Crisi internazionali, cambiamento climatico, stress cronico e disuguaglianze economiche stanno trasformando la domanda di benessere. Per hotel e Spa la longevity rappresenta un mercato in crescita, ma anche una nuova responsabilità. Ce ne parla Raffaella Dallarda, fisioterapista, naturopata, wellness specialist e autrice di E-SPANSIVA, nonché organizzatrice dell’evento b2b Bene Esse, che sta lavorando alla terza edizione della guida dedicata a 50 destinazioni italiane del benessere, nella quale la longevity emerge come uno dei temi centrali dell’evoluzione del settore. “La longevity non può essere ridotta alla promessa di vivere più a lungo, né a una collezione di test e tecnologie – commenta la manager -. Il mercato crescerà perché risponde al desiderio reale di vivere meglio, ma la sfida sarà evitare che la prevenzione diventi un privilegio per pochi”.  

Il cambiamento in atto 

Questo filone di pensiero sta passando dalla ricerca di una vita più lunga alla costruzione di una vita più sana. “Non si parla più soltanto di anti-ageing o di trattamenti estetici, ma di healthspan, gli anni vissuti in salute, autonomia ed energia – sottolinea Dallarda -. È una trasformazione culturale prima ancora che commerciale, alimentata dall’invecchiamento della popolazione, dalla diffusione delle patologie croniche e da una maggiore attenzione alla prevenzione”. I dati confermano la rilevanza economica del fenomeno. Secondo il Global Wellness Institute, nel 2024 l’economia mondiale del wellness ha raggiunto i 6.800 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 9.800 miliardi entro il 2029. Il turismo del benessere vale già 894 miliardi. Parallelamente, però, una ricerca pubblicata su Jama Network Open rileva che la distanza media tra durata della vita e anni vissuti in buona salute è salita a 9,6 anni. Viviamo più a lungo, dunque, ma non necessariamente meglio. 

Come si sviluppa nell’hospitality 

È all’interno di questa contraddizione che dovrà quindi essere interpretata la crescita della longevity nell’hospitality. Il bisogno di luoghi percepiti come sicuri, capaci di restituire tempo, equilibrio e consapevolezza è sempre più sentito. L’ospite non cerca più soltanto una pausa piacevole, ma risposte concrete: dormire meglio, recuperare energia, muoversi correttamente, ritrovare un rapporto equilibrato con il cibo e imparare a gestire lo stress. “Per hotel e Spa questo significa superare la tradizionale offerta costruita come successione di trattamenti – dichiara Dallarda -. I programmi più credibili integrano competenze diverse, personalizzazione, nutrizione, movimento, qualità del sonno, natura e recupero psicofisico. Diagnostica, intelligenza artificiale e tecnologie avanzate possono migliorare la precisione dei percorsi, ma non sostituiscono l’ascolto, la competenza degli operatori e la relazione umana”. Un’altra sfida sarà quella di distinguere con chiarezza il wellness dall’attività medica, evitando promesse non dimostrate. 

Il ruolo del cambiamento climatico 

Anche il cambiamento climatico entra direttamente nel concetto di longevity. L’European Environment Agency indica l’Europa come il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con conseguenze sulla salute, sulle risorse naturali, sulle infrastrutture e sulla stagionalità turistica. Una destinazione dedicata al benessere non può quindi limitarsi a rigenerare l’ospite: deve interrogarsi sull’impiego di acqua ed energia, sulla qualità degli ambienti, sull’integrazione con il territorio e sulla resilienza del proprio modello operativo. Rimane poi il tema più delicato: l’accessibilità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che condizioni economiche e sociali possono produrre differenze nell’aspettativa di vita persino di decenni. Esiste quindi il rischio che la prevenzione avanzata diventi un privilegio riservato a chi può sostenere il costo di soggiorni medicali, test e tecnologie sofisticate. L’hôtellerie di alta gamma non può risolvere le disuguaglianze sociali, ma può evitare di trasformare la longevity nell’ennesimo status symbol. Programmi di diversa durata, day Spa, percorsi essenziali ma rigorosi ed educazione agli stili di vita possono ampliare l’accesso senza impoverire la qualità dell’esperienza. “Il futuro della longevity hospitality si giocherà sulla credibilità – afferma convinta la manager -. Non vinceranno necessariamente le strutture con il maggior numero di macchinari, ma quelle capaci di trasformare il soggiorno in un’esperienza che continui a produrre valore anche dopo la partenza”. 

Laura Dominici 

Tags: , , , ,

Related Article