Uvet rompe gli schemi: tour operating sui viaggi on demand

Fuori dagli schemi del tour operating tradizionale. Luca Patané, presidente del Gruppo Uvet, ha fatto la sua scelta. Il progetto del t.o. (Settemari, Amo il Mondo, Jump) prosegue, ma non più secondo la formula classica basata su catene charter e anticipi delle camere.

A malincuore il manager ha fatto le sue riflessioni in merito e ha preso la decisione, spinto dalla consapevolezza che “non ci potevamo permettere di sostenere quel tipo di impegni”, facendo il t.o. tradizionale. “È stata una scelta dolorosa – ammette -, ma a livello finanziario non potevamo permetterci di essere così esposti a onde di mercato che costringevano a crearti un magazzino e a svenderlo”. Patané ha spiegato: “Questo tipo di turismo non fa per me, non posso permettermi di avere rischi. Ne corro altri, ma sono rischi che conosco bene”, afferma.

Segmento alto e con le adv

Attenzione, però, perché “il progetto del t.o. c’è ancora”. E’ solo cambiato. Punta al “segmento alto di mercato e a lavorare in congiunzione con le nostre agenzie”. Sarà un modello incentrato “più sui viaggi on demand (nozze, archeologici, viaggi studio), un mercato che non si è fermato, anzi che sta crescendo molto”. Per questo Patané vorrebbe iniziare a intercettarlo “con molta umiltà e con la volontà di mettere a disposizione il marchio Uvet per fare le cose”.

Arriva un momento in cui ci si rende conto che “non si può mantenere tutto all’interno dell’azienda, ma si deve decidere cosa non fare più, o perché non si è abbastanza bravi o perché non si ha più un vettore che aiuta molta come in passato”. Il disegno strategico del gruppo è incentrato su tre punti: “Sostenibilità aziendale, crescita economica importante e cercare di seguire quel mercato che in parte non si rivolge alle agenzie e quindi intercettarlo”. Un mercato fatto da “quel milione di viaggiatori che più o meno ho in tutto il gruppo, deve essere segmentato e conosciuto bene, deve essere il mio mercato di riferimento. Sul tour operator quello che ho intenzione di fare è questo, trasformando il modello”.

La coesione del sistema agenziale

C’è un altro aspetto su cui pone l’accento. È “la coesione del sistema delle adv che si deve difendere dai fornitori, che, spesso, sono aggressivi e tolgono spazio. Il sistema di coesione è fondamentale e mai come oggi un sistema totalmente disunito inizia a essere molto più unito”. Nell’affermarlo il manager fa leva sulla sua esperienza in Fto, che lo porta a fare questa lettura. “Ci sono una serie di posizioni che stiamo portando avanti in relazione ai vettori, ai tour operator – fa sapere -. Il mercato lo costruisci relazionando e cercando di salvaguardare delle regole sacre per il nostro mestiere”.

Poi accenna al fatto che, presenziando a certe cene, si imbatte in discorsi in cui sente “parlare tanto di vacanze, ma non sento più parlare delle agenzie. Io ho bisogno di fare chiarezza su questo aspetto, il mio mestiere è fare l’adv e sono sicuro che, per come lo intendo io, è un mestiere importante, di conoscenza, di consulenza. In agenzia entrano meno clienti rispetto a una volta, non entrano i giovani e noi dobbiamo essere attrattivi – afferma -. Quello che voglio fare è un mercato medio-alto e un po’ di incoming perché c’è una grandissima opportunità. È difficile, però è una opportunità enorme”.

Il trend leisure

Guardando al trend sul fronte leisure, il mese di maggio non è “eccezionale, ma è andato bene fino adesso”. Si è verificato, però, “un calo di destinazioni, come l’Egitto, c’è poi un tema sul costo delle vacanze che è cresciuto e c’è una polarizzazione tra chi ha più soldi e va in vacanza e chi ne ha pochi e tende a non andare o a rivolgersi a soluzioni non di turismo organizzato”.

Patané lo afferma chiaramente: “E’ un problema serio”. Intanto, i prezzi degli alberghi crescono perché “ci sono tanti stranieri che vengono in Italia e sono sempre di più”. Flussi che sono aiutati anche dalla presenza dei voli internazionali. Patané fa l’esempio di Napoli “con 4 voli giornalieri dagli Stati Uniti, mentre quattro anni fa non ne esisteva nemmeno uno”. Il che vuol dire grossi numeri che si riversano sulla Costiera Amalfitana, su Capri. “E’ frutto dell’attrattività del nostro Paese”. A questo si aggiunga anche il tema del turismo delle radici che vede il ritorno di flussi di italo-americani, australiani, argentini, canadesi che vengono nel Belpaese. Una situazione che il manager interpreta come possibile occasione per le agenzie. “Se il turismo outgoing organizzato ha i numeri in crescita, ma limitati, ci sono numeri importanti di chi arriva nel nostro Paese e per il sistema delle adv è una opportunità da poter gestire”.

Stefania Vicini

Tags: , , ,

Potrebbe interessarti