Il settore degli eventi verso un futuro di concentrazione

Concentrazione. E’ questo il futuro verso cui tenderà il settore degli eventi in un tempo non molto lontano. E’ la lettura che ne fa Luca Patané, presidente del Gruppo Uvet. Lo scenario è tratteggiato a fronte del fatto che, in Italia, il settore vede tante piccole medie aziende, “penso che nei prossimi anni si verificherà molta concentrazione, ci sarà una crescita in termini di dimensioni delle aziende, si irrobustiranno. Ci saranno aggregazioni, acquisizioni, magari si assisterà anche all’intervento di qualche società straniera che vuole entrare in Italia e avere un ruolo nel mondo degli eventi”.

L’approccio settoriale

Automotive, assicurazioni, banche, beauty, moda, fashion sono, a suo dire, le aree che stanno investendo di più in questo momento sul fronte degli eventi e sono anche quelle in cui il manager intende concentrarsi. E’ uno sviluppo settoriale, quello che vuole portare avanti. Per farlo ha previsto un team di persone nuove focalizzate sull’area della moda, del design e del beauty, che Patané giudica importante in quanto “fa tanti eventi e sta dando soddisfazioni”.

In base alle sue intenzioni future ha affermato: “Mi piacerebbe fare più automotive, sviluppare il settore bancario che, assieme a quello delle assicurazioni, investono di più in questo momento negli eventi”. E la strategia è quella di focalizzarsi su di una crescita area per area.

I numeri

Come si sa il settore degli eventi, in generale, a seguito della pandemia, è stato fortemente penalizzato, ma il manager ci tiene a sottolineare che, la fiducia dei soci Gbt “c’è sempre stata anche durante la crisi nera, che ha toccato anche loro nei vari Paesi fuori dall’Italia”. Quindi è stato un ingresso e una uscita dalla crisi che è stata vissuta assieme, è stata condivisa.

Per quanto riguarda i numeri che il manager ha comunicato di recente, in relazione a Uvet Events, l’area ha registrato una forte crescita dal 2022 al 2023 pari al +16% e il fatturato è di 17 milioni di euro. A contribuire al risultato l’acquisizione di molti clienti nel mondo beauty, spirits, automotive e finance.

Patanè precisa anche che, a questi numeri, vanno aggiunti quelli del segmento farmaceutico, che vale 27 milioni di euro. L’azienda di eventi intesi nella sua globalità quindi arriva a circa 50 milioni di euro.

Tra automotive e pharma

Parlando dell’area farmaceuitca, fa presente che si tratta di un settore dove “ci sono grandi clienti, è una area che richiede cura del dettaglio, ma è un mercato interessante, in forte evoluzione”. Durante la pandemia, come si sa, non si potevano organizzare eventi e si è ricorsi alla soluzione dei webinar. Il manager ricorda come in quel periodo si pensasse che questa sarebbe stata la nuova via per gli eventi, adesso però, “non ne arrivano più di richieste così, era un modello di necessità”, afferma, sottolineando anche che la prossimità è “un fattore fondamentale, si deve essere prossimi al cliente”.

Il lavoro svolto dal manager in questo periodo lo ha portato a sviluppare un “pensiero laterale legato agli eventi, con un suo Dna”, ma con la consapevolezza che, “quando si ha un socio globale (Gbt), ci sono delle correlazioni”. E’ anche vero che molto è cambiato. Nel caso di Uvet, Patané fa presente che, “una volta facevamo logistica al 90% e la comunicazione era meno del 10%, ora quest’ultima parte sta crescendo ed è sempre più richiesta dai clienti”. Lo attesta il fatto che, a gennaio 2020 il manager ha acquisito una società editoriale che fa eventi di comunicazione nell’ambito dell’automotive. Anche questo è “un settore che è cambiato tra l’avvento dell’elettrico e il fatto che le auto non vengono prodotte in Italia, ma resta sempre il cuore della parte industriale italiana, anche se oggi magari è meno pesante di una volta”.

La macchina Uvet Gbt conta 1800 clienti, “che spesso sono interlocutori differenti”, per questo ci vogliono un sistema di presentazione e di prodotti declinati a seconda del caso. “Prima si deve costruire la macchina del prodotto Uvet Events”, osserva il manager.

Nel caso del pharma l’azienda è sempre stata presente nei congressi legati a questa area, “è una parte che abbiamo ricostruito molto bene e pensiamo di poterla far crescere ogni anno in modo consistente – afferma -, avendo skills, relazioni forti con i clienti, prodotti. Uno di questi gestisce in modo semi-digitale i meeting. Grazie alla digitalizzazione si può illustrare ai clienti ciò che viene fatto. Il Dna della tecnologia c’è sempre, quello della creatività lo stiamo costruendo sempre meglio anche grazie ai clienti”.

Stefania Vicini

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