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Come si può integrare la salute dell’ospite con il business dell’hotel puntando sul servizio ristorazione? Se lo è chiesto Palmiro Noschese, strategic advisor in luxury hospitality e chairman di Confassociazioni, che in esclusiva per AboutHotel analizzerà nel tempo una serie di tematiche legate all’attualità del mondo hospitality. In questa prima puntata il manager si è concentrato sul legame tra alimentazione e benessere applicato però al settore alberghiero.

Il ruolo nell’ospitalità

Negli ultimi anni, secondo il manager, il legame tra alimentazione e benessere ha assunto un ruolo centrale nell’ospitalità. “La crescente sensibilità dei viaggiatori verso uno stile di vita sano, sostenibile ed equilibrato ha trasformato la ristorazione alberghiera in un pilastro strategico – dichiara convinto -. Non solo servizio accessorio, ma vero strumento di wellness, marketing esperienziale e sviluppo del business”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una nutrizione equilibrata è uno dei pilastri della prevenzione e della salute. Gli hotel che inseriscono nei propri menù proposte salutari – dai piatti vegetariani o vegani alle opzioni gluten free, fino a menù pensati per sportivi o per chi segue regimi specifici – rispondono quindi a una domanda reale e crescente. Questo posizionamento consente loro di differenziarsi sul mercato, di costruire un’identità coerente con le nuove esigenze degli ospiti e di attivare nuove opportunità di business development.

Dal costo al valore: il ruolo del food & beverage

“Molti hotel, purtroppo, vedono ancora il reparto ristorazione come un centro di costo complesso da gestire – sottolinea -. Ma una visione orientata al revenue management ribalta questa prospettiva: il food & beverage può diventare un generatore di margini, se integrato in modo intelligente nell’offerta complessiva”. E Noschese mette sul piatto una serie di esempi concreti: pacchetti che combinano pernottamento, spa e menù wellness; brunch energetici pensati per il segmento business; menu “healthy” dedicati a meeting ed eventi aziendali; percorsi detox o gourmet salutari come valore aggiunto nei soggiorni leisure. “La logica – prosegue Noschese – è la stessa che guida la vendita delle camere: segmentare la clientela, anticiparne i bisogni e proporre soluzioni che generino valore percepito”. In quest’ottica, la ristorazione diventa anche un punto di contatto strategico per lo sviluppo di partnership con brand wellness, produttori locali o aziende del settore sportivo, creando sinergie capaci di ampliare il bacino clienti e rafforzare la competitività.

Trasparenza e fiducia migliorano la guest experience

Un aspetto rilevante è costituito anche dalla normativa vigente (es. Regolamento Ue 1169/2011 sugli allergeni), la quale non deve essere vista solo come un vincolo burocratico ma, al contrario, come un’opportunità per dimostrare professionalità, attenzione e responsabilità sociale. “Un cliente che percepisce trasparenza e correttezza sarà più propenso a fidarsi dell’hotel e a diventare un cliente abituale – spiega – e questo approccio rafforza il posizionamento dell’hotel sul mercato, costruendo un’identità coerente con le nuove esigenze degli ospiti”. Il vero valore, tuttavia, per Noschese, sta nell’impatto sulla guest experience. Il cibo è una delle dimensioni più memorabili del soggiorno poiché si lega alle emozioni, al piacere e al ricordo. “Offrire piatti salutari – evidenzia – preparati con ingredienti freschi e locali raccontarne la provenienza e integrare la proposta gastronomica con il concetto di benessere olistico dell’hotel – che può includere attività fisiche, spa e mindfulness – significa trasformare un semplice pasto in un’esperienza che rimane impressa. Questo tipo di esperienza non solo favorisce la fidelizzazione, ma diventa anche leva di marketing indiretto grazie al passaparola e alla condivisione digitale”.

Tra narrazione e valore

La narrazione della filiera corta, il legame con i produttori locali e la valorizzazione delle tradizioni culinarie regionali diventano strumenti di storytelling e, allo stesso tempo, di marketing territoriale. All’interno di una logica di business development, questi elementi rafforzano le connessioni con il territorio, creano reti di collaborazione e possono generare nuovi mercati, come l’apertura a clienti esterni all’hotel (eventi, community locali, corporate meeting).

Una strategia di lungo periodo

“Investire nella ristorazione wellness non è una quindi moda passeggera – commenta Noschese – ma una solida strategia di sviluppo sostenibile”. I benefici di questo approccio sono molteplici e contribuiscono alla crescita a lungo termine dell’azienda e sono, principalmente: un miglioramento della soddisfazione e della fedeltà degli ospiti; l’attrazione di segmenti di clientela ad alto valore, come il turismo medico, sportivo e wellness; la creazione di nuove linee di ricavo; il rafforzamento del posizionamento dell’hotel come luogo di benessere integrato; un ampliamento delle opportunità di partnership e cross-selling; la generazione di dati e insight utili a migliorare l’offerta e sviluppare nuovi format. In un mercato sempre più competitivo, la ristorazione sana diventa una leva strategica fondamentale per distinguersi e crescere. “Non si tratta solo di arricchire la guest experience – conclude – ma di trasformare il food & beverage in un asset di sviluppo imprenditoriale, capace di aprire a nuovi mercati, generare valore e rafforzare la brand identity”.

 

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