2024. Lo ha fatto durante il suo intervento al 2° Pambianco Hôtellerie Summit.

Parla di “cauto ottimismo”, in linea con il pensiero generale di chi è intervenuto prima di lui, in quanto crede che ci sia ancora la possibilità di “vedere una spinta nel mercato, essere in Italia e nella top 3 destinazioni più desiderate al mondo dà la possibilità di restare ottimisti”, afferma. Anche se la Spagna è stata più brava dell’Italia in questi ultimi tempi, come gli viene fatto presente, afferma che è una performance che lo sorprende, ma allo stesso tempo se ne rallegra, in quanto pensa che tutto ciò ci debba motivare, “credo ci sia tanto da ottimizzare nel nostro Paese, l’importante è crederci. Vedere qualcuno davanti deve essere stimolo di spinta e voglia di migliorarsi”.

La battaglia sarà sul prezzo medio

Quanto alla società, dal punto di vista occupazionale vede “un assestamento” ed afferma che la battagliasarà sul prezzo medio, ci sarà un incremento delle revenue basate sul prezzo medio piuttosto che sull’occupazione”, il che gli piace molto in quanto “dà la possibilità di offrire un servizio completamente diverso”.

Cioè offrire “esperienze emozionali in un momento in cui tutto è raggiungibile con un click, è meccanico e prevedibile, il fatto di poter sorprendere con esperienze tali dà la possibilità di essere differenti dagli altri. Io ci credo moltissimo”, dice.

Una storia di passione

Il manager è da due anni alla guida di Villa d’Este, “proprietà che l’anno scorso ha festeggiato 150 anni, ma ha alle spalle 300 anni di storia”. La missione è stata “riuscire a portare Villa d’Este nel XXI secolo, tramandarla e mantenere un Dna importante”. Villa d’Este è una società per azioni, con qualche centinaio di azionisti, spiega il manager. La famiglia Fontana detiene il 75% del pacchetto.

Una storia che ha conquistato il manager, che proviene da un mondo diverso, quello delle catene alberghiere, “dei processi standardizzati per far funzionare la macchina”. E, invece, si è trovato “in un mondo dove processi e procedure potrei appoggiarli sul tavolino e vivere d’emozioni”, afferma. Una storia di passione che viene tramandato anche dallo stesso personale. Oltre alla famiglia Fontana, che ha preso la maggioranza nel 2007, rivelando un attaccamento che “va oltre il risultato finanziario, ma punta a mantenere la tradizione, assicurandosi che resti italiana”. Il manager conferma che qualche offerta è arrivata, ma c’è la forte convinzione di continuare questo percorso.

“Per noi il focus sarà quello di trovare nuovi talenti, “portare delle persone, crescerle e trattenerle è una sfida. Abbiamo iniziato un processo di ricerca”. A tal proposito il manager si aggancia al tema della formazione e alla necessità – presente nel nostro Paese – di dover lavorare su questo aspetto, basti dire che ci sono 11 scuole alberghiere in Svizzera.

In termini di investimenti e seguendo la volontà della famiglia, che è quella di riportare tutto ciò che era di Villa d’Este a Villa d’este, così è stato fatto nei confronti di Villa Belinzaghi, che è stata riportata nel patrimonio di Villa d’Este di cui faceva già parte. “Gli azionisti credono molto nella destinazione, sull’italianità, su Cernobbio, sul Lago di Como, ci sono molti interessi che gravitano sulle sponde del lago”.

La ricerca sul filo della storicità

Il manager accenna al fatto che la società ha anche una proprietà in Toscana, datata 1522, Villa La Massa, ristrutturata prima della pandemia, con sei edifici. L’idea è di continuare “sul filo della storicità la ricerca di edifici che abbiano unicità storica con la possibilità di espandersi sempre in Italia”.

Come si destagionalizza il lago

A suo avviso per Villa d’Este “c’è ancora potenziale di crescita”. Afferma di essere stato “il primo a credere nella destagionalizzazione del lago, che non è semplice”, ammette, ma sta dando i suoi frutti. Quando è stata presa la decisione di non chiudere in autunno, ma di  proseguire fino all’inizio dell’anno successivo c’è stata una “bella reazione da parte della comunità” e si spera che questo possa motivare anche tutti gli altri player del lago “a credere che l’Italia non debba essere considerata solo una destinazione primaverile-estiva”.

Certo per attuarlo si deve “lavorare sulla destinazione, offrire alle persone la possibilità di venire per un motivo definito”. Como era già conosciuta in quanto aveva investito molto sul Natale. E così ha fatto anche Villa d’Este, che ha scelto di investire sulla possibilità di creare “un qualcosa che attraesse l’attenzione con addobbi natalizi che sono stati un successo a livello internazionale, destando attenzione”.

Si è cercato di offrire “esperienze che si possono vivere in primavera-estate”, come ammirare il lago dalla terrazza, ma al coperto, con green house e caminetti. “Ci siamo divertiti nel cercare di offrire esperienze che potessero attrarre anche al chiuso, come le chocolate room, i concerti, creando un ambiente autunno-invernale invitante”. Seppur tutto sia partito 20 mesi fa il tasso di occupazione “è stato molto soddisfacente – afferma -, c’è stata molta richiesta e l’aspetto f&b ha funzionato. Abbiamo fatto anche serate a tema”. Villa d’Este vive di oltre 290 giorni di stagionalità. Il manager è soddisfatto in quanto “lavorare per un’Italia che funzioni dodici mesi all’anno è il mio goal”, dice.

Stefania Vicini

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