I costi di gestione in agenzia aumentano e i margini operativi si riducono per effetto delle politiche commerciali da parte dei fornitori. È la condizione in cui versano le agenzie di viaggi oggi. A porre l’accento sul tema è Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi. A pesare sul settore e sul sentiment degli addetti ai lavori ci sono una pluralità di fattori tra “situazione geopolitica, dati Istat sui consumi in Italia, concorrenza delle grandi piattaforme globali”, osserva il manager.
Estate tra rincari, balzelli e tasse
E poi c’è l’estate 2025 che si è rivelata cara, tra balzelli sulla sostenibilità, tasse di soggiorno, rincari sul fronte dei servizi. E, anche se gli italiani non hanno perso la voglia di viaggiare, “i rincari pesano sui turisti e sulle agenzie di viaggi – afferma Rebecchi -. Dopo un 2024 di inflazione persistente, anche nel 2025 sono stati registrati ritocchi tariffari da parte dei fornitori dei servizi, con ripercussioni sia sui consumatori finali sia sulle imprese del turismo organizzato, che hanno rilevato un appesantimento del +9,2% di costi operativi”. Rebecchi si sofferma su alcuni dati, evidenziando “un +11,5% dei servizi di trasporto. Anche i prezzi dei servizi di alloggio e ristorazione sono saliti in media del 12%, probabilmente influenzati dai maggiori costi energetici. Più contenuti gli aumenti degli altri fornitori di servizi”. Una situazione che induce ad avere “grande attenzione alla marginalità e ai costi di gestione delle agenzie di viaggi. Il 65% ha registrato aumenti medi per numerose voci di costo di gestione: la stima del valore medio complessivo è del +7%”. Le voci che hanno pesato maggiormente sono “energia (+12,9%), polizze obbligatorie per l’esercizio dell’attività (+9,3%) costo del lavoro (+4,5%) seguito alla firma per l’aggiornamento dei contratti Ccnl di settore e in generale ci sono incrementi per marketing digitale e servizi (+6,1%)”.
Le ancillary revenue fanno impennare i costi
C’è un altro tema su cui Rebecchi invita a riflettere e cioè che il costo del jet fuel è diminuito, ma, nonostante ciò, i prezzi rimangono gli stessi, soprattutto nell’ambito del turismo organizzato. E le tariffe del trasporto aereo volano. “Nonostante i costi del carburante avio mostrino un trend discendente, a farla da padrone sul prezzo finale dei biglietti dei voli aerei sono le complicazioni delle tariffe e dei costi aggiuntivi”. È un tema che Assoviaggi Confesercenti aveva messo in evidenza già lo scorso giugno, facendo riferimento all’ultimo Jet Fuel Price Monitor pubblicato da Iata, secondo il quale il prezzo medio globale del jet fuel si è attestato a 82,30 dollari al barile nell’ultima settimana di maggio, in calo dell’1,7% rispetto a quella precedente. Una fase discendente che prosegue da inizio anno, con valori medi inferiori del 12% rispetto al 2024, quando il prezzo medio era di circa 93 dollari al barile nel primo trimestre. “Il calo del jet fuel sarebbe un segnale incoraggiante per il settore – afferma Rebecchi– e potrebbe tradursi in una maggiore competitività delle tariffe aeree e in una programmazione più sostenibile per le agenzie di viaggi, mentre la stabilità dei carburanti terrestri aiuta a contenere i prezzi dei servizi a terra”. Invece a far impennare i costi del trasporto aereo “sono le ancillary revenue o entrate ancillari, ovvero gli extra-costi praticati dalle compagnie aeree per i servizi connessi ai voli (bagagli in stiva, posti a bordo, pasti e bevande, selezione dell’area dell’aeromobile dove viaggiare, imbarco prioritario e altri servizi personalizzati) che hanno fatto schizzare in alto negli ultimi mesi i prezzi finali dei biglietti rispetto alle tariffe base o scontate proposte al pubblico”.
Stefania Vicini

















