Nonostante i prezzi in crescita, i voli meno stabili e le tensioni internazionali, la voglia di viaggiare resta. Questo è, in estrema sintesi, il quadro odierno. Bisogna però vedere come si è rimodulata questa voglia di viaggiare. “Il turismo si trova oggi in una fase complessa, tra aumenti dei costi e una crescente instabilità specialmente nei collegamenti aerei e in aree che negli ultimi anni sono cresciute a ritmi decisamente importanti – osserva Gabriele Baldan, titolare dell’agenzia Cantiere 34 di Dolo (Ve) -. Una situazione che non blocca la domanda, ma rende le decisioni più lente e ragionate. Le prenotazioni per l’estate stanno andando avanti nonostante il ‘freno a mano’ tirato, ma con maggiore prudenza”.

Più prudenza e rallentamento

Tutto ciò mostra un cliente che “si informa di più, confronta diverse soluzioni e spesso aspetta prima di confermare”. Allo stesso tempo, l’aumento dei costi, soprattutto sui voli, “rende più difficile costruire proposte competitive. La cosa più importante è che a mio avviso non si tratta di un calo della domanda – ribadisce Baldan -. Le persone vogliono ancora viaggiare, ma lo fanno in modo diverso: scelgono con più attenzione, preferiscono mete percepite come più sicure e facilmente raggiungibili”. In tutto ciò cresce anche l’interesse per alcune destinazioni di lungo raggio “considerate affidabili, capaci di offrire esperienze complete”.

Concorda Ivano Zilio, presidente di Primarete, che parla di un quadro segnato “più da prudenza e rallentamento che da uno stop generalizzato. Le richieste non si sono fermate, ma sono diventate molto più orientate a sicurezza, operatività dei voli, condizioni di rimborso e possibilità di cambiare meta”, afferma il manager. Sulle destinazioni del Golfo e su quelle che dipendono dai grandi hub dell’area si registra “maggiore esitazione, mentre il traffico leisure non direttamente esposto continua, anche se con tempi decisionali più lunghi”.

Maurizio Bosia, presidente di Verynet, passa ai numeri e rileva invece che, “c’è stato un leggero calo (15%) delle prenotazioni e un po’ più alto per le richieste”. Ovviamente nei primi giorni dopo lo scoppio del conflitto “in agenzia entrava chi avere paura di partire e qualcuno ha anche cancellato – osserva Baldan -. Noi siamo nel Nord-Est, i voli per Dubai, Doha, la parte dell’Oriente è stata fortemente condizionata. C’è stato anche chi ha telefonato chiedendo se fosse sicuro andare a Parigi”.

La nuova geografia delle vacanze

Nei giorni successivi si sono viste prenotazioni per il Mar Rosso e per gli Stati Uniti. Quanto all’estate Baldan pensa che “ci vorrà più tempo per arrivare ai numeri di riempimento, la gente sta riflettendo e chi non ha voglia di andare sul Mar Rosso fa fatica a scegliere mete come la Sardegna, che costa di più”. A suo dire, Paesi quali Italia, Grecia, Spagna (Baleari e Canarie) e Capo Verde saranno incentivate maggiormente dagli operatori che le programmano. “Ci sono Paesi che avranno dei vantaggi come il Sud America, tra questi ci potrebbero essere l’Argentina e il Perù“.

Nel breve periodo Zilio si aspetta una domanda che si sposti verso mete percepite come “più  semplici, rassicuranti e raggiungibili senza passaggi critici: Mediterraneo Occidentale, Spagna, Baleari, Canarie, Portogallo, Italia, Nord Europa e, per il lungo raggio, Oceano Indiano e Sud-est asiatico serviti con instradamenti più lineari”.

Spingere su crociere e Mare Italia

In questo scenario Zilio pensa che sia il momento giusto “per spingere con forza due prodotti chiave: crociere e mare Italia. Le crociere rappresentano oggi una soluzione estremamente competitiva perché garantiscono itinerari controllati, flessibilità operativa e un alto livello di sicurezza percepita dal cliente – spiega il manager -. Allo stesso tempo, il mare Italia può e deve tornare protagonista, intercettando una domanda che cerca prossimità, semplicità e qualità. Tuttavia – osserva Zilio – è fondamentale che questo avvenga con grande correttezza da parte dei tour operator italiani: il rischio di replicare dinamiche già viste in passato, con aumenti di prezzo non giustificati, sarebbe controproducente per tutto il sistema”.

Zilio lo dice chiaramente, “questo deve essere un momento di valorizzazione del prodotto Italia, non di speculazione. Mantenere prezzi coerenti e competitivi è oggi una leva strategica per consolidare la fiducia del cliente e riportare volumi sul nostro mercato. Al contrario, le destinazioni che richiedono transiti nel Golfo o che vengono percepite dal cliente come ‘vicine all’area di crisi’ rischiano una frenata, anche quando in concreto non sono coinvolte direttamente”.

Dal canto suo, Bosia non crede invece che “ci saranno nuovi assetti specifici se non una equa redistribuzione del volume previsto sul breve periodo nelle aree mediorientali ed asiatiche”.

