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Attrattivo, ma respingente: le sfide delle nuove professioni nell’hospitality

Affrontare le sfide inerenti al reclutamento e l’occupazione nel settore dell’ospitalità, offrendo borse di studio per la formazione di studenti provenienti da contesti svantaggiati e promuovere le professioni nel comparto. Sono questi gli obiettivi della neonata Sommet Education Foundation.

Le sfide di domani

“Una iniziativa estremamente importante se si considera che entro il 2028, secondo le stime del Wttc, il 12% della popolazione attiva sarà impiegata in ambito turistico. -afferma Anouck Weiss, co-founder ed executive vice president della Sommet Education Foundation– Vogliamo dare il nostro contributo, soprattutto qualitativo, nel reperimento di nuovo e preparato personale nel settore hospitality. Il talento è ovunque, le opportunità no. Per questo motivo la nostra fondazione avvierà un percorso di ricerca e impiego delle figure professionali così non solo aiuteremo le aziende ma soprattutto cambieremo la vita degli studenti: un impatto quindi sia economico che sociale”.

La Sommet Education vanta una rete globale di cinque marchi di istruzione e la collaborazione con le scuole di arte culinaria e pasticceria École Ducasse, Invictus (principale fornitore di istruzione del Sudafrica) e Indian School of Hospitality. Questi istituti offrono 400 programmi di formazione a 10mila studenti di 100 nazionalità diverse in 10 Paesi. L’insegnamento è offerto in 20 campus e attraverso piattaforme di apprendimento.

Nuove priorità e approcci

Per il lancio della fondazione, Sommet Education ha affidato a OpinionWay un’indagine europea per identificare i principali fattori che attraggono e trattengono i talenti nel settore dell’ospitalità. “Il comparto ha un potenziale di attrazione molto elevato. In Europa, l’80% dei giovani professionisti attivi e l’86% delle risorse umane e dei manager trovano attraenti i settori dell’ospitalità e del commercio al dettaglio di alta gamma. -spiega Stéphane Lefebvre Mazurel, deputy general director di Opinion Way– Percentuali che, In Italia, crescono ulteriormente toccando rispettivamente l’82% e l’86%”.

Una forte attrattività quindi esercitata soprattutto dalla possibilità di viaggiare e conoscere nuove culture (31%), di crescita e apprendimento (30%), di formazione ed evoluzione della professione (29%). Tuttavia ci si scontra con la realtà: in Italia 7 su 10 manager e responsabili delle risorse umane faticano a reperire personale. Un fattore dovuto principalmente alla necessità di ripensare i fondamenti principali della professione.

“In Italia, per quanto riguarda Hr e manager il 58% ritiene necessario una programmazione e gestione del carico di lavoro per i dipendenti, mentre per il 48% pesa la soddisfazione e benessere dei dipendenti. -prosegue- Inoltre, le fasce più giovani sono scoraggiati da un’organizzazione gerarchica e autoritaria (46%) e ritengono eccessivamente impegnative le ore di lavoro 36%. Per questo motivo è necessario rendere più attrattivo il settore con azioni specifiche che riguardano tre aspetti differenti”.

Parlando di risorse umane, dare importanza a formazione, benefit, promozione, mobilità e rotazione; pensando all’aspetto manageriale dimostrarsi collaborativi, individuare una figura intermedia che crei la giusta organizzazione e ambiente di lavoro tra le diverse posizioni professionali; infine per quanto riguarda la responsabilità sociale d’impresa focalizzarsi su inclusione ed eguaglianza. “Purtroppo ancora oggi -prosegue Mazurel- incidono gli strascichi della pandemia: le persone cercano un equilibrio tra vita personale e lavoro che non costituisce più l’unica priorità. Il nuovo approccio nel reclutamento, quindi, sarà dettato soprattutto sulle qualità personali: non cosa le persone sanno fare ma quali sono le loro soft skills, fondamentali in Italia per il 50% dei manager e responsabili delle risorse umane”.

Sveva Faldella

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