Il futuro della city tax

C’è chi la definisce uno strumento per rimpinguare le casse comunali, ma oggettivamente avrebbe lo scopo di contrastare l’overtourism e realizzare, con i proventi derivanti, opere e servizi utili a residenti e turisti, con la finalità di migliorare l’attrattività turistica, mantenere il patrimonio culturale e ambientale e sostenere l’infrastruttura locale.

I proventi nel 2024

La tassa di soggiorno in Italia è destinata nel 2024, secondo l’analisi di Jfc, a produrre un gettito totale di 846 milioni di euro, con un incremento del 7,2% rispetto all’anno precedente, quando aveva fatto registrare incassi per 790 milioni di euro. Nel 2024 i Comuni italiani nei quali sarà in vigore l’imposta di soggiorno salirà a quota 1.032, oltre alle Province autonome di Trento e Bolzano. Intanto in Commissione Finanze, qualche mese fa, Massimo Nucara, direttore generale Federalberghi nazionale, aveva articolato un intervento in due parti per migliorare lo strumento: “Una, più tecnica – commenta il direttore – a legislazione vigente, dedicata all’analisi puntuale del testo elaborato dalla Commissione; l’altra, più “politica”, dedicata alla direzione di marcia che a nostro avviso dovrebbe imboccare il processo di riforma. A tal proposito, abbiamo ribadito che riteniamo iniqua la decisione di individuare l’esercizio ricettivo come unico punto di prelievo nei confronti dei turisti, in quanto non risponde all’esigenza di far pagare ai “forestieri” il prezzo dei servizi utilizzati (ad esempio, restano esenti tutti coloro che non pernottano all’interno del territorio comunale, così come gli escursionisti e i pendolari); non tiene conto del fatto che chi soggiorna nelle strutture ricettive già partecipa al finanziamento dei servizi locali, per di più concorrendo al pagamento di imposte quali la Tari e l’Imu in misura maggiorata rispetto a quanto pagato dai residenti; fa gravare l’imposta su una sola delle molte attività che traggono beneficio, direttamente o indirettamente, dall’economia turistica”. A tutto questo Federalberghi aggiungeva che sarebbe più corretto finanziare le funzioni svolte dagli enti locali in campo turistico con modalità diverse dall’imposta di soggiorno, “ad esempio – precisa Nucara – mediante la compartecipazione degli stessi enti locali al gettito Iva delle attività produttive che traggono beneficio dall’economia turistica o l’istituzione di una city tax”.

Aumenti generalizzati

Se la legge di Bilancio ha permesso ai comuni di aumentare la tassa fino a 10 euro per fronteggiare rincari e coprire deficit di bilancio, è altrettanto vero che non è solo l’Italia a pensare ai rincari. I Paesi europei sembrano destinati ad aumentare le tasse di soggiorno e gli esperti di assicurazioni della società Quotezone hanno analizzato il costo a livello europeo. I visitatori di Parigi pagheranno fino a 14,95 euro a notte e a Berlino il 5% di tasse sulle camere. Manchester ha introdotto una tassa turistica di una sterlina a notte per i visitatori, che ha avuto successo nel finanziare la manutenzione delle strade. Secondo l’esperta di Quotezone.co.uk, Tiffany Mealiff, “quest’anno le tasse di soggiorno variano da meno di 1 euro a quasi 15 euro e possono essere applicate a persona per notte. Molte tasse – aggiunge – si basano sulla classificazione dell’hotel o sul tipo di alloggio e variano da città a città a seconda che vengano addebitate per ogni notte o per l’intero viaggio. Un recente sondaggio di Quotezone ha mostrato che il 45% dei turisti ha dichiarato di non prevedere spese nascoste o aggiuntive in vacanza, quindi è sempre importante controllare prima di partire per evitare costose sorprese”.

A Venezia una piattaforma per la gestione

Se tra le città d’arte, Firenze, Roma e Napoli sono quelle che risultano avere avuto i maggiori incrementi e si allunga l’elenco – da Rimini, a Verbania, a Pisa – delle località che intendono incrementarne il valore, è interessante notare l’iniziativa di Venezia, che in questi giorni ha presentato una piattaforma dedicata alla gestione della tassa di accesso alla città, che consente agli operatori di gestire autonomamente la tassa di accesso, semplificando le procedure e offrendo un notevole vantaggio. Grazie infatti all’impegno congiunto di European Tourism Association (Etoa), Federazione Turismo Organizzato (Fto) e al supporto di Confcommercio Ascom Venezia, le agenzie incoming avranno accesso ad un sistema che elimina la necessità di inserire tutti i nomi dei partecipanti, fornendo ai capogruppo un codice valido per tutti. Il contributo d’accesso della città di Venezia è uno strumento che parte in fase sperimentale nel 2024 per 29 giorni. Nato per regolare il turismo giornaliero nelle giornate che si considerano da “bollino rosso” per l’afflusso di turisti in città, secondo la municipalità “non ha lo scopo di fare cassa ma di porre un rimedio all’overtourism che impedisce ai turisti di visitare appieno la città e ai residenti di vivere nella propria città a prescindere dal turismo”. Gabriele Milani, direttore di Fto, così commenta: “Gli operatori del turismo organizzato hanno sottoscritto un codice deontologico e diffonderanno, sia ai tour operator che alla clientela nazionale e internazionale, le buone pratiche di comportamento per i turisti, promuovendo una prospettiva di sostenibilità che favorisca la diversificazione stagionale dei flussi turistici e la valorizzazione dei luoghi meno conosciuti. Inoltre, svilupperanno pacchetti turistici volti a generare valore per Venezia e lavoreranno con le istituzioni per favorire la legalità e contrastare la piaga dell’abusivismo che danneggia imprese e viaggiatori”. L.D.

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