Assicurazioni tra Ai e pay per use

Di intelligenza artificiale si fa un gran parlare ed è recente la notizia del via libera definitivo all’Ai Act, la legge europea  che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale nell’Unione. Ci siamo chiesti quali siano le novità che sono state introdotte in ambito assicurativo grazie a questo strumento.

“Sfruttiamo già da tempo l’intelligenza artificiale. Abbiamo iniziato a utilizzarla nei sinistri nel 2018 – racconta Gabriele Mannucci, head of travel Allianz Partners Italia -. Oggi la utilizziamo per gestire i sinistri più piccoli in pochi minuti, per migliorare e velocizzare le fasi iniziali del nostro servizio clienti con i bot vocali, ma anche per l’underwriting, il pricing, claim e molte altre aree aziendali: in pratica è per noi uno strumento per ottimizzare l’intera catena del valore. Coerentemente con la nostra visione, che vede le tecnologie sempre come abilitatori e ‘potenziatori’ delle esperienze e delle potenzialità umane, il nostro approccio all’intelligenza artificiale rimane incentrato sull’uomo – precisa il manager -. Anche per questo abbiamo sviluppato una forte governance in materia di sicurezza etica e qualità dei dati e utilizziamo l’Ai rigorosamente secondo cinque principi: trasparenza, privacy, controllo umano, equità/non discriminazione e responsabilità. In questa stessa ottica siamo impegnati in programmi di formazione dedicati ad accrescere le competenze delle nostre persone, in particolare negli ambiti Ai e Generative Ai, seguendo un approccio di long life learning, vista anche la velocità con cui queste tecnologie si evolvono e la loro importanza chiave per rispondere con successo alle esigenze dei viaggiatori di oggi e domani”.

Secondo Giuseppe Maria Cicconi, responsabile commerciale area Nord-Est Ami Assistance, “l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sarà la prossima sfida in diversi mercati ma sicuramente anche in ambito assicurativo. Siamo già al lavoro per implementare servizi Ai che semplificheranno la scelta della corretta copertura per i diversi clienti con una velocità e semplicità straordinarie”.

Axa Partners Italia sta lavorando sul tema Ai “all’interno della compagnia – spiega il ceo Stéphane Coulot -, per esempio nella cattura automatica di documenti per la denuncia dei sinistri online, con il nuovo sistema che sarà online da gennaio 2025. In caso di abusi e frodi l’intelligenza artificiale può essere utile nel riconoscimento di documenti non originali, in particolare sugli annullamenti. Spesso si verificano parecchi casi discutibili”.

In I4T “al momento l’utilizzo è legato solo alle polizze sul volato – asserisce Christian Garrone, responsabile intermediazione assicurativa –: per funzionare, l’Ai richiede il ricorso ad una mole enorme di dati e il settore travel, al netto dei vettori, è ancora lontano da questi flussi di informazione in digitale.

“L’orientamento verso l’innovazione è da sempre uno dei fiori all’occhiello di Nobis ed è normale che si guardi con grande interesse verso l’intelligenza artificiale, ovvero una tecnologia che nel medio-lungo termine potrebbe generare una vera e propria rivoluzione nei più disparati settori – dice Stefano Pedrone, direttore turismo di Nobis Assicurazioni -. Crediamo tuttavia che al momento ci troviamo ancora in una fase embrionale e che sia necessario porre l’accento sulla sperimentazione, per capire quali possano essere gli ambiti in cui l’Ai possa effettivamente migliorare l’efficienza operativa. Stiamo ad esempio ponendo le prime basi per un progetto che riguarda la gestione dei sinistri e che potrebbe velocizzare in maniera sostanziale i tempi di liquidazione”.

Il pay per use

Ma è possibile muoversi verso un approccio di polizza “pay per use” in ambito assicurativo?

“Per noi di Ergo, il pay per use è un approccio possibile, anche se deve necessariamente contemplare un adeguato supporto tecnologico, a partire dall’integrazione di app – afferma Miguel De Alvarado, direttore commerciale di Ergo –. Tuttavia, riteniamo che per parlare di pay per use a 360° serva un cambio di mentalità: da questo punto di vista i viaggiatori italiani mostrano una certa affinità con la filosofia ‘pay per use’, acquistando polizze per i singoli viaggi, al contrario di quanto accade in Svizzera e Germania, ad esempio, dove la tendenza evidenzia l’abitudine alla stipulazione annuale delle polizze assicurative”.

A parere di Giuseppe Maria Cicconi, responsabile commerciale area Nord-Est Ami Assistance, “in altri rami assicurativi è in uso già da tempo; credo sia possibile anche nel travel con le dovute attenzioni e su particolari segmenti. Sicuramente è un tema su cui dovremo ragionare nel prossimo futuro anche per le polizze turismo”.

Christian Garrone, responsabile intermediazione assicurativa I4T, ritiene che “in un certo senso, le polizze travel sono già ‘pay per use’ nella misura in cui si stipulano in funzione di un’esigenza specifica, ovvero un viaggio. Al contrario, esistono coperture, come quelle auto, che hanno durata annuale e si pagano indipendentemente dall’utilizzo del mezzo”.

Stefano Pedrone, direttore turismo di Nobis Assicurazioni risponde: “E’ possibile che in futuro, grazie alla digitalizzazione dei processi e della relazione con i clienti, si possano proporre soluzioni in cui l’assicurato attivi la copertura all’occorrenza, attraverso sistemi di geolocalizzazione che consentano di rilevare il viaggio all’estero. Diventa fondamentale in questi casi la corretta acquisizione dei dati e del consenso“.

“Il pay per use sta prendendo piede in diversi settori. Nel caso del travel, ci si può pensare – dice Stéphane Coulot, ceo Axa Partners Italia -, non nel caso delle spese mediche, ma su altri servizi più leggeri“.

Nicoletta Somma

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