Il modello Travelbuy: escalation di un’idea

Era il 2007 quando nel panorama turistico italiano muoveva i primi passi un marchio creato dal nulla da un visionario neolaureato, Alfredo Vassalluzzo, che nel giro di qualche anno stravolge l’offerta del franchising di quegli anni, rendendo accessibile a tutti l’apertura di un’agenzia di viaggi.

Una fee d’ingresso contenuta, nessuna royalty mensile, un contratto trasparente e senza vincoli, questi erano allora come oggi i punti di forza del Network.

Oggi, Travelbuy conta oltre un centinaio di agenzie dislocate in tutta Italia che diventano duecento con la partnership siglata qualche mese fa con Si Travel e Pinguino Viaggi (di quest’ultimo Travelbuy è anche azionista) con cui ha preso il via TravelPro, la cui prima Convention si è conclusa il 6 Aprile con un ampio consenso proveniente da più parti, agenzie in primis ma anche fornitori e partners commerciali.

TravelPro genera ad oggi oltre 80 milioni di euro di volume d’affari e presenta un trend in crescita sia per fatturato che per punti vendita.

Abbiamo incontrato il founder di Travelbuy, Alfredo Vassalluzzo che ci ha aperto le porte di casa per raccontarci la sua avventura imprenditoriale.

Come nasce l’idea Travelbuy?

Per necessità. Come racconto nel mio libro (Leader per caso, 2023, Editore Bookness) l’idea imprenditoriale nasce in un momento di difficoltà. Mi ero appena laureato e mi ritrovai in una situazione un po’ complicata. Ero entrato come dipendente nel mondo del turismo e fu allora necessario dare vita a un’idea quasi per forza. Inesperto, in un settore già allora molto concorrenziale, ho puntato tutto su me stesso e su quelle che ho scoperto essere poi le mie qualità.

Quali sono?

Oltre alla determinazione, alla testa dura direi, la capacità di ascolto, di empatia, di lasciar parlare le persone per poi rispondere in maniera coerente alle loro richieste. Oggi non c’è in giro tutta questa predisposizione all’ascolto, spesso gli imprenditori diventano dei predicatori a senso unico, peccato.

Qualità accompagnate anche da passioni, presumo.

Ovviamente sì. Passione per la tecnologia, per l’arte, la natura, la cultura. La tecnologia ha sempre esercitato un fascino particolare su di me, adoro utilizzare strumenti che ti semplificano la vita e ho voluto replicare anche in azienda questa passione. Oggi Travelbuy può contare su una tecnologia che ha reso estremamente performante il rapporto uomo-macchina, una perfetta integrazione direi tra le persone che lavorano in Travelbuy e gli applicativi che vi si utilizzano.

Può fare qualche esempio?

SmartGDS, in primo luogo, il booking engine di Travelbuy che può contare su performanti connessioni con i principali fornitori di servizi turistici mondiali, la Intranet, che è il vero motore del Network, il sistema gestionale, la comunicazione, non l’intelligenza artificiale.

Travelbuy non utilizza l’intelligenza artificiale? Cosa ne pensa?

Preferisco utilizzare l’intelligenza umana per il momento, quella artificiale è ancora a uno stadio embrionale, non differenzia gli interlocutori, è meccanica, fredda e poco performante. L’intelligenza artificiale potrà chiamarsi intelligenza quando sarà in grado di esprimere emozioni e credo che questo sia ancora un traguardo da film di fantascienza. L’intelligenza emotiva è alla base del comportamento dell’essere umano e non vedo né prevedo forme artificiali in grado di replicarla.

Il suo libro ha riscosso successo di pubblico, se lo aspettava?

Sì e no. Mi aspettavo un certo interesse perché nel nostro paese esistono tante persone, ragazzi e ragazze soprattutto, che vogliono realizzare qualcosa di proprio e non sanno da dove iniziare, che si trovano, insomma, nella mia stessa posizione di qualche decennio fa. Non mi aspettavo però che mi contattassero in così tanti, non solo per complimentarsi ma anche, e soprattutto, per chiedere consigli, avere delle vere e proprie consulenze su come iniziare, sui pericoli, i rischi, cose tra l’altro già trattate nel testo. C’è un grande bisogno di informazione, imparziale però.

Come prevede il futuro del turismo in generale e di Travelbuy in particolare?

Questo non dovrebbe chiederlo a me perché il mercato turistico è troppo altalenante per poter ipotizzare un qualunque andamento anche a breve scadenza. Lo abbiamo imparato con la pandemia, con le crisi internazionali, con le crisi economiche e non credo a chi si spinge in previsioni di cui non possiede la minima certezza, cosa che accade per tutte le previsioni in generale, anche quelle meteorologiche. Possiamo ipotizzare degli scenari, ma è difficile muoversi in un mondo fatto di ipotesi. Quindi, la mia può essere poco più che una speranza, per Travelbuy, che riesca sempre ad adattarsi, così come ha fatto fino ad oggi, ad ogni situazione di mercato.

La miglior caratteristica di un imprenditore?

Ascoltare e adattarsi, appunto, alle mutevoli situazioni del mercato in cui opera.

E la peggiore?

Credersi imprenditore senza esserlo.

La sua miglior caratteristica?

Riuscire a farmi percepire come affidabile.

E la peggiore?

Essere troppo esigente.

Nel suo libro si tratta, tra le altre cose, del rapporto con i dipendenti, con i soci, con i concorrenti. Come inquadra ognuna di queste categorie?

I dipendenti devono essere valorizzati facendo svolgere loro le mansioni per cui sono portati e che li soddisfino, sono il fattore produttivo più importante. I soci bisogna saperli scegliere, prima dal punto di vista umano, poi tutto il resto. Non è una cosa facile. I concorrenti bisogna ringraziarli, perché grazie a loro si migliora ogni giorno di più.

Prima di congedarci, cosa direbbe a un giovane aspirante imprenditore?

Di dare ascolto a sé stesso prima che a chiunque altro.

Contatti: Travelbuy Italia srl

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