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L’Hotel Passalacqua riporta in auge il concetto di “villeggiatura”

Una piccola azienda, ma opera nel settore dell’ospitalità da 50 anni. Una realtà familiare che ha al suo attivo un portfolio di tre strutture, Grand Hotel Tremezzo, Sheraton Lake Como e Hotel Passalacqua. Quest’ultimo è stato decretato miglior albergo del mondo secondo la prima classifica di The World’s 50 Best Hotels. A distanza di mesi, Valentina De Santis, ceo & owner Grand Hotel Tremezzo, Passalacqua e Sheraton Lake Como, si emoziona ancora a rivivere quel momento e a commentarlo, come ha fatto, intervenendo al 2° Pambianco Hôtellerie Summit.

Il sogno Passalacqua

Amore e cuore, questi i due ingredienti clou che, a suo avviso, sono stati riconosciuti. “Passalacqua era una villa privata che abbiamo acquistato dal precedente proprietario (tramite asta privata, ndr), un americano che viveva lì con la sua famiglia e che poi deciso di venderla”, racconta De Santis. Nel ripercorrere alcune tappe, sottolinea anche che, nel momento in cui è stata visitata la proprietà, i suoi genitori e lei non hanno avuto dubbi sul fatto che fosse un sogno da provare a realizzare.

L’idea della villeggiatura

“Per la prima volta come famiglia ci siamo trovati tutti allineati in una visione per rilevare la struttura”, afferma De Santis e l’idea portata avanti è stata quella di “rispettare il dna di questo posto magico, generoso in bellezza, in natura”. La villa è stata costruita a fine 700 da un conte, “ci siamo immaginati come fosse la vita allora, come venisse usata e goduta da chi a quel tempo faceva villeggiatura”. Un termine desueto, ma che è alla base dell’idea portata avanti dalla famiglia, che ha voluto far rivivere la villeggiatura sul lago.

“Tutta la storia della mia famiglia è nata come imprenditori alberghieri con il Grand Hotel Tremezzo, nato nel 1910 per essere un grand hotel, di cui abbiamo rispettato l’anima. La stessa cosa è stata fatta su Passalacqua”. Cioè rispettare la sua natura di villa privata e “sviluppare un’ospitalità che desse l’idea di essere a casa, cercando di renderlo un po’ meno cliché e più realtà”.

L’anima del Grand Hotel Tremezzo

A dare soddisfazione anche il Grand Hotel Tremezzo, acquisito dal nonno, che era un imprenditore, attivo in altri settori, tra assicurazioni e adv, passando davanti all’hotel molte volte, se ne innamorò. Lo acquistò, ma mancando giovane, non potè portare avanti la sua idea di sviluppo. L’hotel al momento in cui era stato acquistato necessitava di essere riportato ai suoi antichi splendori, “è stato un lavoro lungo – spiega la manager -, noi siamo una piccola azienda che ama fare le cose pezzo per pezzo e negli ultimi 10-15 anni abbiamo dato un grosso boost agli investimenti per portalo a essere di nuovo una struttura di riferimento del lago”.

I nuovi progetti

Interpellata in merito a nuovi progetti, la manager afferma che le piace “rimanere con i piedi per terra e, come è successo per Passalacqua, penso che siano i puntini della vita che si devono allineare. Non abbiamo progetti di espansione a livello di filosofia aziendale. Il premio non è un punto dia arrivo, ma di partenza”, spiega e l’idea portata avanti è quella di migliorare, “portare all’eccellenza quello che già abbiamo. C’è sempre un’area miglioramento – afferma – e il prossimo passo è alzare l’asticella e fare meglio di quanto abbiamo fatto prima”.

De Santis lo dice chiaramente: “Non ci interessa crescere in quantità, ma sulla qualità, su ciò che si offre agli ospiti. Oggi si parla spesso di lusso”. A suo dire sta virando come concetto, “fino a pochi anni fa era relegato a offerte estreme e a ostentazione, ora verso l’offerta di semplicità, verso l’autenticità, al guardare alle proprie radici. Siamo in un Paese che è nella top 3 dei Paesi più desiderati e il Lago di Como sta vivendo un momento di grazia, abbiamo la possibilità di accogliere tante persone che vengono per ammirare le bellezza italiane e condividere il nostro stile di vita che è un brand a livello internazionale e uno dei desiderata dei viaggiatori, soprattutto quando si parla di lusso”.

Stefania Vicini

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