Le incognite del business travel

Il settore del business travel sta vivendo una fase di consolidamento e internazionalizzazione, con le Tmc (Travel Management Companies), che perseguono un piano di espansione oltre i propri confini nazionali. Questo processo riflette da un lato la globalizzazione dell’economia e dall’altro la necessità di gestire viaggi d’affari in modo più efficiente, tenendo conto delle aumentate esigenze dei viaggiatori e dei costi in continua crescita. Esempi recenti sono quelli di Amex Gbt, che, con un colpo da 570 milioni di dollari, ha annunciato un accordo definitivo per l’acquisizione di Cwt, transazione che dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2024, e che lascia molti interrogativi aperti sui riflessi in ambito delle risorse umane, delle tecnologie da adottare. L’operazione dovrebbe tra l’altro offrire l’accesso alle piattaforme proprietarie di Amex Gbt come Neo1, Neo ed Egencia, oltre a Select, che si integra con i principali partner tecnologici. Se nelle intenzioni del ceo di Amex Gbt, Paul Abbott, c’è l’offerta di maggiore scelta ai clienti e valore agli azionisti, si tratterà, nel tempo, di capire i riflessi in campo lavorativo.

Gioco di volumi

A sentire il banchiere d’investimento di Cambon Partners, Morgann Lesné, “il business travel è un gioco di volumi, per i clienti e per i fornitori”. A suo dire le dimensioni sono l’unico modo per realizzare economie di scala e conseguire redditività interessanti. Altra operazione che decreta l’era degli accorpamenti è poi quella che ha riguardano Direct Travel Inc., leader di mercato nella gestione delle trasferte aziendali, che è stato acquisito da Steve Singh, importante venture capitalist e fondatore della più grande società di gestione delle trasferte e delle spese del mondo, Concur.

Fattori positivi e negativi

Certo le economie di scala sono la prima ragione di tali operazioni, che consentono alle Tmc di proporre tariffe più competitive, ma c’è poi l’aspetto della tecnologia avanzata, che impone un miglioramento nella gestione dei viaggi grazie a strumenti digitali. Altri fattori positivi possono essere la maggiore capacità di adattarsi alle esigenze specifiche dei clienti e l’accesso alle gare internazionali, così come un piano di assistenza continua in caso di emergenze. Sul fronte dei punti deboli, oltre al rischio di un drastico taglio delle risorse umane, può subentrare la perdita della capacità di dedicarsi a servizi su misura, un danno più acuto in caso di problemi tecnici dovuti all’integrazione tecnologica, la complessità normativa dei vari Paesi che può portare ad una gestione dei viaggi più complicata. Infine, lato consumatore, la minore concorrenza può portare a prezzi più alti.

Lo stimolo all’innovazione

In Italia, l’evoluzione del mercato potrebbe stimolare l’innovazione e la competitività delle Tmc locali. Da questo punto di vista il processo di internazionalizzazione che sta contagiando alcune realtà può portare ad uno sviluppo di business e di know how. La chiave del successo sarà l’adattabilità delle Tmc alle mutevoli esigenze del mercato e la loro capacità di offrire soluzioni innovative e sostenibili.

Il mercato italiano delle aziende inizia a domandare l’internazionalizzazione, ma è importante comprendere bene quale sarà il bisogno. Ne è convinto Piergiulio Donzelli, neo amministratore delegato Gattinoni Business Travel. A suo dire l’internazionalizzazione “può apportare benefici laddove si abbia una tipologia di clientela che ha bisogno di servizi di questo tipo, ma non è un qualcosa senza il quale non si vive – fa presente il manager -. È chiaro che il mondo sta andando verso una diversificazione, una globalizzazione anche di player di primordine e anche il mercato italiano ci si sta avvicinando”.

Nel caso specifico del Gruppo Gattinoni e della business unit che vede il manager alla guida, si dovrà capire prima qual è “la nostra organizzazione e quali saranno effettivamente le esigenze della nostra clientela perché, a livello di internazionalizzazione, nessuno impedisce di portare avanti collaborazioni come quelle che abbiamo in essere in questo momento”. Donzelli lo dice chiaramente: “Non c’è una regola che dobbiamo scrivere, perché ogni azienda è diversa così come ogni cliente”. Nel caso del manager ciò che lo ha sempre guidato “e che mi guiderà sempre, è il cliente. Le sue esigenze, esperienze e bisogni sono ciò che mi portano ad organizzare”.

E’ lo stesso approccio della tecnologia “che è al servizio del cliente e dei miei collaboratori, non è un gadget che mostro per far vedere che ne sono in possesso, ma che poi non viene utilizzato. Credo che una realtà come la nostra potrà dire la sua anche per supportare le adv partner da un punto di vista di tecnologia”. Donzelli mette in evidenza però che “il percorso è ancora lungo e le esigenze di una realtà con i numeri del bt di Gattinoni non necessariamente sono compatibili con quelle di altre realtà con taglio inferiore o con tipologia di clientela diversa, quello è il punto – afferma -, ancora più dei volumi e del numero di transazioni”.

Il focus sulle aziende

Guardando ai mercati esteri, alla domanda se ve ne siano emergenti ai quali aprirsi, il manager ribadisce il focus che, nel caso del gruppo, “è sulle aziende italiane. Dipende dove sono e che bisogno hanno. Abbiamo una attività di service, quindi se ho bisogno di attivare il servizio lo devo fare laddove il mio cliente lo necessita. Non ricerco aree dove ci possono essere opportunità, la priorità va al mio cliente, ma questa è la mia linea, il mio pensiero”, motiva il manager.

La concentrazione è inevitabile

La concentrazione nel settore del business travel non è un fenomeno nuovo, “è in atto da tempo”, afferma, commentando le recenti operazioni di acquisizione internazionali di cui sopra. Le accelerazioni viste nel post-pandemia toccano “pesantemente il business travel, che necessita di maggiori investimenti di carattere tecnologico. I grandi investimenti per essere ripagati necessitano di volumi, di transazioni, di numeri più importanti”. Ecco perché in un certo senso la concentrazione “è un qualcosa che possiamo aspettarci”.

E il manager prende ad esempio il suo recente ingresso nella realtà di Gattinoni, comunicato qualche giorno fa. “Il fatto stesso che io sia adesso l’a.d. di Gattinoni Business Travel con numeri molto importanti e se compariamo i numeri dell’area bt del gruppo con quelli di pochi anni fa, si vede un’esplosione, certo – conferma – è derivante da acquisizioni, quindi concentrazione. È un qualcosa che anche l’azienda stessa ha già portato avanti ed è inevitabile”. Così come lo è quando “le esigenze dei clienti vanno verso un certo livello di sofisticazione tecnologica e di supporto di consulenza, ma non vuol dire che saranno i più grandi a vincere, non è detto”.

Ogni mercato un mondo

Anche perché il mercato è fatto anche da realtà più piccole. In effetti il manager osserva che il “mercato è molto variegato” e le esigenze di quello italiano “non sono le esigenze di mercati dove ho avuto la fortuna di lavorare”. Il manager cita Paesi quali la Francia, dove ha passato quattro anni, “tre in Inghilterra, ho passato anni in Romania, in Svezia. Sono stato a.d. negli Stati Uniti per cinque anni, sono mondi diversi che vanno affrontati in modo differente” e gestiti in maniera da poter “identificare dove ci sono le migliori opportunità di business”.

Laura Dominici e Stefania Vicini

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