Booking.com sugli hotel: “In Italia la fiducia è da record”

I volumi alberghieri crescono, c’è voglia di viaggio, anche se con aggiustamenti per far sì che la vacanza resti nel paniere dei desideri più ambiti. Per questo il consumatore italiano – e più in generale europeo – richiede oggi meno flessibilità rispetto all’immediato post Covid, è disposto ad optare per soluzioni più economiche e a ridurre la durata media del soggiorno pur di non rinunciare al viaggio. Sono alcuni degli elementi emersi nell’ultima edizione del “Barometro delle strutture ricettive italiane” redatto da Booking.com e che Guida Viaggi è in grado di anticipare. Ne parliamo con Alessandro Callari, regional manager Italia, Israele e Malta di Booking.com.

Sentiment positivo

“Nonostante le attuali preoccupazioni dovute al costo dell’energia e alle tensioni geopolitiche, prevale l’ottimismo tra gli albergatori. I parametri relativi al business rimangono sani e solidi e questo aumenta la fiducia nel futuro da parte degli albergatori italiani, raggiungendo le aspettative più alte mai registrate dal nostro barometro – conferma Callari -. Le strutture ricettive italiane hanno valutato positivamente i recenti sviluppi del proprio business, con 2 strutture su 3 che li ritengono buoni o molto buoni”.  Anche la situazione economica attuale è considerata positiva, valutazione in linea con le medie Ue.

Previsioni future

Per quanto riguarda i prossimi sei mesi, gli albergatori italiani hanno mantenuto un alto grado di ottimismo: il 66% ha riferito di avere prospettive positive, mentre solamente il 6% si dichiara pessimista in merito al futuro. “Il set up economico è positivo – dettaglia il manager – gli albergatori sono soddisfatti sia delle performance correnti che delle stime per i prossimi sei mesi. Si nota, lato italiano, una crescita continua grazie ai viaggiatori internazionali (66% del totale)”. D’altro canto, come si diceva nell’incipit, cambiano le metriche: “Il soggiorno si accorcia ma in termini di volumi le imprese ricettive sono in linea o sopra i livelli dell’anno scorso – sottolinea Callari -. Per quanto riguarda i tassi di occupazione, metà afferma di avere tassi cresciuti in linea con la stagionalità e rispetto agli anni precedenti si concretizza un trend di ripresa forte nei mesi di spalla”. Il quarto trimestre si presenta con buone performance per le città d’arte e le destinazioni stagionali. Anche il feedback sul pricing “è in linea con le aspettative”.

I fattori di successo

A livello europeo la percezione è che a farla da padrone è “il sentimento forte delle catene con un peso superiore nel mercato europeo, mentre in Italia il peso è inferiore rispetto alla media europea. Nelle catene il sentiment positivo è ancora più accentuato, grazie alla forza economica e ad una maggiore capacità di navigare all’interno di momenti non facili dovuti a incertezze politiche e macroeconomiche”.

Gli elementi critici

Anche sul livello di rischio percepito gli hotel italiani hanno un buon posizionamento, essendo tra i più bassi d’Europa, al terzultimo posto. I punti di criticità sono rappresentati dai costi energetici, che per il secondo anno sono al primo posto. “Per mitigare questi rischi – afferma il manager – si sta investendo in opere di efficientamento energetico”. Altri punti dolenti sono la mancanza di lavoratori qualificati (3 su 5 lo indicano) e infatti si cerca di investire in formazione per trattenere o ritrovare lavoratori stagionali. Altro elemento distintivo italiano rispetto all’Europa è l’incremento delle tasse: in Italia, 7 albergatori su 10 (71%) lo hanno indicato come un rischio significativo, rispetto a una media Ue del 58%.

Le richieste principali

Da qui risulta che, in un contesto attuale di recenti elezioni europee, le indicazioni per chi governa sono in termini di normative. Il punto rilevante per gli albergatori è la stabilità macroeconomica e geopolitica. Vengono poi richiesti a livello nazionale investimenti infrastrutturali per migliorare le strutture e il contesto all’interno del quale operano. Un elemento distintivo per il mercato italiano è poi l’importanza di intercettare viaggiatori lungo raggio grazie anche ad investimenti aggiuntivi di nuove rotte aeree. Un aspetto di rischio è quello determinato dagli sviluppi dovuti al cambiamento climatico. Tema di forte attenzione per gli italiani: “L’80% vuole viaggiare in modo più sostenibile rispetto al 75% dei viaggiatori globali ed è un driver nella scelta della struttura”.

Il comportamento del consumatore

Meno attento alla flessibilità a fronte di tariffe più convenienti, sensibile alla sostenibilità: sono alcuni aspetti che profilano il viaggiatore italiano. Anche la finestra di prenotazione registra un minore anticipo e una crescita del sotto data. Il 43% afferma che i clienti stanno prenotando soggiorni più brevi e scelgono camere più economiche.

Le opportunità del business

L’opportunità individuata dagli albergatori per il futuro è quella che passa dagli investimenti per garantire la value proposition del business. Per il 76% è importante investire nel confort delle strutture come opportunità principale e il 73% vuole creare una base di loyalty dei clienti. Un 70% dice di fare investimenti dal punto di vista del design e dell’estetica per fornire un’esperienza unica.

L’impegno sulla customer care

La strategia di Booking.com è quella di “continuare a migliorare la piattaforma con costi fissi e rischio zero dando visibilità globale e customer service h24 – commenta Callari -. Rispetto a questo setup la fa da padrone la capillarità di presenza sul territorio con figure commerciali esperte e affidabili. Sui prodotti due sono gli elementi di novità: rispondere al feedback dei partner per essere più flessibili con tariffe mobili e customizzabili e la possibilità di fare investimenti sull’intelligenza artificiale, grazie anche al lancio lo scorso anno di Trip Planner per accompagnare il viaggiatore nella programmazione del viaggio. “La tecnologia Ai partita negli Usa arriverà presto anche in Europa”, conclude il manager.

Laura Dominici

 

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