Chi aveva prenotato una vacanza nel Golfo ha optato più per la cancellazione o la riprotezione del viaggio? Zilio spiega che, in questa fase, quando esiste “una policy flessibile del vettore o del tour operator, il cliente tende più spesso a scegliere la riprotezione rispetto alla rinuncia secca, soprattutto se ha già programmato ferie e budget. La scelta della cancellazione cresce invece quando il viaggio è molto vicino, l’operativo è instabile oppure la vacanza dipende interamente da uno scalo nel Golfo”. Le alternative più naturali sono mete equivalenti per fascia di spesa e stagione, come: “Maldive, Mauritius, Seychelles, Thailandia, Zanzibar, Egitto balneare, oltre al Mediterraneo premium per chi decide di restare su medio raggio”.

Zilio aggiunge anche che “il mercato sta premiando soprattutto destinazioni servite con operativi chiari e con politiche di cambio data o rimborso più lineari. In questo contesto, Primarete si è mossa con tempestività e responsabilità, riuscendo a riproteggere la totalità dei clienti coinvolti nelle aree considerate a rischio, offrendo soluzioni alternative concrete e garantendo continuità del viaggio senza lasciare alcun cliente scoperto. Questo è stato possibile grazie alla rapidità operativa del network e alla solidità delle relazioni con partner e fornitori”.

Caro carburante

Quanto al tema del caro carburante molte compagnie stanno trasferendo parte del costo sui prezzi finali, “tramite rialzi tariffari, supplementi o rimodulazione delle rotte – spiega Zilio -. Su alcune compagnie si sono già viste crescite tariffarie nell’ordine del 15-20%. In agenzia questo significa preventivi meno stabili, validità più corte delle quote e maggiore necessità di spiegare al cliente che l’adeguamento non dipende solo dalla volontà del tour operator, ma anche da carburante, rotte più lunghe e disponibilità di posti”.

Il rapporto adv e t.o.

In questo contesto diventa “ancora più importante il ruolo dell’agente di viaggi – afferma Baldan -. Non è solo una figura che vende un pacchetto turistico, ma un punto di riferimento che aiuta il cliente a scegliere, lo segue e lo supporta in caso di problemi. Oggi chi entra in agenzia cerca soprattutto tranquillità e sicurezza. Allo stesso modo, anche il rapporto tra agenzie di viaggi e tour operator diventa fondamentale. Non basta più avere un buon prodotto: serve lavorare insieme in modo concreto e veloce”.

Secondo Baldan “le agenzie hanno bisogno di tour operator disponibili, chiari e pronti a trovare soluzioni, mentre i tour operator hanno bisogno delle agenzie per capire davvero le esigenze dei clienti. Se questa collaborazione funziona, il cliente si sente seguito e protetto. Se invece manca, diventa più difficile dare tranquillità al viaggiatore e chiudere la vendita”.

La voglia di viaggiare non è cambiata, il viaggio è diventato “qualcosa di più pensato e consapevole”, il che dimostra che, come “nonostante le difficoltà che stiamo riscontrando in questo periodo il turismo organizzato sia fondamentale. Dobbiamo avere la capacità di saperlo raccontare e diffondere utilizzando tutti i canali possibili”. Baldan aggiunge anche che c’è bisogno di maggiore flessibilità e adattabilità alle situazioni, invitando il settore a studiare delle formule che siano al di là del concetto di prezzo”.

Il sentiment della clientela

Analizzando l’impatto che il conflitto ha avuto sulla clientela, Bosia osserva che, “sicuramente sta creando un po’ di preoccupazione e di attesa nella prenotazione, soprattutto su destinazioni vicine al Medi Oriente (Egitto, Mar Rosso, Cipro, Turchia, transito dagli Emirati)”. Zilio afferma invece che l’impatto principale è “sul sentiment, prima ancora che sui volumi assoluti: il cliente oggi prenota con maggiore ansia, chiede più rassicurazioni e valuta di più il rischio geopolitico. Questo produce tre effetti tipici: allungamento del tempo decisionale, richiesta di prodotti più flessibili e maggiore attenzione al piano B”.

Il manager prosegue la sua analisi, affermando che, “anche laddove la domanda regge, come segnalano alcune compagnie, cresce la sensibilità verso possibili rincari e cambi improvvisi di operativo. In Europa il settore è considerato più esposto rispetto agli Stati Uniti proprio per la vicinanza delle rotte e la dipendenza da alcuni corridoi aerei e logistici”.

Quali sono le domande più ricorrenti che pongono i clienti in tali circostanze? Zilio offre un lungo elenco di quelle che sono le domande che si ripetono di più: “La destinazione è sicura?”, “Il mio volo opera davvero?”, “Passerò da uno spazio aereo a rischio?”, “Se rinuncio posso avere rimborso?”, “Posso cambiare data o meta senza penali?”, “La polizza copre eventi di guerra o solo cancellazioni operative?”, “Il pacchetto mi tutela più del solo volo?”, “È meglio partire ora o aspettare?”. Questi sono i quesiti che vengono posti, “il motivo è chiaro – commenta Zilio – : gli avvisi ufficiali italiani parlano di chiusure dello spazio aereo variabili e imprevedibili nell’area del Golfo, con aggiornamenti frequenti per Emirati, Qatar, Oman, Kuwait e altri Paesi”.

Stefania Vicini

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