Christian Garrone, responsabile intermediazione assicurativa I4T, accoglie “con favore” la Bdav, la banca dati delle agenzie di viaggi lanciata dal Mitur. Interpellato da Guida Viaggi in merito, il manager osserva che, “essendo le licenze erogate dalla Pubblica amministrazione, troviamo lineare e coerente che sia la stessa amministrazione a garantirne la verifica, attraverso uno strumento unico e certificato per tutti”.
Garrone si spinge oltre, tracciando un parallelismo con i meccanismi di controllo in vigore nel settore assicurativo. Il manager fa notare infatti che, “in qualità di intermediari assicurativi, anche noi siamo assoggettati a specifici obblighi di comunicazione all’Ivass, compresa l’iscrizione al Registro Unico degli Intermediari, nel quale sono registrati gli agenti (sezione A), i broker (sezione B) e i collaboratori (Sezione E)”.
Pertanto, allo stesso modo in cui il consumatore può verificare “la regolarità di un’agenzia di viaggi, è importante che le agenzie e gli operatori del turismo controllino sempre l’effettiva iscrizione dell’intermediario assicurativo con cui operano, perché diversamente sarebbe un abusivo”.
Gv: Avete richiamato il parallelo con il Registro Unico degli Intermediari (Rui) gestito da Ivass: a vostro avviso è arrivato il momento di rendere sistematica la verifica reciproca delle abilitazioni tra tutti gli attori della filiera turistica?
“L’aspetto che riteniamo più interessante e condivisibile del parallelismo è il seguente: se un ente, che si tratti del ministero del Turismo o, nel nostro settore, dell’Ivass, autorizza un’attività sulla base del possesso di determinati requisiti, è corretto che sia lo stesso ente a verificarne e certificarne la permanenza nel tempo. In questo modo si tutela la trasparenza del rapporto tra professionista o impresa, da un lato, e consumatore, dall’altro. Ecco perché riteniamo appropriato che la Bdav sia gestita direttamente dal Ministero”.
Gv: Quali sono i principali rischi per un’agenzia di viaggi e per i suoi clienti nel caso in cui si affidi a un intermediario assicurativo non regolarmente iscritto al Rui?
“Fortunatamente si tratta di casi molto rari: il rischio principale è che il premio versato non sia garantito. In ogni caso, la verifica è semplice: è sufficiente controllare che nell’Albo siano iscritti non solo la società, ma anche il suo responsabile della distribuzione assicurativa e i suoi collaboratori. Se questo non avviene, l’interlocutore non è in regola: le sue polizze RC non interverranno in caso di errore e probabilmente non avrà assolto l’obbligo di formazione permanente, quindi sarà anche meno preparato”.
Gv: Dal vostro osservatorio, ritenete che nel settore turistico ci sia ancora poca consapevolezza dell’importanza di verificare l’abilitazione degli intermediari assicurativi?
“Nel turismo non esiste questa consapevolezza, nonostante noi si sia obbligati in tutte le comunicazioni ad indicare sempre il numero di autorizzazione nostro e della società per cui operiamo”.
Gv. Quali errori vengono commessi più frequentemente?
“Versare i premi senza controllare e senza conoscere le differenze che intercorrono tra le diverse figure giuridiche del settore. I4T è un’agenzia di assicurazioni e come tale offre la massima garanzia di sicurezza: i soldi versati a I4T equivalgono al versamento in compagnia. Cosa diversa nel caso dei broker, che possono offrire garanzie di sicurezza simili, ma non in tutti i casi. Poi ci sono gli abusivi, che ovviamente non hanno alcuna garanzia”.
Gv: Qual è il messaggio che I4T oggi rivolge oggi alle agenzie di viaggi?
“Le regole comportano inevitabilmente costi e adempimenti aggiuntivi, ma ogni passaggio contribuisce a costruire un sistema più sicuro a tutela del cliente. Oggi più che mai, sicurezza e affidabilità sono leve commerciali importanti, soprattutto per le agenzie di viaggi in una fase di mercato resa più complessa dal contesto geopolitico. Queste verifiche rafforzano quindi la reputazione delle imprese e, più in generale, l’immagine dell’intero settore”.
Gv. Il tema della compliance è oggi percepito come un mero adempimento normativo o come un fattore strategico di business? Cosa sta cambiando nel mercato?
“Purtroppo, nella maggior parte dei casi il tema della compliance è ancora percepito come un mero adempimento normativo. Lo notiamo anche nel settore delle assicurazioni, dove spesso resistono formule commerciali basate su ‘netto’ e ‘commissionato’ che puntano sull’esenzione della ritenuta fiscale sulle provvigioni, senza specificare i rischi che si corrono e se si tratta di prassi effettivamente legali”.
Stefania Vicini
















