Lo smartphone ormai non va più in vacanza. Va in spiaggia, a cena, a letto, perfino sotto l’ombrellone. E mentre milioni di italiani continuano a documentare tramonti, aperitivi e tavolate familiari, qualcuno inizia a chiedersi se tutta questa connessione continua non stia trasformando anche il tempo libero (le vacanze soprattutto) nell’ennesima estensione del lavoro e della performance sociale.

Da qui parte la riflessione di Luca Bernardelli, psicologo e divulgatore esperto di Intelligenza Artificiale, Realtà Virtuale e iperconnessione, intervenuto durante una presentazione di Airbnb, dedicata al rapporto tra tecnologia, vacanze e benessere psicologico.

“In un tempo dominato dalla connessione continua, staccare dagli schermi può diventare un gesto rivoluzionario, un concreto atto di cura verso sé stessi e le proprie relazioni”, ha dichiarato.

Italiani divisi tra connessione e fuga

I dati emersi durante l’incontro raccontano una contraddizione sempre più evidente. Da un lato il 51% degli italiani considera lo smartphone indispensabile per orientarsi, tradurre, pianificare e vivere la vacanza.

Dall’altro, il 47% dichiara che portare sempre con sé il telefono riduce la sensazione di libertà mentale, mentre il 62% ritiene che l’uso eccessivo dello smartphone peggiori la qualità delle conversazioni con partner, amici e familiari.

Un paradosso contemporaneo che, secondo Bernardelli, fotografa perfettamente il tempo presente: “Vogliamo stare insieme agli altri, ma il telefono ci distrae proprio da questo”.

Il cervello non è progettato per essere reperibile 24 su 24

Nel suo intervento, Bernardelli ha posto l’attenzione sul costo neurologico dell’iperconnessione.

“Il nostro cervello non è progettato per stare in una condizione di reperibilità continua”, ha spiegato, ricordando come la mente umana abbia bisogno di pause, silenzi e persino noia per rigenerarsi davvero.

Una condizione che, secondo lo psicologo, la vacanza favoriva molto di più prima dell’arrivo degli smartphone e dei social network.

Oggi invece anche il relax viene spesso vissuto sotto pressione, tra notifiche, contenuti da pubblicare e connessioni continue che impediscono al cervello di “fare reset”.

Anche uno smartphone spento altera le relazioni

Uno dei passaggi più forti della presentazione riguarda la qualità delle relazioni. Bernardelli ha citato studi neuroscientifici secondo cui la semplice presenza dello smartphone sul tavolo, anche spento e capovolto, riduce la profondità delle conversazioni significative.

“Diventa il terzo incomodo della relazione”, ha osservato il divulgatore, sottolineando come il dispositivo agisca ormai come un riflesso condizionato collettivo.

Il “phubbing” e l’impatto sulle famiglie

Ampio spazio anche al tema del “phubbing”, ovvero l’interferenza dello smartphone nelle relazioni faccia a faccia. Bernardelli ha spiegato come questo fenomeno abbia effetti significativi soprattutto sui più giovani.

Le ricerche citate durante l’intervento mostrano infatti che il phubbing genitoriale può aumentare disagio emotivo, aggressività e senso di trascuratezza nei bambini e negli adolescenti.

“L’esperienza familiare viene continuamente intermediata dalla tecnologia, soprattutto quando si è in vacanza”, ha spiegato, evidenziando come sempre più momenti di svago vengano vissuti attraverso la logica della documentazione e della performance social.

Notifiche, stress e “vibrazioni fantasma”

Tra gli aspetti più sorprendenti affrontati, anche quello delle cosiddette “vibrazioni fantasma”.

Secondo i dati citati da Bernardelli, oltre l’80% delle persone percepisce il telefono vibrare anche quando non accade realmente.

Un fenomeno che dimostra quanto il sistema nervoso sia ormai abituato all’attesa costante di notifiche e stimoli digitali. Non solo: ogni notifica altera la variabilità della frequenza cardiaca, influenzando i livelli di stress e la capacità di concentrazione. “La costante interruzione cognitiva ha un impatto enorme sulle nostre performance mentali”, ha spiegato.

Sonno come nuova emergenza invisibile

Uno dei capitoli più critici riguarda il sonno. Bernardelli ha ricordato come l’uso serale dello smartphone interferisca con la produzione di melatonina e favorisca livelli elevati di cortisolo, compromettendo addormentamento e qualità del riposo.

“Il sonno è probabilmente la componente più drammatica di questa fase storica”, ha dichiarato, sottolineando gli effetti trasversali che la deprivazione del riposo produce su adulti, adolescenti e bambini.

Sarà anche per questo che sempre più stanno crescendo soggiorni dove, al centro della vacanza, c’è un rituale interamente dedicato al risposo e al buon sonno.

Quando il digital detox diventa neuroscienza

Per Bernardelli, il digital detox non è una moda “da buddhisti”, ma un tema profondamente legato alle neuroscienze. Durante il suo intervento ha citato una ricerca recente secondo cui ridurre l’uso di internet sullo smartphone per due settimane migliora attenzione, salute mentale e benessere generale, con effetti in alcuni casi comparabili a quelli di determinati antidepressivi non clinici.

“Una vacanza senza smartphone è un’esperienza terapeutica”, ha affermato, spiegando come il cervello abbia bisogno di reali spazi di decompressione per recuperare lucidità, equilibrio e capacità relazionale.

La nuova vacanza luxury è offline

La provocazione finale di Bernardelli riguarda direttamente il turismo e il concetto contemporaneo di lusso. “La vera vacanza luxury oggi è quella che restituisce valore alla connessione umana”, ha concluso, invitando a riportare offline almeno alcuni momenti della giornata: niente smartphone a tavola, camere da letto senza dispositivi e pause digitali più lunghe durante ferie e weekend.

Francesca Motta

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