“Ottenere una fotografia precisa dei viaggiatori presenti nell’area o in transito sugli hub maggiormente impattati, distinguendo tra chi si trovava effettivamente nelle aree sensibili, chi era bloccato da cancellazioni e chi subiva effetti indiretti dovuti alla chiusura o limitazione di alcuni corridoi aerei e alla discontinuità delle connessioni”. Sono state queste le priorità di Cti – Cisalpina Tours International nelle ore immediatamente successive all’escalation del conflitto in Medio Oriente, a quanto dichiarato a Guida Viaggi da Giorgio Garcea, chief commercial & operations officer di Cti.
La “war room” per supportare i clienti
Per quanto riguarda Cti – Cisalpina Tours International sono state attivate subito le strutture di Emergency 24/7 e creato una war room con tutte le figure apicali delle varie divisioni del Gruppo Bluvacanze, di cui Cti fa parte, più direzioni del team operativo, commerciale, Mice e industry relations, “con monitoraggio continuo degli itinerari e delle restrizioni operative – spiega il manager -. Questo ci ha consentito di supportare i clienti nelle riprogrammazioni e di completare in pochi giorni il rimpatrio di tutti i business traveller gestiti da noi anche attraverso operazioni charter”.
Il manager fa sapere che sono stati contattati “personalmente aziende e viaggiatori per assicurarci che avessero massimo supporto ed assistenza – h24, e questo contatto umano diretto è stato fortemente apprezzato”.
Cosa deve fare una Tmc
Più in generale, osserva Garcea, “questa crisi conferma un punto molto chiaro per il settore: nelle emergenze conta la capacità di localizzare rapidamente il viaggiatore, contattarlo, valutarne la priorità operativa e costruire una soluzione realmente praticabile di rientro o prosecuzione del viaggio. È la stessa direzione verso cui si stanno muovendo le principali Tmc internazionali, rafforzando duty of care, assistenza proattiva e gestione integrata del rischio, ma nel nostro caso posso dire che la differenza l’ha fatta proprio la presenza e il contatto umano – h24 dei nostri team sempre al fianco dei passeggeri”.
Oltre la semplice ri-emissione di un biglietto
In merito al tipo di riprotezione messa in atto, il manager entra nel dettaglio, spiegando che “non si è limitata alla semplice ri-emissione di un biglietto. In uno scenario di forte instabilità operativa, abbiamo lavorato su più livelli”. Il che ha comportato una serie di step che sono “verifica in tempo reale delle cancellazioni e delle restrizioni, costruzione di itinerari alternativi, utilizzo di instradamenti diversi rispetto ai percorsi abituali, rimodulazione dei pernottamenti e, dove necessario, attivazione di soluzioni dedicate di rientro, inclusa l’organizzazione di voli speciali per una parte dei viaggiatori”.
Questo tipo di intervento richiede una combinazione di “presidio operativo, relazioni con i fornitori, capacità decisionale rapida e continuità informativa verso l’azienda cliente – prosegue il manager -. Le best practice di settore vanno esattamente in questa direzione: supporto proattivo durante le disruption, traveler care, analytics per tracciare gli itinerari e strumenti di duty of care per intervenire prima che il singolo disservizio si trasformi in una crisi per il viaggiatore”.
Gli effetti? Una rapida riconfigurazione
Da quello che è stato fatto, alla situazione attuale. Guardando alle prenotazioni, Garcea entra nel merito del booking aereo, alberghiero e di altri servizi collegati alle trasferte di lavoro, osservando che, “in situazioni come questa, il primo effetto non è tanto un arresto generalizzato del business travel, quanto una sua rapida riconfigurazione. Sulle direttrici direttamente coinvolte si registra normalmente un rallentamento immediato delle nuove prenotazioni, una revisione delle trasferte non essenziali e una maggiore richiesta di opzioni flessibili. In alcuni casi – aggiunge il manager – abbiamo anche notato un aumento considerevole dei prezzi medi dei voli – come rilevato anche da Gbta”. Parallelamente cresce il lavoro di riadattamento sui viaggi già emessi, “cambi di routing, servizi a terra ripianificati e revisione degli ancillari collegati alla missione”.
Il mercato del bt mostra resilienza
Sul piano più generale, il mercato business travel continua comunque “a mostrare resilienza“. Garcea cita la più recente rilevazione Gbta, secondo la quale “il settore entra nel 2026 con un orientamento complessivamente stabile o in crescita in termini di spesa e volumi, ma con un’attenzione molto forte a sicurezza del viaggiatore, situazioni di disruption e criticità cross-border”.
Questo significa che, spiega il manager, “il viaggio d’affari non viene meno, ma viene valutato con criteri più selettivi e con una domanda crescente di governance, visibilità e canali gestiti. Ancora una volta la Tmc resta il punto di raccordo dei servizi della trasferta e la miglior fonte di supporto in caso di travel”.
Maggiore selettività sulle trasferte
Cautela più che paralisi. E’ questo il sentiment prevalente oggi. “Le aziende non stanno mettendo in discussione il valore del viaggio d’affari in sé, ma stanno aumentando il livello di attenzione sulla necessità della trasferta, sulla sua gestibilità e sulle condizioni di sicurezza. In concreto – osserva Garcea – questo si traduce in finestre di prenotazione più corte, maggiore coinvolgimento dei travel manager e dei referenti security e preferenza per soluzioni modificabili o rimborsabili, in particolare sulle tratte più esposte a instabilità”.
Qual è l’attesa per le prossime settimane? “Ci aspettiamo uno scenario a due velocità: da un lato, una domanda business che rimarrà presente sulle missioni essenziali; dall’altro, una maggiore selettività sulle trasferte verso aree sensibili o che dipendono da hub vulnerabili. Anche le analisi di settore convergono su questo punto: la safety del viaggiatore e la prontezza organizzativa sono oggi fattori centrali per garantire continuità operativa”.
Come rispondono le assicurazioni
In merito, invece, a come stiano rispondendo le società assicurative in termini di coperture, Garcea afferma che, “sul fronte assicurativo, è importante essere molto chiari: non esiste una risposta unica valida per tutti, perché il perimetro della copertura dipende dal wording di polizza, dal livello di programma acquistato, dal momento in cui il viaggio è stato prenotato e dalla natura specifica dell’evento. In generale, le aziende stanno verificando con maggiore attenzione le clausole relative a interruzione del viaggio, evacuazione, crisis containment e assistenza al viaggiatore”.
Garcea spiega inoltre che, le polizze business travel più strutturate “possono includere, a seconda del contratto, servizi di assistenza ed evacuazione in caso di ‘political unrest’ o crisi nel Paese ospitante. Allo stesso tempo, le condizioni di polizza possono prevedere esclusioni o limitazioni su alcune garanzie in presenza di guerra, terrorismo, ribellione, sommosse o eventi assimilati. Per questo – sottolinea il manager – in una fase come questa, è fondamentale che le aziende chiariscano in maniera preventiva, con la propria security interna cosa è coperto, cosa non lo è e quali protocolli attivare in caso di escalation”.

















