Il sentiment del settore dei viaggi d’affari a livello globale continua a riflettere l‘incertezza e i cambiamenti in atto a seguito delle azioni intraprese dal Governo Trump. Il nuovo sondaggio Gbta, rilasciato ieri, fa luce sui mutamenti nelle prospettive per il 2025 in termini di volume dei viaggi d’affari, spesa, ricavi, costi e preoccupazioni dei viaggiatori.
Mentre le misure dell’amministrazione statunitense continuano a ridefinire il contesto globale, il settore si muove in un clima di crescente incertezza, guardando a strategie in evoluzione per il resto dell’anno. L’ottimismo continua a calare: un numero crescente di aziende che inviano dipendenti in trasferta prevede una riduzione del volume dei viaggi e della spesa, in particolare per quelli internazionali.
Quasi la metà dei fornitori globali prevede ora perdite di ricavi (in aumento rispetto al 37% di tre mesi fa) mentre un numero crescente di organizzazioni sta cancellando o trasferendo riunioni dagli Stati Uniti, o passando a formati virtuali. Sviluppi come dazi commerciali, restrizioni all’ingresso e avvertenze transfrontaliere spingono le aziende a rivedere i piani, ridurre i budget ed esplorare mercati alternativi.
In peggioramento
I dati emergono dalla recente survey pubblicata dalla Global Business Travel Association. I risultati indicano tendenze già in atto e nuovi sviluppi rispetto al precedente sondaggio Gbta di aprile 2025. Condotto nella seconda metà di giugno, la ricerca ha coinvolto 950 professionisti di 45 Paesi – responsabili dei viaggi aziendali, fornitori, Tmc e altri intermediari – in Nord America, America Latina, Asia-Pacifico, Europa e Medio Oriente/Africa.
“Questo sondaggio – spiega Suzanne Neufang, ceo dell’associazione internazionale dei travel manager – mostra come il settore, i programmi aziendali e i professionisti dei viaggi si stiano adattando attivamente ai cambiamenti geopolitici e alle politiche statunitensi. Sebbene la domanda complessiva rimanga resiliente, i risultati evidenziano gli effetti a catena che l’incertezza economica e le azioni del governo Usa stanno generando a livello globale”.
Crescono le preoccupazioni
Quasi la metà dei fornitori (48%) prevede un calo dei ricavi da viaggi d’affari, con una riduzione media del 17% (era il 18% ad aprile). Si tratta di un aumento rispetto al 37% del sondaggio precedente. I più preoccupati sono i fornitori di alloggi: oltre la metà (58%) prevede una flessione.
Il 34% degli acquirenti (in aumento rispetto al 29% di aprile) prevede un calo dei viaggi aziendali per il 2025. Tra chi prevede un calo, la riduzione media stimata resta stabile al 19% (contro il 21% di aprile).
I viaggi internazionali risultano più vulnerabili: il 49% prevede una diminuzione dei viaggi internazionali, rispetto al 23% per quelli nazionali/intraregionali. Le riduzioni medie attese sono del 19% per gli internazionali e del 21% per i nazionali.
Spesa sotto pressione
Il 31% degli acquirenti (contro il 27% di aprile) prevede una diminuzione della spesa aziendale per viaggi, con un calo medio del 17% (in discesa rispetto al 20% di aprile).
L’ottimismo globale per il resto del 2025 è moderato: il 28% degli intervistati si dice fiducioso, rispetto al 31% di aprile e al 67% di novembre 2024. Il calo è più marcato in Asia-Pacifico (27%, contro il 40% di aprile). I travel manager restano stabili al 29% (contro il 28%), mentre l’ottimismo tra fornitori e Tmc scende al 27% (dal 36%).
Tra preoccupazioni e alternative
Le principali preoccupazioni restano l’aumento dei costi (55% contro 54%) e oneri amministrativi (47% contro 46%).
In crescita le preoccupazioni per la sicurezza e la duty of care (46%, +9 punti) e per i blocchi alle frontiere (31%, +9 punti). Aumentano anche i timori per i tagli di budget (44%) e la scarsa disponibilità dei dipendenti non statunitensi a recarsi negli Usa (41%, +4 punti).
Il 18% degli acquirenti di viaggi a livello globale riferisce infatti che alcuni dipendenti hanno rifiutato viaggi negli Usa per timori legati alle politiche del Governo Trump. Inoltre, il 35% degli intervistati afferma di conoscere personalmente qualcuno il cui viaggio è stato influenzato da questi cambiamenti (era il 23% ad aprile).
Fuori dagli Usa
Tra aprile e luglio è aumentata la quota di aziende che ha dichiarato di aver annullato riunioni (18%, dal 13%) o eventi (17%, dal 10%) negli Stati Uniti, trasferito riunioni (13%, dall’8%) o eventi (12%, dal 6%) fuori dagli Usa, cancellato la partecipazione a eventi statunitensi (20%, dal 10%), convertito incontri in formato virtuale (24%, dal 19%).
Il 35% dei professionisti con sede extra-Usa dichiara che la propria organizzazione ha iniziato o intende avviare viaggi d’affari per incontrare nuovi partner o fornitori al di fuori degli Stati Uniti. Le aree più attive in tal senso sono Europa (70%) e Asia-Pacifico (53%).

















