Il turismo resta una delle filiere più dinamiche dell’economia italiana e continua a generare occupazione. Secondo Confindustria Alberghi, il comparto registra una crescita dei movimenti turistici superiore al 4% e un impatto di oltre 237 miliardi di euro sul Pil (fonte Enit).

Nel primo semestre 2025 le imprese turistiche hanno attivato 1.660.121 contratti di lavoro, pari al 21,9% della domanda nazionale.

Una su cinque

Il turismo si conferma un canale rilevante di ingresso e sviluppo nel mercato del lavoro. I dati richiamati da Confindustria Alberghi, sulla base delle ricerche realizzate dall’Università degli Studi Roma Tre per l’Ente Bilaterale Turismo del Lazio, restituiscono il quadro di un settore in crescita ma anche più articolato rispetto a letture semplificate sul tema salari e occupazione.

Nel primo semestre del 2025 le imprese del turismo hanno attivato 1.660.121 contratti di lavoro. Il dato è in aumento del 15,5% rispetto al 2022, del 4% rispetto al 2023 e risulta sostanzialmente stabile sul 2024.

In termini di peso sul mercato del lavoro, il turismo rappresenta oggi il 21,9% dell’intera domanda nazionale. In altre parole, più di un’assunzione su cinque in Italia passa dal settore turistico.

Tra minimi e salari reali

Il tema salariale resta centrale nel dibattito sul lavoro nel turismo. Secondo Aica, il Ccnl applicato dall’associazione e sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil prevede Ral che partono da circa 21mila euro per un livello D1, riferito ad esempio ad addetti alle pulizie o addetti all’ospitalità, e arrivano a oltre 34mila euro per un livello A1, quello del general manager.

A queste componenti si aggiungono l’assistenza sanitaria e i premi di risultato demandati alla contrattazione di secondo livello.

Nelle imprese più strutturate associate a Confindustria Alberghi, segnala l’associazione, le retribuzioni effettive possono collocarsi oltre i minimi tabellari. Un general manager percepisce in media oltre 60mila euro l’anno, mentre nelle catene alberghiere più organizzate le retribuzioni possono raggiungere e superare i 90mila euro annui. Un hotel manager si attesta quasi a 50mila euro e un executive chef supera i 50mila euro.

Anche per le figure operative i compensi indicati risultano più articolati rispetto ai soli minimi contrattuali. Un front office manager sfiora in media i 42mila euro, mentre profili come maître, chef de rang, barman, addetti al ricevimento e camerieri si collocano intorno ai 30-35mila euro annui.

Premi, welfare e mance

A incidere sulle retribuzioni reali sono la categoria e la tipologia della struttura alberghiera ma anche gli strumenti della contrattazione di secondo livello, i premi di risultato, il welfare aziendale e le mance.

Su questo punto, Confindustria Alberghi richiama l’applicazione dell’imposta sostitutiva pari al 5% sulle mance, misura che, secondo l’associazione, ha favorito la diffusione delle mance tracciate, incrementando il reddito netto dei lavoratori e contribuendo a rendere il settore più attrattivo.

Il dato viene contrapposto alla lettura del turismo come settore a bassa remunerazione, emersa nei giorni scorsi dallo studio di Filcams Cgil. Per Confindustria Alberghi, il confronto deve distinguere tra imprese che applicano la contrattazione collettiva e realtà che ricorrono a strumenti meno tutelanti.

Giovani, over 55 e lavoratori stranieri

Il turismo resta anche un settore ad alta capacità di assorbimento per profili differenti. Gli under 35 rappresentano il 57% dei lavoratori impiegati nel comparto a livello nazionale, confermando il ruolo del settore come porta d’ingresso per i giovani.

Allo stesso tempo cresce la domanda di lavoratori over 55, in aumento del 3,8%, mentre l’occupazione dei lavoratori stranieri registra un incremento del 3,7%. Per l’associazione, questi numeri segnalano la capacità del turismo di offrire opportunità a generazioni e profili diversi, in un contesto segnato da una carenza diffusa di personale.

Il dumping contrattuale

“Il turismo è uno dei settori più dinamici del Paese e offre concrete opportunità di crescita professionale – dichiara Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi –. “Le nostre imprese associate ricercano figure sempre più qualificate, con competenze linguistiche, digitali e organizzative e investono ogni giorno nella formazione, nella sicurezza, nel welfare e nella valorizzazione delle persone. I dati di Roma Tre e Ebtl dimostrano che rappresentiamo un settore attrattivo per i giovani, perché nelle nostre aziende sono diffusi percorsi professionali di crescita verticale, che consentono anche agli addetti al ricevimento e al front office di arrivare a ricoprire ruoli di general manager. Le criticità del mercato del lavoro esistono ma il vero nodo è il dumping contrattuale, generato dai contratti pirata. Per questo chiediamo che il dibattito distingua tra le imprese che applicano i contratti collettivi e investono nella qualità del lavoro e chi, invece, ricorre a strumenti che comprimono salari e tutele. Solo rafforzando la contrattazione di qualità sarà possibile valorizzare il lavoro nel turismo, tutelare i lavoratori e sostenere la competitività del settore”.

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