Il settore del trasporto aereo europeo si trova a un bivio cruciale, stretto tra l’esigenza di decarbonizzare e la necessità di mantenere la propria competitività globale, mentre all’orizzonte si profilano scadenze operative che rischiano di congestionare gli aeroporti del continente. Secondo i dati presentati dalla Iata durante un briefing con la stampa, nel solo 2024 il costo della conformità normativa per i soli vettori europei ha raggiunto la cifra di 9,9 miliardi di euro, principalmente a causa del sistema di scambio delle quote di emissione dell’Ue. Un carico economico che, in assenza di interventi strutturali e di un coordinamento internazionale, rischia di gravare sulla connettività del continente proprio mentre si attende l’impatto delle raccomandazioni sulla competitività del rapporto Draghi. Tra l’altro le stime parlano di costi che potrebbero arrivare a quota 33 miliardi di euro entro il 2050.

Il peso della transizione

L’aviazione rappresenta un pilastro dell’economia europea, sostenendo circa 15 milioni di posti di lavoro (pari a un impiego su 25) e generando un contributo economico stimato in 1.110 miliardi di euro. Nonostante una domanda di passeggeri in crescita del 2,1% anno su anno e un tasso di riempimento dei voli (load factor) all’87,7%, l’industria teme che l’eccesso di regolamentazione possa frenare lo sviluppo. “Vogliamo assicurarci di poter vedere l’effetto Draghi e non un effetto ‘freno’ (dragging effect) sulla nostra capacità di contribuire alla crescita”, ha spiegato Neva Sadikoglu-Novaky, direttrice per gli Affari Ue di Iata. A preoccupare è soprattutto il divario tra gli investimenti richiesti dalla transizione ecologica, stimati dalla Bce in ulteriori 477 miliardi di euro all’anno per l’intera economia dell’Ue, e le risorse effettivamente destinate allo sviluppo tecnologico. Per mitigare questo impatto, la Iata chiede che il futuro Fondo europeo per la competitività, attualmente in discussione per il bilancio Ue 2028-2034, includa il settore dei trasporti e diventi uno strumento per finanziare la produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF), i cui costi sono oggi fino a quattro volte superiori a quelli del jet fuel convenzionale. Inoltre, l’associazione auspica che la promessa della Commissione Europea di ridurre gli oneri amministrativi del 25% si traduca in una reale semplificazione regolamentare, unificando ad esempio i sistemi di rendicontazione ambientale per Ets e “Corsia” (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation).

Il nodo dell’extraterritorialità dell’Ets

Il tema della decarbonizzazione apre un dibattito non solo economico, ma anche di diritto internazionale. Pur non opponendosi ai meccanismi di tariffazione del carbonio in quanto tali, la Iata contesta fermamente la portata extraterritoriale di alcune proposte europee relative all’Ets. “L’aviazione civile internazionale è un settore sui generis e multigiurisdizionale. Nessun singolo Stato può rivendicare l’autorità sull’intero viaggio”, ha dichiarato Marie Owens-Thomsen, capo economista e vicepresidente senior per la sostenibilità di Iata. Secondo l’economista, l’approccio unilaterale dell’Ue rischia di violare la Convenzione di Chicago e di aggirare il consenso multilaterale faticosamente raggiunto in sede Icao con il sistema “Corsia”, che vede oggi la partecipazione di 134 Paesi. Il rischio evidenziato è quello di una frammentazione normativa e di una duplicazione dei costi per le compagnie, costrette a pagare due volte per le medesime emissioni. “Il prezzo del carbonio può funzionare se ci sono alternative tecnologiche pronte – ha aggiunto Owens-Thomsen -. Nel trasporto aereo, dove tali alternative non sono ancora disponibili su larga scala, l’aumento dei costi rischia solo di drenare capitali che potrebbero essere investiti nella ricerca”. Tra le soluzioni immediate, la Iata invoca una maggiore neutralità tecnologica nello sviluppo dei Saf, evitando di concentrare i supporti unicamente sugli e-Saf, non disponibili su scala prima del 2050, e l’adozione del sistema Book and Claim, essenziale per facilitare l’approvvigionamento dei carburanti verdi.

Frontiere calde

Accanto alle sfide di lungo termine sulla sostenibilità, il settore si trova a gestire scadenze operative immediate. Cresce infatti l’attenzione sul debutto del nuovo sistema di ingresso/uscita dell’Unione Europea (Ees), progettato per digitalizzare i controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen. Con la scadenza dei margini di flessibilità previsti per l’attuazione delle procedure di controllo, la preoccupazione è che gli aeroporti europei non siano pienamente pronti a gestire il flusso di passeggeri extracomunitari con le nuove modalità di registrazione biometrica. “La questione non è se l’Ees debba esserci o meno – siamo pienamente favorevoli al sistema – ma se l’Europa sia effettivamente pronta a rimuovere la flessibilità di sospensione”, ha sottolineato Thomas Reynaert, senior vice president per gli affari esterni di Iata. Il timore dei vettori è che la mancanza di personale adeguato o di infrastrutture digitali collaudate negli scali possa tradursi in colli di bottiglia operativi, lunghi tempi di attesa ai controlli passaporti e, di conseguenza, ritardi sui voli e disagi per i viaggiatori in transito. L.D.

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