La Basilicata si è presentata a Discover Italy per sottoporre ai buyer internazionali una destinazione definita da ospitalità, cultura e tradizione. Margherita Sarli, direttore generale dell’Agenzia di promozione territoriale della Basilicata, delinea l’attuale momento d’oro della regione e la sua strategia di sviluppo. “I dati del 2025 parlano chiaro – afferma Sarli -. Abbiamo registrato oltre 1,035 milioni di arrivi e circa 2,83 milioni di presenze. Numeri che rappresentano una crescita del 12,4% rispetto al 2024 e del 9,7% rispetto al 2019, l’anno di Matera Capitale Europea della Cultura, che aveva segnato il nostro precedente record”. Secondo la direttrice dell’Apt, il trend segnala una crescita strutturale piuttosto che un picco temporaneo. “Non stiamo gestendo un exploit isolato, ma costruendo una traiettoria. L’identità turistica della Basilicata affonda le radici in un’autenticità che non abbiamo mai dovuto inventare a tavolino: è scolpita nel paesaggio, nella storia e nelle nostre comunità”. “Questa identità – continua Sarli – sintetizza diversi elementi del territorio. I Sassi millenari convivono con foreste primordiali, borghi d’altura che conservano antiche tradizioni e grandi aree protette come il Parco Nazionale del Pollino, il più grande d’Italia. La regione si sta posizionando con forza anche nel segmento outdoor, con un’offerta che include cammini, trekking, itinerari ciclistici, vie ferrate e attività fluviali; il tutto in contesti ancora largamente preservati dal turismo di massa”.
I borghi come custodi del patrimonio
Accanto al patrimonio naturale, la Basilicata punta sul suo ricco capitale immateriale: feste, rituali, musica tradizionale e saperi artigianali ancora profondamente radicati.
“È esattamente il tipo di offerta che risuona con i viaggiatori odierni più esperti – spiega Sarli -. Cercano emozioni autentiche piuttosto che esperienze costruite”. I borghi storici giocano un ruolo centrale in questo posizionamento. Destinazioni come Castelsaraceno, recentemente premiata come Luminous Destination da Visit Italy, insieme a Melfi e Pietrapertosa, rappresentano ciò che Sarli descrive come “contenitori naturali di questo patrimonio, dove architettura, paesaggio e memoria collettiva convergono in modo distintivo”.
Un doppio binario: prodotto e comunicazione
Per consolidare questo posizionamento, la strategia regionale si sviluppa su due pilastri strettamente connessi: lo sviluppo del prodotto e la comunicazione.
“Lavoriamo su entrambi simultaneamente – spiega la direttrice -. Il prossimo anno offrirà una serie di riconoscimenti di alto profilo che la regione intende sfruttare a livello internazionale. Nel 2026 l’area del Vulture sarà Città Italiana del Vino, Matera sarà Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, mentre Policoro ricoprirà il ruolo di Capitale del Mare. Queste tre designazioni evidenziano diverse dimensioni della Basilicata: enogastronomia, cultura e balneare illustrano la diversità di una regione che non può essere ridotta a un’unica narrazione”.
Prolungare il soggiorno e diffondere i flussi
Oltre alla crescita dei volumi, l’obiettivo a lungo termine della regione è dare profondità all’esperienza del visitatore e distribuire i flussi in modo più uniforme sul territorio. “La nostra priorità non è solo consolidare i numeri, ma elevare la qualità del turismo – afferma Sarli -. Vogliamo che chi arriva in Basilicata si muova nella regione, rimanga più a lungo e ritorni”. Se Matera resta la principale porta d’accesso internazionale, la strategia complessiva evita deliberatamente di concentrare il turismo in un unico hub. “Una destinazione matura non può fare affidamento su un solo luogo – conclude Sarli -. Il nostro modello di sviluppo è esplicitamente policentrico, specchio di una regione dalle identità multiple, ognuna delle quali merita un viaggio a sé”.
Paola Olivari

















